“Cult&Info” La neodemocrazia catodica (G.Barlozzetti)

09/10/2003

ItaliaOggi (Media e Pubblicità)
Numero
239, pag. 19 del 9/10/2003
di Guido Barlozzetti

Notizie dalla tv

La neodemocrazia catodica

Non ne possono più di ´Berlusconi e dei politici che dicono e non fanno’. Convocati da Paolo Bonolis nell’arengo della prima puntata di Domenica in, gli italiani hanno messo il presidente e i colleghi in cima alla hit parade dell’insofferenza. E, a seguire, hanno detto basta alla distruzione del pianeta, alla malasanità, alla coppia del terrore Bin Laden e Saddam e agli assatanati dal denaro. Alla fine, erano più di 8 milioni a alla lettura del verdetto, un attimo prima che andasse in onda il Tg1 delle ore 20. Un boomerang imprevedibile? Un tram del dissenso improvvidamente messo a disposizione dei nemici di Silvio? Un gioco incompatibile con la carta dei doveri del servizio pubblico? Oppure un’avvisaglia della neodemocrazia catodica? Quale che sia la risposta, gli opposti schieramenti della politica si sono subito azzuffati, mentre adirati per l’invasione di campo, i professionisti del sondaggio sono corsi a smontare l’attendibilità del televoto: non si fa così, non c’era un campione socio-demografico attentamente costruito, guai a credere a un’accozzaglia di spettatori telefonanti. Sono scesi in campo i Mannheimer, i Piepoli e i Crespi per fare le bucce al risultato di un pomeriggio aperto alla diretta voce del pubblico, attraverso telefonate ed e-mail. I protagonisti della democrazia virtuale si sono sentiti espropriati dal rubinetto aperto senza filtri sulla gente. Ma, intanto, vuoi mettere un sondaggio stracotto sui prescelti dalla sorte e la freschezza live del pubblico che risponde calorosamente all’invito ed entra nel tubo per sfogarsi dalla angherie della vita? Vuoi mettere le tabelle a denominazione d’origine controllata degli scienziati della pubblica opinione e l’ordalìa popolare? Per ridare ossigeno al fascino spompato dello storico formato del pomeriggio domenicale, Bonolis decide di srotolare un filo parallelo che trasforma il programma in un confessionale della rimostranza, mentre va in onda un bestiario del paese e dei suoi tic. È un gioco, ma depurato dell’ironia e del conduttore, è anche un’invasione di campo nei territori blindati dove si maneggiano il consenso e la pubblica opinione. E i custodi reagiscono. Ma è anche una dimostrazione del mito di Frankenstein che costruisce la sua creatura e, poi, non riesce più a governarla. Accade così che, una volta avviata, la reazione a catena nel tubo non si ferma e diventa incontrollabile. Guai a liberare le energie nascoste, a togliere il guinzaglio al pitbull catodico. Può saltare tutto: i confini tra spettacolo e informazione, tra entertainment e news, gioco e realtà. Tra il pubblico reale e quello virtuale, tra i corpi degli spettatori e quelli immateriali delle proiezioni e dei focus-group. Fino addirittura a confondere i fantasmi e i loro simulacri. Insomma, in un pomeriggio di festa un ´basta!’ è riuscito nella titanica impresa di far confliggere il nulla con il nulla.