“Cult&Info” Autonomia, anzi indipendenza

29/09/2006
    venerd� 29 settembre 2006

    La Pagina 3

    Autonomia, anzi indipendenza

      Il sindacato nella globalizzazione che riduce il lavoro a merce. Un confronto sulla rappresentanza tra Bertinotti, Epifani, Tortorella e Rinaldini che prende le mosse dagli ultimi scritti di Claudio Sabattini

        Loris Campetti

          Autonomia o indipendenza del sindacato? L’interrogativo ha attraversato per intero il secolo di storia della Cgil che oggi si festeggia. Si ripropone, in termini e tempi mutati, dentro il processo di globalizzazione capitalistica che ha rivoluzionato – e frantumato – il lavoro e costringe a ripensare le rappresentanze, quelle politiche e quelle sociali e sindacali. Al tempo dell’atto costitutivo della Cgil, a parlare di �indipendenza dai partiti d’appartenenza sono i sindacalisti rivoluzionari che entrano e escono dal Congresso� di Milano del 1906, ricorda il segretario generale Guglielmo Epifani, e se ne torner� a parlare pi� volte nell’arco del secolo. Il termine indipendenza torna persino nel Patto di Roma del ’44, e ancora nella crisi dei regimi dell’Est europeo (l’esperienza di Solidarnosc). Non d� una risposta secca alla domanda, Epifani, sceglie piuttosto il terreno della ricerca e della problematicit�. All’inizio della storia, cent’anni fa, il rapporto tra rappresentanza politica e rappresentanza sindacale si riduceva al rapporto sindacato-partito. Oggi, dice Epifani, � possibile solo una lettura plurale, ci sono �i� partiti, �i� sindacati, i movimenti, le associazioni, i consumatori. Cos� come le condizioni di lavoro non possono essere coniugate al singolare, se � vero che convivono nel lavoro schiavit� e realizzazione. Ma � sicuramente la corda dell’autonomia quella pi� consona all’azione e alla cultura politica di Epifani.

            Di autonomia e indipendenza della rappresentanza si � discusso ieri a Roma nella sala Di Vittorio della Cgil, in occasione della presentazione del libro �Il sindacato nel tempo della globalizzazione. Indipendenza, democrazia, strategia sindacale nelle parole di Claudio Sabattini�. E’ dalle ultime elaborazioni e dall’agire nel terremoto sociale e politico del sindacalista emiliano che riprende vigore il concetto di indipendenza, su cui si confrontano Aldo Tortorella, Fausto Bertinotti, Guglielmo Epifani e Gianni Rinaldini, moderati da Gabriele Polo. La scaletta degli interventi � rivoluzionata dai tempi del dibattito alla Camera e dal confronto sulla Finanziaria, cos� � Bertinotti a prendere la parola in apertura, prima ancora dell’introduzione di Tortorella. Il presidente della Camera � doppiamente emozionato, per il ritorno in Cgil e per dover parlare di Sabattini, e non pi� con Sabattini. Gli � pi� vicino il temine �indipendenza�, a Bertinotti, che per� evita di �tirare Claudio dalla mia parte�. Cos� tenta di qualificare l’autonomia, �dai padroni, dai partiti, dai governi, come diceva Di Vittorio�. E siccome in discussione c’� anche l’espulsione dall’agenda della politica del lavoro e della sua centralit�, Bertinotti cita il Pasolini del �Pci paese nel paese�.

              Su un punto tutti gli interventi si ritrovano: la centralit� del lavoro nella sua molteplicit�. E al tempo stesso la persistenza di un disegno generale di trasformazione della societ�. E’ da qui che si dipanano strategie e sensibilit� diverse. Utilissima � stata la ricostruzione fatta da Tortorella del secolo di conflitti, vittorie e sconfitte della Cgil dentro la storia d’Italia, dalla conquista della democrazia, alla sua cancellazione nel Ventennio fascista e classista, alla sua riconquista. Fino all’oggi, alla rinuncia dei partiti alla �pretesa� di rappresentare il lavoro in nome della rappresentanza del cittadino consumatore. Mutando il referente sociale, dice Tortorella, mutano anche i partiti. Anche per la rappresentanza sociale si pone il problema: la stagione della separazione delle competenze e la delega della �sintesi� alla politica � alle spalle. Tortorella richiama il pensiero di Sabattini, e la ricerca di una strategia per combattere la riduzione del lavoro a merce nell’introiezione del modello americano. Un sindacato che nella globalizzazione assumesse �postmodernit� e fine della storia�, e al tempo stesso facesse della concertazione un’ideologia, sarebbe destinato a svanire. Il valore del conflitto, la battaglia per il cambiamento e la democrazia che passa attraverso il giudizio dei lavoratori con il voto, sono gli elementi costitutivi della Fiom, il dna trasmesso da Sabattini al suo sindacato. Un sindacato indipendente. L’ultima parola ai lavoratori non per indebolire la rappresentanza sindacale ma per rafforzarla, sostanziandola. La sinistra non esiste, se non ha il lavoro al centro del suo agire. Vedere il processo di riduzione del lavoro a merce � obbligatorio per battersi al fianco di chi la subisce.

                In Fiom, con Claudio, la discussione sull’indipendenza del sindacato fu ripresa nel primo governo Prodi, ricorda il segretario Gianni Rinaldini, rivendicando l’attualit� dell’aggettivo �antagonista� nello statuto del sindacato dei metalmeccanici Cgil. Un termine che ha precisi riferimenti sociali, dunque di parte, con cui costruire ipotesi politiche generali. Rinaldini parla di una �nuova sinistra� che segni discontinuit� e rotture con la tradizione, capace di leggere e combattere i processi rifiutando la fine della storia. Insomma, parla di una nuova societ� e ricorda l’incredulit� di Sabattini, quasi il rifiuto a prendere atto che una �sinistra� possa non schierarsi per l’estensione dell’articolo 18, o addirittura invitare a non recarsi alle urne. Pratica democratica e progetto generale sono le due gambe della Fiom, il cui agire non pu� che essere legittimato dal voto dei lavoratori. Figuriamoci se Sabattini poteva accettare l’idea di una rappresentanza dimezzata, a cui resti la delega a battersi sic et simpliciter per la �redistribuzione� dentro il quadro dato. Quel quadro compete al sindacato, gli compete la lotta per cambiarlo. Rinaldini ricorda il biennio ’68-’69 e il tentativo ostacolato di costruire una vera unit� dal basso, a partire dalle condizioni materiali di lavoro.

                  Partiamo dal presupposto che in questa societ� esistono interessi diversi e che l’interesse generale scaturisce dal confronto e dal conflitto tra essi. Ora, invece, l’interesse generale �� l’interesse dell’impresa�, conclude Rinaldini che si dichiara sbalordito dalle reazioni passive alla pretesa di Montezemolo di avviare un patto per la produttivit�: �Sarebbe l’annullamento degli interessi di una parte, la nostra�. Sarebbe �la mutazione genetica della rappresentanza sindacale�.