“Cult&Info” La saga fotografica del Cavaliere (F.Ceccarelli)

21/10/2004

            giovedì 21 ottobre 2004

            SU «CHI» NUOVE IMMAGINI DI UN PASSATO REMOTO SEMPRE PIÙ MITIZZATO
            La saga fotografica del Cavaliere
            di
            Filippo Ceccarelli

            CONTINUA la saga fotografica berlusconiana, vera e propria somministrazione controllata di immagini destinate a catturare gli sguardi e quindi ad accrescere la leggenda ipnotica del Cavaliere.

            Stavolta si tratta di un riutilizzo d’intimità perché le foto, secondo il rotocalco Mediaset «
            Chi», che ha avuto l’esclusiva, escono dallo «straordinario album personale» del presidente e si riferiscono a un passato in verità piuttosto remoto. Ma è questo il bello, e forse proprio qui sta il senso politico-visuale dell’operazione. Si vede infatti Berlusconi neonato e nudo su un cuscino (ma tagliato); poi Berlusconi bambino con la riga che parla al telefono (finto) e il Berlusconi con il cappellino; c’è l’adolescente in smoking che canta sulle navi; meno visto, sempre nel servizio, lo studente modello; un po’ da fotoromanzo il bell’imprenditore capellone, una specie di Lando Fiorini in versione tenebrosa. In tutto sono 14 istantanee, più una di mamma Rosa a trent’anni (molto bella).

            Ma due su tutte paiono designate ad accendere la fantasia del pubblico, principalmente femminile. Nella prima, in studiatissima posa, il diciassettenne Silvio ha la pipa in bocca, un incredibile foulard al collo e fa «ok» con il pollicione. Con poetica indulgenza la didascalia rimarca un look «inconfondibilmente british». Nella seconda c’è un Berlusconi in costume da bagno che oltre al ciuffo ostenta una prestanza fisica da culturista su uno sfondo balneare di proto-bungalow.


            Ora: sul corpo del leader – nudo, per giunta – la riflessione, dalla politica inesorabilmente finisce per sfumare nell’antropologia culturale. E tuttavia, anche senza addentrarvisi, varrà la pena di riconoscere nel servizio di «
            Chi», ieri debitamente ripreso sulla prima pagina del «Giornale», una ulteriore pietra miliare nel percorso che contribuisce a fare del berlusconismo uno straordinario fenomeno di auto-agiografia, pure iconografica o visionaria.

            Quante foto del Cavaliere, in effetti, viste e anche non viste. Quelle «venute male», per dire, e come tali requisite a caro prezzo alla fonte (agenzie, singoli fotografi, redazioni) da Mity Simonetto secondo una
            fabula che comunque ha a lungo impedito che circolassero smorfie, pancette, aloni di sudore sulla giacca, pietre d’inciampo e cattive frequentazioni. Come pure le foto «non riconosciute», e anche un po’ sdegnosamente, tipo quella in cui il giovane Berlusconi, vestito da calciatore, faceva la reclame per un gelato Motta.

            Egli è sempre stato un personaggio e poi anche un leader evoluto, laddove l’evoluzione si sviluppava in senso figurativo, attacco e difesa, gestione e protezione della propria immagine, in nei dettagli. A Montecitorio ancora sudano freddo al ricordo dell’estenuante negoziato su un libro celebrativo dedicato alla vita della Camera dal fotografo Giansanti. In una delle foto, quasi impercettibilmente, il Cavaliere aveva le gambe storte. Ebbene: furono raddrizzate.


            Senza la lezione di Berlusconi, per intendersi, D’Alema non avrebbe mai avuto il suo fotografo personale, e il suo book civettuolo su Internet. Né, senza la medesima smania icononica, gli italiani avrebbero mai gustato quell’eccezionale cartolina dalle Bermudas, più che una foto un sogno, più che una corsa un rito: Berlusca in avanti e dietro di lui, in bianca uniforme ginnica, Confalonieri, Galliani, Dell’Utri e Letta concentrati in quella fitness al tempo stesso iniziatica e fantozziana.


            Perché nulla più di un volto e di un corpo offerto in visione restituiscono il segno non solo di un ego, ma di un’epoca, di un potere, di un mutamento. Si pensi all’opuscolo «
            Una storia italiana», spedito in milioni di copie ai cittadini: 128 pagine e 250 foto di Berlusconi. Si pensi alle disseminazione di faccioni dell’aspirante premier per le strade, sui giganteschi poster 3 per 6 metri, lungo le ultime campagne elettorali. Si pensi alla famosa foto delle corna. Si pensi infine – ma non è la fine, figurarsi – alla copertina di Panorama taroccata, il pennarello nero per rinfoltire i capelli sulla nuda pelata presidenziale. Ritocco virtuale che preludeva alla chirurgia del lifting, e questa a sua volta preludeva al trapianto, pietosamente celato dall’eccentrica bandana…

            E adesso pure l’archeologia da rotocalco, come soluzione d’immortalità. Quel bimbo bello, quel giovane Ercole: «
            Che bel fiol che xeri!» pare di sentire sospirare mamma Rosa. Silvio, ormai tre volte nonno, seduttore attempato, per la prima volta davvero incerto sulla quantità dei consensi. Eccolo «in versione vitellone sfrecciare», asciutto e ridente, «alla guida di un motoscafo». Un caso di vanità retrospettiva, si direbbe: certo non il suo vizio peggiore.