“Cult&Info” Il saggio di Ichino già scalda il sindacato

27/10/2005
    giovedì 27 ottobre 2005

    Pagina 37 Economia

    Cisl e Uil: il conflitto solo un’extrema ratio. La bocciatura della Cgil

      E il saggio di Ichino già scalda il sindacato

      Enrico Marro

        ROMA – Pietro Ichino divide il sindacato. La Cgil boccia la riforma delle relazioni industriali che il giuslavorista propone nel suo ultimo libro («A che cosa serve il sindacato»), Cisl e Uil sono invece disponibili alla discussione. Ichino propone uno scambio dove la Cisl accetti di misurare la rappresentatività dei sindacati e la Cgil accetti la possibilità che i sindacati maggioritari in azienda deroghino al contratto nazionale (esempio: retribuzioni e orari diversi). Il tutto al fine di aprire la strada a un modello di relazioni industriali meno conflittuale. Non a caso lo stesso Ichino propone una serie di meccanismi per limitare lo sciopero. «Non condivido nessuna delle sue idee – dice Carla Cantone (Cgil) -.

        Assomigliano a quelle degli imprenditori anni Cinquanta. Aspettare poi che ci siano crisi industriali per modificare le relazioni industriali a danno dei lavoratori è vergognoso. Scriverò un articolo su Rassegna sindacale (il settimanale della Cgil, ndr) contro il libro di Ichino». E pensare che lo stesso giuslavorista, ex dirigente Fiom ed ex deputato del Pci, è ancora iscritto alla Cgil. Per Giorgio Santini (Cisl), invece, «Ichino pone questioni reali, ma le risposte sono discutibili». Sulla rappresentatività «la Cisl è per un intesa tra i sindacati mentre la legge può essere solo di sostegno».

          Quanto alla contrattazione in deroga, «noi parliamo di contrattazione decentrata, che è una cosa diversa». Giusto, invece, riportare lo sciopero a strumento da «usare quando non ci sono alternative, privilegiando conciliazione e arbitrato». Anche Paolo Pirani (Uil) non crede alla contrattazione in deroga: «Può essere solo peggiorativa». Ma è d’accordo sulla necessità di «non lasciare al solo conflitto la determinazione delle relazioni industriali». Sì quindi a meccanismi di «certificazione della rappresentatività» e a nuove regole per lo sciopero (proclamazione a maggioranza, clausole di raffreddamento).