“Cult&Info” Come nell´età premoderna funzionava l´assistenza (F.Cardini)

04/10/2005
    martedì 4 attobre 2005

    Pagina 46 – Diario

    Welfare
    l´economia del benessere e i suoi critici

      IL RUOLO DELLA CARITÀ NELL´ANCIEN RÉGIME

        Come nell´età premoderna
        funzionava l´assistenza

          Franco Cardini

            Che in età antica, medievale e protomoderna sovrani e pubbliche autorità si siano sovente preoccupati di provvedere ai bisogni dei loro sudditi, è un fatto obiettivo e documentato. Ma – nonostante molte somiglianze formali – in nessuno di questi casi si può scorgere un vero e proprio precedente del Welfare. Lo "stato sociale" nasce da un lato dalla razionalizzazione illuministica dei pubblici poteri e dal fatto che i principi illuminati del XVIII secolo, secolarizzando i beni ecclesiastici, si trovavano nella necessità di succedere alla Chiesa in quel che era stato il suo ruolo di organizzatrice della carità, dall´altro dall´esito delle lotte operaie e contadine tra Otto e Novecento che obbligarono alla fine gli stati a farsi carico di una serie di questioni a carattere sociale, assistenziale e previdenziale.

            Fino dall´antichità, d´altro canto, oltre alla cura per l´edificazione di grandi opere pubbliche, le sovvenzioni in denaro e le elargizioni di derrate alimentari erano pratica comune dei sovrani: connessa in parte con esigenze a carattere demagogico o tese al controllo sociale, in parte con quella funzione "paterna" nei confronti del popolo ch´era considerata propria dei re. A queste due dimensioni si andò aggiungendo – con la diffusione del cristianesimo – un elemento propriamente caritatevole ereditato dall´insegnamento evangelico: re, signori feudali, comunità urbane e confraternite religioso-laicali recuperarono de facto, per quanto non lo sentissero un loro stretto dovere di stato, le funzioni di organizzatori di opere di pubblica utilità; intanto, si affiancarono alla Chiesa che nelle sue differenti espressioni (clero diocesano, Ordini religiosi, Ordini militari, ospitalieri, mendicanti) usava mantenere xenodochia per pellegrini e viandanti molti dei quali col tempo si trasformarono in veri e propri hospitalia per indigenti e per infermi. Il diritto canonico stesso garantiva che i proventi di certe tasse appartenevano, con le elemosine, pauperibus Dei. La lebbra, le epidemie di peste fra’300 e ’600, indussero alla creazione e al mantenimento di "lebbrosari" e "lazzaretti".

              Ma fu soltanto con quello che Michel Foucault ha definito il grand renfermement cinque-seicentesco, esito del dilagare della povertà, dell´erranza, del pauperismo, che i nascenti stati assoluti giudicarono opportuno avviare una politica concentrazionaria – quindi repressiva e assistenziale al tempo stesso – liberando per una questione d´ordine pubblico e di decoro le strade e le piazze delle loro città dalle folle di orfani, mendicanti, ammalati, storpiati veri e falsi che vi soggiornavano invocando l´elemosina. Per questa variopinta e pittoresca massa di poveracci s´inventarono orfanotrofi, prigioni, convitti, ospedali. Il questo senso la cultura controriformistica costituì un modello effettivo per quel che sarebbe poi stato il Welfare. Esemplare ad esempio l´Hotel des Invalides, creato dal Re Sole a Parigi per mantenervi i troppi reduci mutilati delle sue guerre.