Crollo dei consumi, a gennaio -2,5%

24/03/2005
    giovedì, 24 marzo 2005

    Pagina 42 – Economia

      Scende la spesa alimentare, deludono i saldi.
      I commercianti: siamo oltre il livello di guardia.
      Congelato lo sciopero dei distributori
      Crollo dei consumi, a gennaio -2,5%

      LUCIO CILLIS

      ROMA – Neanche i saldi, iniziati con settimane d´anticipo rispetto agli anni scorsi, hanno risollevato le sorti delle vendite al dettaglio. L´Istat ieri ha tracciato un quadro che comincia a preoccupare seriamente il settore: a gennaio 2005 l´indice ha registrato una diminuzione del 2,5 per cento rispetto allo stesso mese dell´anno precedente. Le vendite degli alimentari e dei non alimentari sono diminuite, rispettivamente, dell´1,8 per cento e del 3,1 per cento, con contraccolpi pesanti per tutti i gruppi di prodotti e le varie tipologie di distribuzione. Si va dal tonfo, anno su anno, a meno 4,1 per cento di gioiellerie e orologerie, a quelli pesanti dell´abbigliamento (meno 2,4%) e calzature (-2,7%).

      La diminuzione tendenziale del 2,5 per cento, si è verificata sia nella grande distribuzione (meno 0,6%), sia nelle imprese che operano su piccole superfici (-3,9%). La crisi, quindi inizia a sfiorare anche i "big" delle vendite, mentre è ormai confermato il "profondo rosso" per le imprese operanti su piccole superfici. Tra le diverse realtà della grande distribuzione, si salvano solo quelle "specializzate" (più 1,5%) e gli ipermercati (più 0,2%). Per il resto buio assoluto, con flessioni nei grandi magazzini (meno 2,1%), nei supermercati (meno 1,1%) e anche negli hard discount (meno 1,0%).

      Per quanto riguarda il valore delle vendite di prodotti non alimentari a gennaio i consumatori si sono dimostrati attentissimi nelle spese: le diminuzioni più consistenti hanno riguardato gioiellerie e orologerie (meno 4,1%), i prodotti di profumeria, cura della persona (meno 4%), mentre le variazioni negative più contenute si sono verificate nei gruppi elettrodomestici, radio, tv e registratori (meno 1,8%), abbigliamento e pellicceria (meno 2,4) e foto-ottica e pellicole (-2,5). A livello regionale va segnalato il calo consistente delle vendite nel Nord-est (-3,5%) e nel Centro (-3,3%).

      Questo contesto negativo allarma non poco i commercianti: il leader di Confesercenti, Marco Venturi parla di «dati preoccupanti e consumatori ormai sfiduciati». Venturi chiede così a gran voce un intervento del governo che ridia «la spinta necessaria per ripartire: non pochi spiccioli in busta paga ma iniziative serie e coraggiose…». E il Centro studi di Confcommercio rincara la dose ricordando che ci sono segnali che indicano una crisi oltre i livelli di guardia.

      Da ricordare infine l´invito lanciato ieri dal ministro delle Attività produttive Antonio Marzano, preoccupato per i nuovi, possibili rincari dei carburanti sotto Pasqua: «È bene astenersi dai rialzi», ha detto rivolgendosi alle compagnie. Da parte sua il presidente dell´Unione petrolifera, Pasquale De Vita, ha però sottolineato con un pizzico di polemica che «i rialzi e ribassi dei prezzi, li decidono le aziende autonomamente» e che bisogna tener presente «la crisi internazionale e le speculazioni sui mercati» che soffiano sui rincari. I gestori di Faib, Fegica e Figisc, invece, hanno congelato per il momento la protesta prevista per il dopo festività pur contestando, con Pietro Rosa Gastaldo della Faib, «l´assoluta mancanza di proposte da parte del governo».