“Cult&Info” Mc:la ciccia non è colpa nostra (2)

07/04/2005
    giovedì 7 Aprile 2005

      Il gruppo in Gran Bretagna ha acquistato pagine di giornali per difendersi dall’accusa. Allarme in Italia: le multinazionali decideranno i nostri cibi
      McDonald’s replica: la ciccia non è colpa nostra

        Gabriella Gallozzi

        ROMA Certo per la MacDonald’s è stato davvero un boccone amaro. Difficile da mandare giù. Infatti contro Super Size Me, il documentario anti fast-food di Morgan Spurlock – nelle nostre sale da domani – la multinazionale dell’hamburger ha tentato ogni strada. Per «attutire il colpo» s’intende. Già alla sua uscita in Gran Bretagna McDonald’s ha acquistato intere pagine sui quotidiani più letti del paese per difendersi dall’inesorabile accusa lanciata dal film: essere la prima causa di obesità tra la popolazione oltre che il responsabile della distruzione dell’organismo se sottoposto ad «assunzioni» massicce dei cibi del suo marchio. «Siamo d’accordo con l’argomento centrale del film – ha ribattuto la multinazionale del cheesburger dalle colonne dei giornali – se mangi troppo e ti muovi poco non è una buona cosa. Non siamo d’accordo con l’idea che mangiare da McDonald’s faccia male».

          E sulla stessa linea è anche la «difesa» messa a punto dalla MacDonald’s in Italia, dove, intorno a Super Size Me, si è tenuta l’altra sera una sorta di tavola rotonda tra le diverse scuole di pensiero: i fautori del fast food, cioè i rappresentanti della multinazionale americana e quelli dello «slow food», appunto, rappresentati da Silvio Barbero, segretario nazionale dell’associazione «del mangiar bene». «Questo film riflette una realtà che qui non c’è», si è difeso Alfredo Pratolongo direttore della comunicazione di McDonald’s Italia. «Concordo che il tema è di massima considerazione – prosegue – ma non sul sensazionalismo del film perché non è utile all’educazione – spiega Pratolongo -. in Italia ci sono 250 mila esercizi di ristorazione, 80 mila bar e i McDonald’s sono solo 330. Stigmatizzare come esempio negativo solo McDonald’s è sbagliato perché sembra che eliminandolo si risolverebbe il problema della cattiva alimentazione».

            «Utile perché pone una serie di quesiti» è, invece, il giudizio sul film di Silvio Barbero segretario nazionale di Slow Food. «Vi si denuncia – spiega – uno stile di vita proposto come facile, economico, aperto a tutti che noi contestiamo per due motivi: perché è basato sull’idea che per alimentarsi bisogna spendere poco e perché annulla il rapporto tra cibo e territorio». Il segretario generale di Slow Food, infatti, ci tiene a precisare che quello della propria associazione nei confronti di McDonald non è uno scontro «di allegri gastronomi elitari. Noi cerchiamo di portare avanti un discorso di cultura alimentare che passa attraverso il rapporto tra prodotto cibo e territorio. Ogni giorno spariscono le piccole produzioni – ha concluso – se si continuerà così ci troveremo di fronte alle multinazionali del cibo che ci imporranno gli stili alimentari. Noi ci battiamo per la consapevolezza nell’alimentazione». Perché anche un altro modo di mangiare sia possibile.