” Cult&Info” Il «nuovo stile» del ministro che vuol risanare con flemma

07/10/2004


            giovedì 7 ottobre 2004

            il personaggio
            di Filippo Ceccarelli

            UN PROFILO INEDITO PER IL TECNICO CHE TIENE IN MANO LE REDINI DEL DEBITO PUBBLICO
            Il «nuovo stile» del ministro che vuol risanare con flemma
            Colpisce, anche per contrasto, il metodo dell’erede di Tremonti
            Pacioso e cortese come avesse sempre qualcosa da nascondere


            CHE cosa succede a un uomo che adora il potere quando diviene, egli stesso, il Potere?
            Beh, intanto ci prende gusto (e l’esibizione è garantita). Così colpiva ieri pomeriggio, nell’aula di Montecitorio, la serena e umile competenza con cui il ministro delle Economia Siniscalco si è tolto l’orologio per rispettare i tre minuti del
            question time. Didascalico e tondeggiante, dopo aver disposto una specie di tappeto di documenti contabili sul banco del governo, ha parlato per il tempo dovuto accompagnando con un ampio gesticolare il tragitto delle risorse, cioè dei soldi, da una parte e dall’altra, a geometria ritmata e alternata, quasi la legge Finanziaria rappresentasse una danza. Ma a un certo punto ha dovuto dire: «lo Stato»; e allora, come richiamate da un evidentissimo desiderio, quelle due mani svolazzanti si sono ritrovate, immobili, sul petto del ministro. Lui, lo Stato.
            Tutt’altro che arrogante, comunque, tantomeno aggressivo. «Pacioso come Buddha» è arrivato a definirlo ieri l’altro su
            Libero lo scrittore Nantas Salvalaggio. Un primo della classe che vuol farsi perdonare il primato, anche nell’aula della Camera. «Ministro – ha quindi replicato Giorgio Benvenuto – lei è ricco di cortesia, ma…». Il punto è che per un attimo la cortesia ha oscurato il «ma», che pure nel caso di quest’ultima Finanziaria ha davvero molte ragioni. E tuttavia: poveri deputati dell’opposizione, ancora sotto l’effetto Tremonti. Altro che cortesia, altro che question time. Quello se li mangiava. E’ lo stesso Berlusconi, con formula invero un po’ infelice, ad aver fatto presente che Tremonti costituiva, o presentava «un problema caratteriale». Bene. Siccome quel che si definisce «il teatrino» è per sua natura mutevole, e spesso vive di specchi rovesciati, Siniscalco è l’esatto contrario del suo predecessore, nel senso che sorride, spiega, rispiega, e in modo sempre così gentile, e dialogante, e modesto, e anche rilassato, da suscitare il sospetto che nasconda qualcosa.
            Tutti i potenti in realtà sono diversi da quello che sembrano. Recitano parti, indossano maschere, dissimulano fatica, ambizione, sentimenti. Ma intanto pianificano le loro scelte lavorando nell’ombra, e in definitiva cercano di fare quello che vogliono e che devono, per esempio aumentare le tasse, non solo facendo finta di abbassarle, ma cercando anche di tenersi tutti buoni. Tutti contenti. Tutti amici. Come se fosse – la citazione televisiva è di Fassino – «il Babbo Natale della Bistefani». In termini più brutalmente tradizionali: la storia è piena di «chiagni e fotti» e «fregapiano», vecchi gattoni democristiani che predicavano male e razzolavano peggio. Ma sempre più spesso negli ultimi tempi si segnala l’evoluta presenza di professori e «tecnici a contratto» così competenti e privi di nemici da poter utilmente assurgere a qualsiasi responsabilità in qualsiasi stagione e con qualsiasi schieramento.
            Ora: che uno dei suggeritori e/o estensori del programma dell’Ulivo (2001) sia poi diventato il fedele direttore generale di Tremonti e poi ministro del centrodestra dice già molto sull’Italia (oltre che sull’Ulivo e in fondo anche sul centrodestra). Ma ancora di più dice, lo straordinario percorso di Siniscalco, sull’irresistibile energia della sua vocazione al comando, sulla natura delle oligarchie e la loro inconfessabile legittimità.
            Ecco, dal punto di vista del puro gioco del potere, l’impressione è che questo cinquantenne possa oggi incarnare meglio di chiunque altro l’astuta insidia della gentilezza, il paziente inganno della mansuetudine, l’illusionismo della simpatia funzionale e della tenerezza strategica. Miele e veleno, insomma, gommapiuma con dentro il filo di ferro, per giunta spinato. Su questo può nascere, anzi è già nata una piccola leggenda di rimarchevoli stucchevolezze, ma si gioca anche una partita che per forza di cose riguarda le tasche degli italiani.
            Il curioso – ma fino a un certo punto nell’Italia di
            Porta a porta – è che ormai si parte dal personaggio, più che dalle tasche, o dalle tasse, dai costi del federalismo, dai pedaggi stradali o dalle privatizzazione degli edifici scolastici. Ebbene, Siniscalco è un «sofficino» secondo il responsabile economico ds, Bersani: «Un ministro di peluche». Si presenta insomma come un orsacchiotto, però…
            Però fa il mestiere del centrodestra. Cioè, in sostanza, mente. Nell’ultima settimana Fassino, che lo conosce bene, ha ripetuto tale modulo in un paio di feste dell’Unità, a Capri, ad Assisi e da Vespa. Siniscalco «è garbato», «molto più garbato di Tremonti», «è simpatico», «è fotogenico», «ha gli occhioni buoni», «ha un’aria da cagnone buono», ma tutto questo non lo salva dall’essere, oltre che corresponsabile del tremontismo, anche «un ballista» e perfino, a beneficio del pubblico della seconda serata tv, «un incantatore di serpenti».
            Chi siano poi questi serpenti da incantare è quasi secondario. Prevalente, e non solo sul piccolo schermo, rischia di essere la serena flemma, l’impassibile posatezza, la divertita estraneità, al limite, con cui il vecchio amico Mimmo, membro del Comitato scientifico della Fondazione Italianieuropei, accoglie quell’impasto di complimenti accusatori, quel gioco delle parti senza più parti, né registi, né impresari, che è diventata la politica italiana. Dove tutto può sempre accadere, dove non si sa mai, e dove chi adora il potere può ritrovarsi, lui stesso, prescelto dal Potere. (Altro che Buddha o Babbo Natale).