Crumiraggio Ikea contro lo sciopero I lavoratori: i diritti non si smontano

06/06/2015   (Il Manifesto)

Dal modello socialdemocratico racchiuso nello slogan «togetherness» (spirito di solidarietà) ai crumiraggio per sostituire chi fa sciopero. Ne ha fatta di strada la svedese Ikea. E la sua deriva contro i diritti dei lavoratori oggi rischia di toccare un punto di non ritorno. Anche in Italia. Dopo aver disdettato prima il contratto nazionale del commercio e pochi giorni fa quello integrativo, la multinazionale svedese dell`arredamento si prepara a fronteggiare il primo sciopero nazionale unitario in Italia con una pratica da far invidia a Marchionne e degna dei padroni delle ferriere e dei latifondisti di inizio novecento. Già da giorni nei 21 ipermercati sparsi sulla penisola l`azienda sta formando lavoratori interinali che andranno a sostituire chi oggi deciderà di scioperare contro il taglio del salario accessorio. «Abbiamo parecchie segnalazioni dal territorio», denuncia Giuliana Mesina, segretario nazionale Filcams Cgil. «Da noi al Porta di Roma sono stati chiamati almeno 16 interinali – conferma Daniela, delegata sindacale – . E in più l`azienda sta facendo pressioni sui nostri colleghi più deboli, chiedendo loro di non scioperare e ingannandoli con la promessa di straordinari ben pagati per sostituirci». Il primo sciopero in 25 anni di storia italiana dell`azienda che ha rivoluzionato il mondo dell`arreddamento introducendo il low cost e il montaggio da parte del cliente delle ormai mitiche librerie Billy è stato preso come un oltraggio. Piazzarlo di sabato – giorno di massima vendita – non è stato tollerato. Di qua la decisione di rispondere con l`assuzione di interinali. Ma i lavoratori non si perdono d`animo. Lo slogan scelto per lo sciopero è già un vero capolavoro: «I diritti non si smontano» con una brugola sullo sfondo. In ogni negozio si terranno presidi e volantinaggi con lo scopo di portare anche i clienti dalla parte dei lavorato- ri. «Noi a Porta di Roma useremo la fantasia: striscioni, volantini e canti per spiegare a tutti come le polpette di Ikea siano diventate indigeste: calano gli stipendi e aumentano i problemi». «Nonostante sia il primo sciopero nazionale le assemblee sono state tutte molto partecipate e lì si è deciso di scioperare oggi su tutto il turno», spiega Giuliana Mesina. Il 29 maggio, a soli due giorni dalla scadenza e dall`automatico rinnovo, Ikea Italia ha deciso unilateralmente di disdettare contratto integrativo, quello che prevede indennità in caso di lavoro festivo o straordinario. «Per un full time come me si tratta di rinunciare ad una mensilità l`anno», racconta Daniela, «si tratta dell`ennesimo sopruso di un`azienda che di socialdemocratico non ha più nulla: io lavoro qui da 10 anni, sono un terzo livello e prendo 1.300 euro, ma le condizioni di lavoro peggiorano giorno dopo giorno». «L`incidenza del taglio del salario accessorio aumenta poi per i part time: chi lavora solo 20 ore la settimana e guadagna anche solo 500 euro al mese, sfruttava le domeniche per arrivare ad uno stipendio decente di 700 euro», spiega Giuliana Mesina. Lo sciopero è unitario. Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs hanno deciso subito per ben 16 ore di sciopero per contrastare duramente la scelta dell`azienda. Venerdì prossimo è comunque previsto un incontro nella sede di Bologna e un altro è già convocato per il 25 giugno. «Noi vogliamo il confronto e puntiamo unitariamente a far capire che 25 anni di buone relazioni sindacali non si possono buttare in un così poco tempo», chiude Mesina. Ikea Italia ha replicato in una nota di ritenere necessaria una revisione dei contenuti dell`attuale contratto integrativo aziendale (Cia), «stipulato ormai 4 anni fa: il contesto economico degli ultimi anni è radicalmente mutato e impone di rivedere i contenuti del Cia per garantire un futuro solido e sostenibile a Ikea in Italia». Il modello Marchionne è arrivato anche in Scandinavia.