Crollano i consumi Anche quelli alimentari

26/03/2010

Ha ragione la Confcommercio: i consumi degli italiani stanno crollando. Negli ultimi tre anni la caduta è stata rovinosa (-5,6%) e il 2010 si apre nel peggiore dei modi: le vendite al dettaglio dei prodotti alimentari sono diminuite a gennaio dell’1% rispetto a dicembre e del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2009. L’Istat segnala che il dato congiunturale (la variazione su dicembre) è il peggiore da aprile 2007, mentre quello tendenziale (rispetto al gennaio 2009) è il peggiore dalmarzo 2009, quando segnò un -5,2%. Nel complesso le vendite al dettaglio a gennaio sono diminuite dello 0,5% rispetto a dicembre e del 2,6% rispetto a gennaio 2009. E, puntualizza l’Istat, il dato congiunturale è il peggiore dal dicembre 2008 quando la caduta fu dello -0,7%. Secondo l’Istituto di statistica, la caduta delle vendite su dicembre (-0,5%) è il risultato di una flessione dell’1% delle vendite alimentari (il dato peggiore da aprile 2007) e dello 0,3% dei prodotti non alimentari. Rispetto a gennaio 2009 le vendite alimentari sono crollate del 3,3% (il calo più consistente da marzo 2009) mentre quelle dei prodotti non alimentari sono diminuite del 2,3%. Il calo tendenziale è stato forte soprattutto nelle imprese della grande distribuzione (-3,1%) mentre le imprese operanti su piccole superfici hanno segnato un -2,2% su gennaio. Altro nota imporante che amplifica la caduta: dite sono registrate a prezzi correnti. Questo significa che incorporano anche l’inflazione. Tenendo conto di questo particolare non trascurabile (anche se la crescita dei prezzi su base annua è contenuta nell’1,3%) la caduta delle vendite e, quindi dei consumi, sarebbe maggiore. In gennaio a soffrire di più della caduta delle vendite è stata la grande distribuzione. nell’alimentare, infatti, le imprese della grande distribuzione hanno segnato un calo delle vendite del 3,5% mentre le imprese operanti su piccole superfici hanno registrato un calo delle vendite del 3,1%. Nel comparto non alimentare la grande distribuzione le vendite sono scese del 2,9% a fronte del calo del 2% dei piccoli negozi. Nell’alimentare gli ipermercati e i supermercati hanno perso il 3% del fatturato al livello tendenziale mentre i discount alimentare hanno segnato un -2,9%. Sul calo complessivo del 2,6% delle vendite a gennaio spicca quello dei prodotti farmaceutici (-4,2%) e delle dotazioni per l’informatica (-4,3%). Reggono meglio la crisi l’abbigliamento e le calzature (-1,2% per entrambi i comparti) la foto ottica (-0,6%) e il settore dei giocattoli, sport e campeggio (-0,9%). Un dato che colpisce (e conferma quanto sostiene la Confcommercio) è che l’indice delle vendite (destagionalizzate) in gennaio è pari a 100, esattamente come era nella media del 2005. D’altra parte, anche il Pil è sugli stessi livelli del 2005, così come le retribuzioni. Ma non è solo l’Italia in sofferenza: ieri sono stati diffusi i dati sulla spesa per consumi in febbraio in Francia e l’Insee (l’Istat francese) segnala una flessione congiunturale dell’1,2% che segue la caduta del 2,5& in gennaio.Ma una differenza c’è: su base annua le spese sono salite dell’1,6%. In Gran Bretagna, invece, dopo il crollo di gennaio (-3,0%) in febbraio le vendite al dettaglio sono salite del 2,1%, trainate (+11,2%) dal forte incremento nelle vendite di articoli per la casa. Insomma, il piatto piange. E come ha confermato ieri il presidente della Bce, Trichet, la ripresa c’è, ma la crisi non è finita e «non possono essere esclusi ritorni indietro ».