Cronaca di una débâcle Cofferati riallinea tutti e spacca pure il Polo

26/03/2002

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martedì 26 marzo 2002

IL FOGLIO di oggi






Piena rottura coi sindacati
Cronaca di una débâcle Cofferati riallinea tutti e spacca pure il Polo
La nota di Palazzo Chigi su Martino, Bossi e Sacconi non raggiunge l’obiettivo, e il tavolo resta vuoto

Il cerino acceso del terrorismo Roma. Una débâcle che Berlusconi non aveva messo in conto, quella abbattutasi ieri sul governo. Confidava, oggi, nella ripresa del dialogo sociale. Si ritrova senza dialogo e con Sergio Cofferati più forte che mai. Palazzo Chigi, in pieno accordo con Roberto Maroni, voleva dedicare l’incontro odierno a un’analisi seria del fenomeno terroristico. Insieme con i sindacati. Senza far marcia indietro sull’articolo 18. Senonché Sergio Cofferati ha avuto buon gioco a scombinare tutto. Ha riallineato dietro di sé Uil e Cisl. Ha compattato ulteriormente l’opposizione dietro la propria bandiera. Ed è riuscito anche nel capolavoro di mettere un cuneo dentro la maggioranza. Un bilancio niente male, quello del giorno di san Disma, il Buon Ladrone protettore dei moribondi, dei condannati a morte e dei peccatori ravveduti: e ognuno veda a sua scelta chi tra gli interlocutori “sociali” lo debba ringraziare. Per Cofferati la domenica era cominciata sotto un’altra luce. Il successo del Circo Massimo doveva fare i conti con la prospettiva di un dialogo tra governo, Cisl e Uil che sarebbe ripreso. Di qui la ricerca di una iniziativa volta a impedirlo. L’articolo di Antonio Martino sulla Sicilia e l’intervista di Umberto Bossi al Messaggero si prestavano alla bisogna per la durezza dei loro giudizi, ma insieme avevano un difetto. Entrambi erano esclusivamente rivolti alla Cgil, con Martino a sostenere che i partecipanti alla manifestazione Cgil “inconsapevolmente” avevano sostenuto la stessa tesi degli assassini di Marco Biagi, e Bossi a dire che “le bugie di Cofferati sono state l’alibi per il ritorno del terrorismo”. I dubbi sono stati superati alla lettura, ieri mattina, dell’intervista del sottosegretario Maurizio Sacconi alla Stampa. Più misuratamente criticava la linea del “nessun nemico a sinistra” di Cofferati, ma il suo appello a tutti i sindacati – “contro il terrorismo vogliamo fatti concreti, ci sono situazioni di confine che tutti conoscono” – era ciò di cui Cofferati aveva bisogno. Rapida riunione di segreteria, dunque, e mandato ai legali della Cgil a tutelare organizzazione e segretario contro le offese dei tre componenti del governo. In parallelo, una lettera a Berlusconi in cui gli si è chiesta una “formale smentita”. Con l’attenzione di non limitarsi alla tutela della Cgil, “ma di tutto il sindacato”. Da metà mattinata in avanti, per il governo è iniziato il calvario. La speranza che Luigi Angeletti e Savino Pezzotta non condividessero l’aut aut di Cofferati è risultata vana. I contatti riservati del governo hanno ottenuto solo da Pezzotta di rinviare a stamane la decisione formale se accettare o meno l’invito a Palazzo Chigi, mentre la Uil ha subito detto che non ve ne erano le condizioni. Ma anche Pezzotta ha fatto intendere che quelle ministeriali erano calunnie e di andare all’incontro non se ne parlava. Nell’opposizione, l’incoraggiamento a trattare rivolto domenica da Enrico Letta metteva la sordina, e Piero Fassino sposava la linea dura. Le preoccupazioni del Quirinale La vera novità veniva dal “macchina indietro” chiesto da due partiti della maggioranza. Prima An, con una nota del portavoce Mario Landolfi, critica verso gli “eccessi verbali” che “danneggiano innanzitutto l’esecutivo”. Poi, una nota del leader del Ccd-Cdu Marco Follini, che chiedeva al premier di ripristinare “civiltà e serenità: due valori che in alcune parole pronunciate da membri del governo sembrano essere del tutto dimenticate”. Entrambe le note, nelle intezioni dei due partiti, erano vergate con un occhio attento alle riservate, ma pressanti attenzioni agli sviluppi in corso da parte di Carlo Azeglio Ciampi, in visita in Molise. Rosy Bindi, rompendo il silenzio che gli esponenti dell’Ulivo si erano ultimamente decisi a mantenere sul Quirinale, parlava apertamente di un “Berlusconi che disattende le aspettative di Ciampi”. Alle cinco de la tarde, il piede in fallo finale con la nota di Palazzo Chigi: “Nessuna collusione, ambiguità o contiguità del sindacato verso il terrorismo”. Emessa senza preventiva verifica della sua utilità, che si è rivelata nulla. Non si è neppure dovuto scomodare Cofferati per respingere la nota. Lo hanno fatto per primi Cisl e Uil, nonché i leader dell’Ulivo D’Alema in testa. Alla Cgil ci si fregano le mani. “Berlusconi è nei guai. D’Amato è isolato e nessun imprenditore lo difende. Le loro riforme non andranno da nessuna parte”.