“Cult&Info” Niente frontiere per le cure

05/05/2004


        Il Sole-24 Ore del lunedì
        sezione: NORME E TRIBUTI

        data: 2004-05-03 – pag: 21
        autore:

        MARZIO BARTOLONI MARIA
        GRAZIA CUCURACHI
        SALUTE • Bruxelles adotta una strategia di più stretta collaborazione tra i sistemi dei Venticinque
        Niente frontiere per le cure
        Un paziente otterrà i trattamenti di cui ha bisogno alle stesse condizioni previste nel proprio Stato
        Niente più frontiere invalicabili per i pazienti europei. Basta con scartoffie, moduli, complicate autorizzazioni e lunghe attese per chi si vuole curare in uno degli altri Paesi dell’Unione europea. Cercare le terapie più efficaci e farsi curare nei centri migliori d’Europa è un diritto di tutti i cittadini, come ha sancito più volte anche la Corte di giustizia europea. Eppure le difficoltà e gli intoppi sono ancora troppi e rischiano di svuotare questo diritto.

        Per questo motivo, per tutelare i tantissimi pazienti che vogliono fare le valigie e muoversi liberamente nella grande Europa, la Commissione Ue ha appena lanciato una strategia globale che si propone di rafforzare la cooperazione tra i Paesi europei nel campo della Sanità. Un paziente potrà rivolgersi fuori dai confini nazionali per ricevere le cure di cui ha bisogno, alle stesse condizioni con cui le riceverebbe nel proprio Paese d’origine. «Il sistema di cooperazione che proponiamo — ha spiegato il commissario alla Salute, David Byrne — aiuterà le strutture sanitarie a lavorare insieme nell’esclusivo interesse dei pazienti». «È un fatto di buon senso — ha aggiunto Byrne — se esistono letti vuoti in un Paese e liste d’attesa in un altro, la cooperazione può tornare a vantaggio di entrambi. Collaborando, gli Stati possono migliorare la Sanità e accorciare contemporaneamente le liste d’attesa dei pazienti». E la mobilità dovrà diventare una realtà anche per i medici a cui v a facilitato l’iter per lavorare all’estero.

        Le ragioni di Bruxelles. Il problema della mobilità diventa ancora più sentito ora che l’Unione si è allargata: nell’Europa a 25 le differenze nelle cure sono ancora evidenti. Per il cancro alla vescica — è uno degli esempi citati dalla Commissione — la percentuale dei sopravvissuti a cinque anni dalla diagnosi della malattia varia dal 78% in Austria al 47% in Polonia e in Estonia. La ragione fondamentale va cercata nella possibilità del malato austriaco di accedere a centri e terapie migliori di quelli del malato estone. Da qui l’intervento di Bruxelles — frutto di una lunga riflessione — che punta a ribadire e confermare il pieno diritto del cittadino Ue a chiedere la migliore assistenza possibile, anche se sempre secondo regole specifiche, chiare e semplici. Un intervento, questo, che arriva alla vigilia dell’arrivo nelle tasche di tutti gli europei della tessera sanitaria, attesa già da giugno in diversi Paesi. Una card che aprirà le porte di ospedali e studi medici europei in tutti quei casi in cui il paziente avrà bisogno di cure urgenti durante un soggiorno temporaneo.

        Ma la Commissione Ue ha chiarito anche quali sono tutti gli altri diritti del paziente Ue. E cioè: diritto ad ottenere in un altro Paese Ue le prestazioni non ospedaliere garantite dal Sistema sanitario d’appartenenza (con il rimborso a cui si avrebbe diritto nel proprio Paese). Diritto a ricevere, dopo un’autorizzazione ad hoc, un trattamento ospedaliero in un altro Paese Ue se il proprio non è in grado di fornirlo in tempi ragionevoli. E ancora diritto a ricevere tutte le informazioni sulle prestazioni all’estero e sulle modalità di ricorso contro un eventuale rifiuto del proprio sistema sanitario.

        La strategia della Commissione. L’intervento dell’Esecutivo Ue si svilupperà su alcuni fronti. Sarà creato, innanzitutto, un Gruppo europeo ad alto livello — composto da rappresentanti dei Paesi membri e della Commissione — che dovrà occuparsi dei servizi sanitari e delle cure mediche in Europa. Il Gruppo dovrà esaminare tutte le problematiche legate alle cure transfrontaliere, all’individuazione di centri di eccellenza di riferimento che dovranno essere mappati, alla valutazione di nuove tecnologie. L’idea di Bruxelles è, poi, quella di sostenere gli sforzi realizzati a livello nazionale per riformare e migliorare il sistema sanitario, anche in vista della sfida comune rappresentata dall’invecchiamento della popolazione e dalla sostenibilità finanziaria dei servizi.

        Bruxelles punta, poi, a migliorare l’uso delle tecnologie. L’obiettivo è creare mappe e percorsi online con tutte le informazioni utili ai pazienti, su centri, cure e disponibilità ospedaliere.