“Cult&Info” Reportage 2: «Ci pagano per non far niente»

19/04/2004

19 aprile 2004

Reportage 2

«Ci pagano per non far niente»
E gli altri emigrano

Sicilia, una generazione persa nei lavori socialmente utili. L’esodo verso il Nord spopola i paesi e divide le famiglie

    DAL NOSTRO INVIATO

    MONTI SICANI (Sicilia) – «Parlano, parlano. Dicono che cercano lavoro. Ma se è
    ’u travagliu che cerca loro, non si fanno trovare». È un brutto giorno per il geometra comunale di Sant’Angelo Muxaro, provincia di Agrigento. L’acqua continua a uscire da un tubo rotto, nella piazza si sta aprendo un baratro. E non si trovano due persone capaci di riparare il guasto. Telefonano da ore, anche nei paesi vicini. Nessuno che sappia come fare uno scavo. Come cercare una falla. Come sostituire una tubatura. Succede nella Sicilia della nuova emigrazione. Chi conosceva un mestiere, se l’è portato al Nord, o in Germania e in Inghilterra. Chi è rimasto, non sa che fare.
    Appello a vuoto perfino tra gli
    ellesseù , i lavoratori socialmente utili, gli articolisti come li chiamano qui: a Sant’Angelo sono 43, per un Comune che ha 28 dipendenti, compresi impiegati e segretario. In tutta la Sicilia sono più di 50 mila. L’impronta di una generazione impantanata nel precariato. Di ex giovani che vivacchiano tra contratti part-time e cariche in consiglio comunale. E di un bilancio pubblico che non sa più come liberarsi di loro. «Il problema è che né la Regione Sicilia, né le Province, né i Comuni vogliono e possono liberarsi di loro – sostiene Domenico Catalano, tecnico all’Enel e rappresentante di una lista sconfitta alle ultime amministrative a Santa Elisabetta -. Perché dopo che li hanno creati con una legge dell’88, restano un potere fortissimo. Dobbiamo fare due conti per capire». Facciamoli… «Se prendiamo i paesi dell’interno come i nostri, Santa Elisabetta, Sant’Angelo, San Biagio, un articolista guadagna 400 euro al mese per lavorare part-time. Se anche sua moglie è articolista e aggiungiamo indennità, assegni di sussidio, qualche lavoretto in nero, e così via, il bilancio familiare arriva tranquillamente a duemila euro al mese. E qui, con duemila euro si vive davvero bene. Nelle indennità, mettiamoci magari quelle di consigliere comunale o assessore. Tra mogli, genitori, suoceri, fratelli e cugini, ogni elettore articolista garantisce almeno dieci voti. Cinquanta articolisti fanno un pacchetto di 500 voti. E in questi paesi che si spopolano, vince le elezioni la lista che, in cambio di qualche posto da consigliere, si accaparra quei 500 voti. Il risultato qual è?».
    «Il risultato – si risponde Domenico Catalano – è la paralisi. È uno schieramento di politici a pagamento. È che nessuno li schioda più, questi articolisti. Hanno occupato ogni settore della vita pubblica. Determinano la politica. E tolgono alle nuove generazioni ogni possibilità di lavoro, perché per legge hanno la prelazione su tutti i posti pubblici. Ecco perché le generazioni dopo di loro sono costrette a emigrare. È la Sicilia di sempre che ritorna: si fa tutto, perché niente cambi». L’antica inquietudine che Franco Soldano, 46 anni, disoccupato e poeta, riassume così: «…Io dubito senza sosta/non v’è mai certezza ferma/che non muta di volta in volta…».
    Giuseppe Russo ha 36 anni ed è articolista da 15. Non ha mai fatto altro e spera di non cambiare. Gianfranco Inglima, 29 anni, è già partito una volta. Quattro anni a lavorare in Inghilterra, è tornato e ha capito che in Sicilia non ha più speranza: è ripartito in febbraio, autista di camion a Mira in Veneto. Lorenzo Rizzo, 18 anni, è salito su un pullman per la Germania pochi giorni fa. Comincerà come lavapiatti, in un ristorante.
    Tre generazioni a confronto. E se le metti insieme, scoccano scintille. Come nelle discussioni serali alla pizzeria Eden a Sant’Angelo, dove una margherita costa ancora 3 euro e 10 e una birra soltanto un euro e 50. «Prendo 400 euro al mese – racconta Giuseppe Russo -. Curo a mezza giornata l’ufficio informazioni del Comune. La Regione ci ha offerto una via d’uscita: 80 milioni in lire per toglierci di mezzo. Con 80 milioni puoi comprarti un negozio, ma a chi vendi se tutti emigrano? Così ho deciso di rimanere articolista. Quei 400 euro sono una garanzia. Per non perdere il punteggio in graduatoria, non si sa mai, ora che le assunzioni nel pubblico sono state bloccate». Non la pensa così l’odontotecnico del paese, Luca Santrini, una generazione in meno: «Io ho faticato per crearmi un lavoro, voi siete pagati per non fare nulla». Giuseppe Russo gli sorride: «Hai ragione – dice – solo che quando io ho finito la scuola non c’era altro. E se una legge mi aiutava, che dovevo fare? Fare finta di niente?». Fine della discussione.
    Sono così tanti che qualcuno ha cominciato a chiamarli lavoratori socialmente inutili. Un periodo di grande lavoro, però, l’hanno avuto anche qui. Almeno una volta. Per grazia, o per colpa, di Padre Pio. Era il 31 dicembre 1996 e alcune donne sulla roccia della grotta dei Ciauli, dietro le statue del presepe, riconobbero il volto del frate. Gli articolisti di Sant’Angelo si improvvisarono parcheggiatori, accompagnatori, ciceroni. L’ultimo grande affare per i quattro bar e i tre ristoranti del paese. Più di mille visitatori al giorno. E il solito seguito di umanità. Ma anche di superstizione, spiriti, fantasmi e
