“Cult&Info” Il Novecento della Cgil (con l’Unità)

30/04/2004

          29 aprile 2004
          Il Novecento della Cgil (con l’Unità)
          ADOLFO PEPE
          Domani, Primo maggio, L’Unità distribuirà, insieme al giornale, il documentario La Cgil e il Novecento italiano, realizzato dal regista Odino Artioli con la consulenza scientifica della Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Il filmato ha l’obiettivo ambizio so di narrare, nello spazio di sessanta minuti, oltre cento anni di storia della principale organizzazione di rappresentanza e di tutela dei lavoratori italiani, e di collegare tale storia ai processi politici, istituzionali, economici e sociali che hanno attraversato il nostro Paese nel secolo scorso. Con un sapiente uso di fotografie, filmati d’epoca e immagini inedite (tra cui spezzoni di una bella e intensa intervista a Luciano Lama) e accompagnato dal racconto dei Segretari Generali della Cgil ancora viventi (Antonio Pizzinato, Bruno Trentin, Sergio Cofferati e Guglielmo Epifani), il regista ha saputo realizzare una sintesi molto efficace che, a mio avviso, centra due difficili risultati.
          In primo luogo, La Cgil e il Novecento italiano ha una forte impronta divulgati va che permette di ripercorrere, in modo rapido ma mai banale, tutti gli avve nimenti più importanti che hanno se gnato le tappe del lungo cammino poli tico e organizzativo del sindacato. La narrazione inizia con la nascita delle pri me strutture sindacali (Leghe di resi stenza, Camere del Lavoro, Federazioni di categoria, fino alla costituzione della CGdL nel 1906 a Milano) e si snoda lungo tutto il Novecento attraversando l’età giolittiana, la crisi del sistema libe rale e l’avvento della dittatura fascista, la guerra di Resistenza e le fasi salienti del periodo repubblicano, fino ai giorni nostri.
          In secondo luogo, il documentario su scita forti emozioni perché testimonia i sacrifici e le sofferenze che hanno vissu to milioni di lavoratrici e di lavoratori i quali, ancorati ai grandi valori di solida rietà e di giustizia sociale, di libertà e di eguaglianza, hanno saputo affrontare la miseria, la fatica e la violenza con gran de dignità, fornendo un contributo deci sivo alla trasformazione democratica dell’Italia; il tutto reso più difficile dalla presenza, il più delle volte in posizioni di comando, di classi dirigenti poco illu minate e di una borghesia incapace di accettare qualsiasi ipotesi di “patto so ciale” che comportasse limitazioni alla sua angusta concezione del potere. Quando Artioli ci ha chiesto di accom pagnarlo in questo viaggio affascinante e rischioso, ci siamo chiesti quale potes se essere l’elemento di continuità che ha contraddistinto la storia centenaria del la Cgil. A nostro avviso, quel filo rosso sta soprattutto nell’aver avuto sempre la capacità di superare i momenti di crisi, anche quelli più gravi, innovando le proprie strategie politiche e le proprie strutture organizzative e mantenendo aperto il canale di comunicazione de mocratico con i lavoratori, la società e la cultura. Questa tesi appare ancor più convincente di fronte alla grave crisi po litica dei primi anni Novanta che ha spazzato via il sistema dei partiti di massa che aveva dominato lo scenario politi co nazionale del XX secolo, incrinando la continuità della stessa storia naziona le dell’Italia repubblicana. Di fronte alla cosiddetta lunga “crisi di fine secolo”, che dalla repressione crispi na dei Fasci siciliani alle cannonate di Bava Beccaris a Milano nel 1898 ebbe come principale obiettivo il soffocamen to di moti popolari che chiedevano pa ne e giustizia, il sindacato reagì impo nendo la svolta liberale e giolittiana dei primi del Novecento; dopo la prima guerra mondiale, il “biennio rosso” rap presentò il tentativo, portato avanti da settori consistenti del movimento ope raio e contadino e naufragato di fronte alla violenza fascista, di favorire la svol ta democratica dello Stato liberale.
          Dopo la caduta di Mussolini, l’antifasci smo italiano ebbe una forte connotazio ne sociale, ben evidente negli scioperi operai del 1943-1944 che ebbero un ruo lo determinante nella sconfitta definiti va del Regime.
          Anche nella fase democratica e repubblicana non mancarono momenti decisivi di innovazione strategica (a cominciare dal Patto di Roma, dal contributo decisivo di Di Vittorio all’Assemblea Costi uente e dal Piano del Lavoro) che hanno contribuito ad orientare le forze politiche, economiche e istituzionali del Paese in senso democratico. Negli anni Cin quanta, di fronte alle estreme difficoltà dovute ad una pesante divisione sindacale, alla dura politica repressiva dello scelbismo e allo sforzo di comprensione dei caratteri del nuovo sviluppo economico e industriale, l’autocritica di Giuseppe Di Vittorio segnò l’inizio di quella ripresa sindacale, destinata ad influire dallo sciopero contro il Governo Tambroni del luglio 1960 sul quadro politico e sul superamento del centrismo. Tale rinnovamento permise di raggiungere risultati fondamentali sul finire degli anni Sessanta (grandi conquiste contrattuali del 1969-1973, Statuto dei lavoratori del 1970). Dopo la crisi degli anni Settanta, scoppiata con la grave recessione economica del 1973 e aggravata dai colpi durissimi dello stragismo e del terrorismo, e dopo quella degli anni Ottanta, avviata dalla marcia dei quarantamila alla Fiat e culminata nella rottura sindacale sulla scala mobile del 1984-1985, dai primi anni Novanta il sindacato è riuscito ancora una volta ad affrontare coraggiosamente il rinnovamento della sua azione e della sua linea strategica nel nuovo contesto internazionale della globalizzazione economica e dei processi di inte grazione europea.
          La politica dei redditi e quella sulle pensioni hanno rappresentato un apporto decisivo per il raggiungimento dell’obiettivo più importante degli ultimi anni, quello dell’ingresso dell’Italia nell’Euro. Da ultimo, l’impegno per una ridefinizione delle politiche di Welfare, la lotta in difesa dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e la partecipazione in prima linea nel grande movimento per la pace sono state la migliore dimostrazione della capacità del sindacato confederale di operare in difesa dei dirit ti e per l’affermazione del valore sociale del lavoro.