“Cult&Info” Le gallerie segrete che non portano fortuna al potere

27/05/2004

    27 Maggio 2004


    DAL CASO DI VILLA CERTOSA AI MISTERIOSI TUNNEL SOTTERRANEI CHE DA SEMPRE COLLEGANO I PALAZZI DELLA POLITICA
    Le gallerie segrete che non portano fortuna al potere

    di Filippo Ceccarelli

    IL governo conferma di aver posto il segreto di Stato sul cantiere sorto in prossimità di di Villa «La Certosa», la residenza del presidente Berlusconi a Punta Lada, Costa Smeralda. I lavori rimangono dunque abbastanza misteriosi, ma l’esecutivo li ritiene comunque «indifferibili e urgenti».
    Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, cui ieri spettava il compito di rispondere alle interpellanze urgenti nell’aula di Montecitorio, ha fatto presente che la villa viene ormai utilizzata «anche» come sede istituzionale per riunioni con ospiti internazionali e questo implica la necessità di garantire e quindi di predisporre «una via di fuga sicura di mare». Il presidente Berlusconi all’inizio non voleva, ma i servizi segreti (Cesis) hanno tanto insistito. E l’opera, cripticamente definita «passaggio da un anfratto naturale al terreno sovrastante», sarà a spese del Cavaliere.
    Nel frattempo, ha aggiunto Giovanardi, la Capitaneria di porto ha vietato il transito sulla costa per 500 metri; l’ufficio per la tutela del paesaggio della regione ha dato il suo assenso, mentre la commissione di valutazione dell’impatto ambientale ha escluso «effetti rilevanti». Quel «rilevanti» è suonato in verità palesemente e comprensibilmente necessitato. Riferendosi al cantiere, l’onorevole Maurandi, ds, ha detto in modo polemico: «Forse si tratta di una di quelle grandi opere che Berlusconi promette per l’Italia». Il ministro gli ha risposto che non avrebbe accolto «queste piccole provocazioni alquanto miserabili».
    Da quel che si è capito il Cavaliere, già costruttore di città in cemento e poi di immateriali e luminose città televisive, sta scavandosi un tunnel, dal mare a casa e ritorno. Una galleria anche bella lunga. E qui conviene mettere punto, perché il desiderio di scavare, il privilegio dell’ipogeo, insomma il dominio del sottosuolo è un antico, universale e sintomatico vizio del potere. Nel senso che ci cascano tutti, anche se poi di rado quell’arcana e dispendiosa protezione gli torna utile.
    Così, a rileggere gli argomenti utilizzati ieri da Giovanardi tornava in mente un interessante saggio della studiosa rumena Ileana Florescu a proposito della Reggia di Nicolae Ceausescu, la cosiddetta «
    Casa Republicii» (ne Il teatro del potere, a cura di Sergio Bertelli, Carocci, 2000): «Quando si toccano argomenti come il sottosuolo di quel palazzo – si legge – le notizie, oltre che rare, sono poco attendibili. In realtà i sotterranei sono ancora custoditi dal segreto di Stato e la loro stessa costruzione fu affidata a unità speciali della Securitate e dell’esercito». Nacque così la leggenda di un’intera città segreta, con rifugi anti-atomici, sale torture, bus elettrici e vie di fuga, queste ultime non esattamente auto-beneauguranti.
    Nella mitologia, in effetti, come nell’immaginazione letteraria e cinematografica, da Plutone a Lucifero, da Batman alla Spectre nei film di 007, i «cattivacci» vivono parecchio giù in fondo, nei visceri della terra, dentro grotte e caverne oltretombali non di rado trasformate in bunker iper-tecnologici.
    Ebbene: anche il Cavaliere, che già sotto il mausoleo di Arcore dietro pesanti porte di marmo e di bronzo aveva piazzato la sala del sarcofago e il «
    dormitorium» (con tanto di potente gruppo elettrogeno), è caduto nella tentazione di dar corso al mito della caverna. Per le vacanze in Sardegna, oltretutto. E questo, oltre al fatto che Berlusconi paga di tasca sua, è un elemento sicuro di novità.
    Di solito nel passato le fortificazioni sotterranee erano a spese del contribuente. I romani lo sanno meglio di tutti. Al periodo papale si fanno risalire parecchi cunicoli che da Castel Sant’Angelo arrivano in Vaticano. E e al regime di Mussolini si attribuisce l’eventuale creazione di quel fitto reticolo di ampie gallerie – alcune pare anche illuminate – di cui a Roma si favoleggia specie quando in traffico va in tilt, cioè quasi sempre: da Forte Braschi, sempre secondo la leggenda, raggiungerebbero Civitavecchia. E’ certo d’altra parte che esiste un tunnel che collega Palazzo Madama con Palazzo Giustiniani; così come ne esiste un altro da Palazzo Chigi a Montecitorio. Da qui se ne invoca un altro ancora che raggiunga Palazzo Theodoli. Ogni anno i deputati ci provano, ma l’opera è troppo costosa per potersi attribuire alla fobia dell’aria aperta, alla voglia di non bagnarsi quando piove o al ritorno freudiano nell’utero materno.
    Indicativo, più che il motivo, rischia di apparire il momento scelto per il tunnel berlusconiano. Sicurezza infatti vuol dire tutto e nulla, compresa ansia di nascondimento e smania di città proibita. Nel segreto riposano infatti le paure, anche elettorali, ma non è detto che queste passino quando si sta sottoterra.