Crollano le esportazioni italiane mai così male da quarant´anni

16/02/2010

La crisi non ha risparmiato le imprese esportatrici. Il 2009 sarà ricordato come l´anno nero del made in Italy: -20,7%, il dato peggiore dal 1970. La bilancia commerciale si salva in parte grazie ad un calo delle importazioni del 22%, il dato più basso mai rilevato. Il deficit degli scambi con l´estero si è così ridotto passando da 11,5 miliardi del 2008 a 4,1 miliardi di euro.
Guardando alle aree geografiche, particolarmente accentuato è il ribasso dei flussi commerciali verso i Paesi dell´Unione Europea: -22,5%, il risultato peggiore dal 1993, cioè da quando sono disponibili i dati. La caduta ha scosso anche il saldo commerciale del Vecchio Continente, che dà positivo, +9.942 milioni del 2008 è diventato negativo, -1.791 milioni di euro. Le diminuzioni più rilevanti hanno riguardato l´export verso Spagna (-31%), Regno Unito (-22,6%) e Grecia (-21,4%). Ma anche Austria (-20,8%), Belgio (-18,1%) e Francia (-18,0%).
La crescita è altrove, il confronto import-export con i paesi extra Ue è positivo, ma di soli 136 milioni di euro, a dimostrazione che i prodotti italiani risentono delle posizioni meno solide che hanno conquistato in Asia e in America Latina. Per questo le imprese italiane stanno beneficiando solo in minima parte del rimbalzo in corso del commercio internazionale trainato dalla Cina di cui godono già paesi europei come la Germania.
Nel dettaglio a pesare di più sul tonfo dell´export sono i cali che hanno interessato i prodotti petroliferi raffinati i metalli di base e prodotti in metallo (esclusi macchine e impianti); mezzi di trasporto, soprattutto autoveicoli; abbigliamento, pelli, accessori e prodotti tessili. La debacle è generalizzata: si salvano solo articoli farmaceutici, chimico-medicali e botanici.
La speranza, espressa anche dal viceministro allo Sviluppo Economico Adolfo Urso, è quella che il 2009 si possa già consegnare alla storia come l´anno peggiore della crisi «L´export dovrebbe aver toccato il fondo – ha dichiarato Urso – abbiamo la convinzione che il 2010 sarà l´anno della svolta».
Qualche speranza arriva dall´andamento degli ultimi due mesi dell´anno: a novembre e dicembre le esportazioni hanno registrato un dato destagionalizzato positivo rispetto al mese precedente: rispettivamente +2,4% e +4,4%. E sempre nell´ultimo mese dell´anno scorso, rispetto allo stesso periodo dell´anno precedente, i flussi commerciali verso i Pesi dell´Ue sono tornati ad avere il segno più davanti dopo 14 mesi, da settembre del 2008, di risultati negativi.
Non sono altrettanto ottimisti i sindacati che prendono di mira la mancanza di politiche del governo. Per il segretario della Cgil Guglielmo Epifani: «I dati sono la vera spiegazione del perché l´Italia, che non ha avuto problemi con il proprio sistema bancario e finanziario, paga molto la crisi. Questo implicherebbe il bisogno di avere una politica industriale che riguarda le imprese manifatturiere e una parte dei servizi. Lasciare andare le cose così, con una crisi come questa, non funziona questa volta».
«Le imprese italiane vanno sostenute adesso più che mai con una forte politica di investimenti da parte di governo e Regioni, sia per quanto riguarda la ricerca che per quanto attiene l´innovazione tecnologica» è il commento della Cisl, per la Uil «servono aiuti, investimenti, risparmi fiscali nei confronti del settore produttivo, dei lavoratori e dei pensionati»