“Cult&Info” Il marziano (M.D’Eramo)

16/01/2004





 
   



16 Gennaio 2004

 
Il marziano

MARCO D’ERAMO


Il gennaio pre-elettorale è mese propizio per le promesse fantascientifiche dei presidenti americani candidati alla rielezione: nel gennaio 1972 Richard Nixon annunciò il programma Shuttle, una navetta riciclabile; nel gennaio 1984 Ronald Reagan annunciò la costruzione di una stazione umana permanente in orbita intorno alla terra; oggi, gennaio 2004, il giovane Bush ci promette una base sulla luna e una gita su Marte. A ogni presidenziale, l’entusiasmo spaziale si ripete negli Stati uniti con una tale regolarità, da risultare stucchevole. E non è prerogativa dei repubblicani: nel 1996, autorevoli scienziati accreditarono la tesi che erano state scoperte tracce di vita su un meteorite proveniente da Marte e precipitato sull’Antartide; subito il candidato presidente democratico Bill Clinton promise una missione umana su Marte, prontamente dimenticata dopo il voto.

Un cinico direbbe che, se a un Berlusconi basta promettere la luna, un Bush non può offrire niente di meno che Marte: le promesse elettorali sono direttamente proporzionali alla potenza: l’Italia sta agli Stati uniti come la luna sta a Marte. C’è persino chi scorge significati reconditi nell’attuale passione repubblicana per il Pianeta Rosso: non solo il presidente Bush smania per andarci, ma l’ideologo neo-conservatore Robert Kagan dice addirittura di provenire da quel pianeta, quando sostiene che gli americani (virili) vengono da Marte, mentre gli europei (femminucce) giungono da Venere.

L’ironia è però fuori posto, o allora dovrebbe emulare quella che lo spinoziano autore de I tre impostori riversava nel `600 su Mosè, Cristo e Maometto, fondatori delle tre grandi «imposture». Perché il viaggio nello spazio è l’equivalente materialista, laico e positivista della promessa religiosa dell’aldilà. Lassù tra gli astri ci aspetta un’altra vita, un’altra avventura, un altro sogno di immortalità. Il cortocircuito fra sogni spaziali e integralismo religioso fu evidente qualche anno fa (1997) nei 39 membri della setta californiana «I cancelli del cielo» che si suicidarono per imbarcarsi su un’astronave (nascosta dietro la cometa Hale Bopp) in cui vivere una fase superiore dell’evoluzione umana. Ed è costituito da fondamentalisti cristiani il nucleo duro dell’elettorato sia di Ronald Reagan, sia di Bush jr..

Ma è crudele la promessa di un laico oltre-terra spaziale e, come il suo equivalente religioso, si rivela una beffa alla credulità – qui degli elettori, lì dei fedeli – : non c’è stata una sola di queste promesse spaziali che sia stata mantenuta: il programa Shuttle si è rivelato un pericoloso fallimento; secondo Reagan, la base spaziale permanente in orbita intorno alla terra (cento volte più vicina della luna) doveva costare 9 miliardi di dollari, ne è costata 100 e ancora non è attiva.

Ma la ragione dei fallimenti sta scritta nelle distanze: la luna è 200 volte più vicina di Marte, eppure, dopo solo sette sbarchi – ma concentrati tra il 1969 e il 1972 -, da allora gli umani non vi mettono più piede. E rischiano di non mettervelo mai più, almeno fino a che non troveranno valide ragioni per spendere le cifre spropositate che questi programmi richiedono. Nel 1989 Bush padre rinunciò all’idea di un’esplorazione umana su Marte quando il costo del viaggetto fu stimato a 400 miliardi di dollari.

Il sogno spaziale è nato e morto col XX secolo. Quando il giovane Bush ritira fuori dal cilindro il coniglio marziano, rivela tutto l’arcaismo ideologico suo e del suo clan. Ma George W. ha di particolare che fa tutto in economia, è micragnoso, con Marte come con l’Afghanistan. A parole, si sente Ulisse dantesco che «fatto non è a viver come bruto»; però segue «virtute e conoscenza» solo se scuce lo sconto, e a rate: per il sogno marziano dice di voler stanziare un miliardo di dollari, cioè diecimila volte di meno dei regali che ha fatto ai ricchi con le riduzioni fiscali: qualcosa nello spazio Bush lo ha già mandato, ed è il morale dei miliardari, che è già alle stelle dopo queste strenne.