Crollano fatturato e ordini l´Azienda Italia nel tunnel

26/03/2004

venerdì 26 marzo 2004

Pagina 36 – Economia 
A gennaio cali del 6,5 per cento e del 6,1 per cento. Mai così giù da tre anni
Crollano fatturato e ordini l´Azienda Italia nel tunnel
Montezemolo:"Da sei mesi qui nessuno fa più nulla"
          La Fiom: "E´ la più grave recessione dal 1945 a oggi"
          Cgil-Cisl-Uil: "I dati rafforzano le ragioni dello sciopero"

          ROBERTO MANIA

          ROMA – Crollano fatturato e ordinativi dell´industria. Anche ieri l´Istat ha certificato il progressivo declino del nostro apparato produttivo. Nel mese di gennaio il fatturato dell´industria ha segnato il peggiore valore da almeno tre anni a questa parte, con un calo del 6, 5% rispetto ad un anno fa e dello 0, 6% in confronto al mese precedente. Stessa tendenza per gli ordinativi del settore industriale diminuiti del 3, 7% in un mese e del 6, 1% in un anno. Si tratta rispettivamente del peggiore risultato dall´agosto del 2003 e da ottobre 2002.
          La Confindustria ha parlato di «ristagno» della produzione industriale, ma per la Fiom-Cgil «è la più grave recessione dal dopoguerra». Tanto che il presidente designato degli imprenditori, Luca Cordero di Montezemolo, ha auspicato il recupero di «alcuni valori e spirito del dopoguerra» per uscire dalla crisi. «Sono sei mesi – ha aggiunto – che non si sente più parlare di un problema vero del nostro Paese, da parte di nessuno, né di maggioranza né di opposizione. Mentre si sente parlare di due persone che entrano in campo: non si gioca più a pallone e allora per un mese si parla solo di calcio». Un clima diverso sarebbe necessario anche per il presidente del gruppo Pirelli-Telecom, Marco Tronchetti Provera: «L´Italia – ha detto – ha bisogno di ricreare, attraverso progetti chiari, un´atmosfera di fiducia».
          Ma per Cgil, Cisl e Uil l´Istat ha rafforzato le ragioni dello sciopero generale di oggi. «Il Paese va in rovina – secondo il segretario confederale della Cisl Raffaele Bonanni – serve una politica non ordinaria ma straordinaria, perché straordinario è il collasso del Paese». Il rischio per l´Italia – secondo Carla Cantone della segreteria Cgil – è di «perdere la sua vocazione industriale con gravi danni per l´insieme dell´economia». Sarcastico il segretario generale aggiunto della Uil, Adriano Musi: «L´unico segno positivo che registriamo è l´aumento delle scorte nei magazzini».
          I dati di ieri sono solo gli ultimi di una catena negativa a gennaio: dal – 2, 8% della produzione industriale, al record di 2, 3 miliardi di euro del deficit commerciale. Presto – con la prossima Trimestrale di cassa – il governo sarà costretto a rivedere al ribasso anche le stime di crescita del Pil dall´1, 9% probabilmente all´1, 4%. Ma – secondo molti economisti – nel 2004 rimarremo sotto l´1%. La ripresa appare sempre più lontana per diversi fattori tra i quali, a parte l´incertezza del quadro internazionale, la debolezza della domanda interna (le retribuzioni non crescono), l´aggressiva concorrenza di paesi come la Cina e la forza dell´euro che penalizza le nostre esportazioni. Infatti il picco registrato ieri riguarda soprattutto fatturato e ordinativi esteri: rispettivamente – 9, 3% (contro un – 5, 3% nazionale) e – 7, 5% (-5, 5% nazionale).
          Tutte le principali industrie hanno perso terreno in termini di fatturato: si va dal – 5, 5% dei beni di consumo rispetto all´anno precedente al – 10, 3% dell´energia. A livello di settore solo le voci estrazioni di minerali (+3, 2%) e produzioni di beni di trasporto (+4, 2% dovuto al +7, 6% degli autoveicoli e al – 7, 3% registrato da navi, aerei e treni) hanno segnato variazioni tendenziali positive. Abbigliamento, calzature e apparecchi meccanici sono stati invece i settori che hanno riportato le perdite più pesanti (rispettivamente – 10, 8%, – 13, 3% e – 16%). L´industria del mobile ha perso il 12%. E´ la crisi del modello dei distretti industriali, delle piccole imprese che hanno fatto il Made in Italy. Come ha ricordato ieri il segretario generale della Cna Gian Carlo Sangalli per il quale si sentiranno presto gli effetti della crisi anche sull´occupazione.
          Per quanto riguarda gli ordinativi, variazioni positive sono state registrate solo nella produzione di mezzi di trasporto (+13%) e nell´industria tessile (+5%). Negli altri settori le variazioni negative più significative sono state quelle della fabbricazione di prodotti chimici e fibre sintetiche (-17%), dell´industria delle pelli e calzature (-16, 6%), della produzione di carta (-12%).