“Cult&Info” L´Italia che va in frantumi (L.Gallino)

28/11/2006
    marted� 28 novembre 2006

    Pagina 45 – Varie

      DIARIO

        Dietro gli egoismi delle professioni

        Neocorporativismo
        L�Italia che va in frantumi

          Quando conservare
          i propri previlegi �
          ostacolo alla
          crescita del paese

          Il potere di certe
          categorie � visto
          come qualcosa di
          intoccabile dai
          diretti interessati

            Luciano Gallino

              Etichettare avvocati, medici, tassisti, ricercatori e altre categorie scese in piazza per protestare contro le liberalizzazioni e la Finanziaria come altrettre le loro azioni. Ove si risalga al decreto del 1934 che istituiva 22 corporazioni, tra cui una pante corporazioni, e le loro azioni come corporativismo, viene naturale. Ci si deve tuttavia chiedere se sia la scelta pi� idonea per spiegaer le barbabietole e i prodotti dello zucchero, e una per i servizi alberghieri, la corrispondenza sembra piuttosto labile. Ogni corporazione includeva infatti sia i lavoratori che i datori di lavoro, e una delle sue principali funzioni doveva essere l�elaborazione dei contratti collettivi di lavoro. Peggio sarebbe risalire al Medioevo, tante sono le differenze tra le organizzazioni professionali di ieri e di oggi.

              Un diverso schema interpretativo potrebbe invece vedere in quel che succede una fase di crisi della modernit�. Nel duplice senso del venir meno di quella particolare esperienza che consiste nell�essere e sentirsi moderni, e del declino d�una idea della modernit� capace di dare profondit� e ricchezza a tale esperienza. Essere moderni, scriveva gi� vent�anni fa un docente newyorkese di Scienza politica, Marshall Berman, �vuol dire trovarsi in un ambiente che ci promette avventura, potere, gioia, trasformazione di noi stessi e del mondo; e che, al contempo, minaccia di distruggere tutto ci� che abbiamo, tutto ci� che conosciamo, tutto ci� che siamo�. Simile esperienza materiale e intellettuale di "unit� della separatezza" di processi complementari e nondimeno contrapposti entra in crisi quando uno dei due processi viene separato e assolutizzato, nella pratica come nelle idee, quasi che potesse sussistere in modo indipendente dall�altro.

              Vari fattori hanno concorso a spezzare tale unit�, in Italia come in altri paesi. Fra di essi bisogna porre la visione oleografica della modernizzazione diffusa dalle scienze sociali sin dagli anni Sessanta del Novecento. Stando a essa, tutte le societ� del mondo sarebbero immancabilmente avanzate, al pari delle societ� occidentali, verso una condizione in cui le autorit� tradizionali di tipo religioso, etnico e familiare vengono soppiantate da autorit� razionalmente costituite in base a un contratto politico di natura secolare tra le masse e le classi dirigenti; la partecipazione politica manifesta un grande sviluppo; l�azione sociale viene sempre pi� guidata da norme secolari-razionali; il carattere delle persone si trasforma in modo da combinare una maggior capacit� di auto-realizzazione con una crescente disponibilit� a cooperare con altri.

              Oggi tale idea della modernizzazione appare penosamente sfocata, punto per punto, a confronto della situazione del mondo. A onta del suo distacco dalla realt�, essa si ripresenta di continuo, ad esempio in varie riforme che le forze politiche dei due schieramenti propongono sovente allo scopo di modernizzare il Paese. Esse disegnano un lungo cammino felice verso una nuova stabilit� sociale ed economica, per poco che si seguano le indicazioni dei governi, intanto che le persone sperimentano ogni giorno la distruzione accelerata di rapporti tradizionali, la scomparsa di tratti di cultura, l�erosione di comunit� identitarie. Le proposte dimezzate provenienti dalle forze di governo, insieme con le esperienze dimezzate che le persone compiono, in assenza di adeguati schemi pubblici d�orientamento, restringono l�orizzonte delle persone agli interessi privati e accentuano il solco tra le �lite e le masse.

              Opera qui nello sfondo, fra le �lite come fra le masse, una concezione rozzamente individualistica della societ�. Poche battute sono politicamente pi� ottuse di quella di Margaret Thatcher, per cui la societ� non esiste; esistono soltanto gli individui. Quanto invece � acuta e fertile la concezione che vede nella societ�, nello Stato, un essere umano in grande, e in ciascun essere umano una societ� in piccolo. � una concezione che risale quanto meno a Platone, ma alla quale � stata data nitida forma da un sociologo tedesco, Georg Simmel, ormai un secolo fa. Scriveva Simmel: �Tutte le fasi di una lotta, l�equilibrio delle forze che paralizza temporaneamente la lotta, la vittoria apparente di un partito che d� soltanto all�altro l�occasione di raccogliere le proprie forze… tutto ci� rappresenta in egual misura la forma del corso dei conflitti sia interni che esterni�. In altre parole la societ� risiede in noi, siamo noi stessi, perch� sin dall�infanzia abbiamo interiorizzato le sue tensioni, i conflitti e i mutamenti, le ambiguit� e le certezze. Mentre ci� che si svolge all�esterno, sulla scena pubblica, � una lotta di formazioni sociali e di rappresentazioni reciproche che riproduce in grande la nostra stessa molteplicit�, ma insieme la complica e la estende.

              La comprensione di questa dialettica tra l�interiore e l�esteriore, tra societ� e Stato e l�individuo, per farne impegno di arricchimento personale e sociale, � l�essenza stessa della modernit�. Quando comprensione e impegno vengono meno, com�� accaduto in Italia, si ha la regressione di masse intere negli interessi privati, siano essi materiali o spirituali, lo squilibrio tra ricchezza privata e povert� pubblica. Che � anche squilibrio tra l�azione privata, che bada soltanto alle cerchie pi� interne del proprio mondo quotidiano, e l�azione pubblica, con la quale l�individuo non si identifica con persone, etnie o gruppi sociali, bens� con sistemi impersonali di regole intese a rendere praticabile la cooperazione con cerchie via via pi� ampie di estranei.

              Allorch� ci� accade, non serve limitarsi a gettarne la responsabilit� sulle masse, accusandole ritualmente di comportamenti rozzamente corporativi, o di colpevoli ricadute nella cultura dell�Io – anche quando lo meritino. Esse hanno soggettivamente interiorizzato una scena oggettivamente predisposta, nel corso di decenni, dalle �lite politiche, economiche e intellettuali. Per dirla con Christopher Lasch, che una decina di anni fa intitol� un suo libro La ribellione delle �lite per contrapporlo a La ribellione delle masse di Jos� Ortega Y Gasset: �le �lite, che definiscono… i temi del dibattito pubblico, hanno perso il contatto con la gente normale. Il carattere irreale, artificiale, della nostra politica riflette il loro isolamento dalla vita comune, e la segreta convinzione che questi problemi siano insolubili�. Per recuperare la dialettica tra individuo e Stato, tra persona e politica, e ritrovare cos� la complessa anima e sostanza della modernit�, occorre che vi siano attori che si adoperino a tale scopo da ambedue le due parti.