    catapinnuli .
    Una mattina tra i fedeli nella grotta si presentò un signore tutto nero, dal cappello alle scarpe: «Sono lo iettatore di Licata», disse al sindaco, annunciando l’urgenza di un esorcismo. Il sindaco mandò a chiamare i carabinieri. E i carabinieri, traditi dalla fretta e dalla roccia bagnata, rotolarono giù dal sentiero. «
    Jittamulu fora », gridavano i fedeli. Ma il maresciallo, malconcio per la caduta, preferì soprassedere: «Signor sindaco, lasciamolo qui. Chistu jettatore vera scarogna porta ».
    «Io me ne sono andato a 25 anni per uscire da questa Sicilia immobile – confessa Gianfranco Inglima -. Sono stato il primo emigrante della mia famiglia, perché nessuno dei miei, nemmeno negli anni duri del Dopoguerra, era mai partito. Ma adesso è diverso. Da quando Di Pietro ha cominciato Mani Pulite, per la Sicilia è stato il crollo. Il Nord se n’è fottuto e le conseguenze economiche più gravi sono state qui. I lavori pubblici sono saltati, le grandi industrie sono andate in crisi. La Sicilia è finita con Mani Pulite… In realtà la mancanza di lavoro non è la prima ragione che mi ha spinto a partire». E qual è? «È la necessità di andare via da questo mondo arretrato. Ho due fratelli e una sorella. Si sono diplomati e sono rimasti disoccupati. Io mi sono fermato alla terza media e il lavoro l’ho trovato subito. Ho fatto dal carpentiere all’autista di camion. Il problema è che qui i nostri imprenditori fanno di tutto per fregarti e nessuno li manda a quel paese. Sulla busta paga dichiarano mille 200 euro netti, ma poi te ne danno 800. Quando io ho rifiutato perché non mi stava bene, gli altri dopo di me hanno detto che il fesso ero io e hanno accettato. Mi ricordo ancora quando ho proprio deciso di andarmene. Era la notte del 14 agosto 1998. Stavo guidando il camion, tornavo da Roma. Si rompe il tappo della coppa dell’olio. Telefono al padrone e lui mi stacca il telefono. Quello notte ho detto: basta, mi sono rotto i
    cabasisi a lavorare per la Sicilia. A fine settembre ero già in Inghilterra». E adesso perché si riparte? «Perché pensavo che dal 1998 la Sicilia fosse cambiata. Invece no – dice Gianfranco Inglima -. Tutti i miei amici sono emigrati. E chi resta ha il vizio di troppi siciliani. Quello di accontentarsi e di mettere in vendita la propria libertà. Così restano schiavi di questa bellissima terra».
    Vista dalle guglie dei Monti Sicani, la Sicilia di questi giorni è verde di primavera. Come l’Irlanda nella canzone di Fiorella Mannoia: «Un oceano di nuvole e luce» e «Un tappeto che corre veloce». Giangi Alfano, 34 anni, e cinque amici hanno provato a mettere su Internet queste immagini. All’indirizzo
    www.valdikam.it : «La nuova emigrazione ha svuotato centinaia di case a Sant’Angelo – racconta Alfano -. E un anno fa con alcuni dei proprietari abbiamo creato una rete di case da affittare. Il successo è arrivato subito: 900 turisti già alla prima estate, metà italiani e metà stranieri».
    Ma se si esclude il turismo, che resta? «Il dato più sconfortante è una certa rassegnazione – commenta Ignazio Alessi, 59 anni, assessore comunale ai Beni culturali, archeologo e attento osservatore di queste zone -. Qui è proprio cambiato il clima sociale: manca l’entusiasmo, nelle discussioni tra la gente si parla solo di sport, si parla solo di calcio. Dagli anni ’90 è scomparsa la discussione politica. Sanno tutto di Inter, Milan e Roma. Ma difficilmente senti nascere una discussione sui nostri problemi. Così quando i nostri ragazzi vanno al Nord o all’estero, si sentono bestie da lavoro e basta. Non vedono spiragli di umanità in quel tipo di vita. La nostra vita in Sicilia ha aspetti positivi, più umani. Ma noi al momento non vediamo alternative. In una terra di filosofi e scrittori, non ci sono più nemmeno i riferimenti culturali. L’ultimo è stato Leonardo Sciascia: abbiamo perduto anche in questo».
    Alle 8 del mattino Lorenzo Rizzo, 18 anni, di Raffadali, scende dalla vecchia Ritmo bianca del papà e sale sul pullman degli emigranti. Una valigia, una scatola di cartone con farina, vino rosso e olio d’oliva regalati dal nonno. E nello zainetto di scuola, i cd con le hit-parade da discoteca. Si parte da Agrigento, giù nella Valle dei Templi. Con i pullman tirati a lucido di Giuseppe Cuffaro, fratello del presidente della Regione, Salvatore Cuffaro. «È la prima volta che esco dalla Sicilia, vado da mio zio in Germania – risponde Lorenzo Rizzo, mescolando italiano e siciliano -. Lui è partito un anno fa, lavora in un ristorante. Io da quando ho finito la terza media facevo l’imbianchino con mio padre. Ma per tutti e due qui non c’è più lavoro». Squilla il telefonino. Pausa. Sorriso. «Era mia mamma… – si scusa -. È preoccupata. Io no. Se sono triste di lasciare la Sicilia? No, no, di più. Felicissimo sono».


    Fabrizio Gatti

    Interni

    (2 – fine. La precedente puntata
    è stata pubblicata l’11 aprile)