Crolla la produzione industriale, a luglio -3,7%

16/09/2004


            giovedì 16 settembre 2004

            PARTICOLARMENTE COLPITO IL MADE IN ITALY. NEI PRIMI SETTE MESI LA VARIAZIONE E’ POSITIVA DELLO 0,3%
            Crolla la produzione industriale, a luglio -3,7%
            Montezemolo: il Paese è fermo. Marzano: ci sono segnali di ripresa

            Roberto Ippolito

            ROMA
            Un brutto segnale. La produzione industriale va giù in picchiata. A luglio scende del 3,7% rispetto allo stesso mese del 2003 ed è il peggiore risultato da oltre un anno. Particolarmente colpito il made in Italy, dalle scarpe agli apparecchi di precisione, dagli alimentari ai mobili. «Il paese è fermo» si rammarica il presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo manifestando la sua «grande preoccupazione per i dati» diffusi ieri dall’Istat.


            E’ invece fiducioso sull’avvio della ripresa il ministro delle attività produttive Antonio Marzano. Diversamente da lui è allarmata l’opposizione di centrosinistra con le dichiarazioni di Enrico Letta e Pierluigi Bersani, responsabili economici rispettivamente della Margherita e dei ds.


            In ogni caso è un’economia ancora in difficoltà quella che risulta dall’andamento della produzione industriale. Con la correzione dell’indice sulla base dei giorni lavorativi (22 a luglio 2004 contro i 23 di luglio 2003) è in calo dell’1,2% anche l’indice di luglio rispetto a giugno. Senza correzione si registrerebbe un incremento dello 0,4. L’indice corretto dei primi sette mesi del 2004 è lievemente positivo: +0,3.
            Da gennaio a luglio l’auto va molto male: il settore segna infatti un -13,5% anche se il solo mese di luglio si chiude con un +1,1. Su base annua l’indice corretto presenta dati negativi per i beni di consumo (-2,7) e per quelli strumentali (-2,4) e positivi per l’energia (+1,2) e i beni intermedi (+0,3).


            Di fronte alla situazione descritta dall’Istat bisogna reagire, dice Montezemolo: «Serve l’impegno di tutti», serve un impegno congiunto «dal mondo politico a quello finanziario», dalle «banche che devono fare un grande sforzo» al mondo industriale teso a garantire la «coesione sociale con il sindacato». Adesso è essenziale «essere capaci di lavorare insieme», con la piena consapevolezza che «la capacità di competere è l’urgente priorità da condividere tutti».


            L’Italia, dice il presidente della Confindustria a margine della conferenza stampa per l’ingresso dell’Enel nell’associazione, ha bisogno di «una politica» e di «strumenti per lo sviluppo che ci attendiamo nelle prossime settimane».
            Spiega Montezemolo: «Quando in un paese come l’Italia abbiamo una produzione uguale a zero o che arretra ed è quindi notevolmente inferiore a quella di Francia e Germania e clamorosamente lontana dall’India, dalla Cina e dagli usa, con un segno altrettanto negativo nel turismo, allora altro che gioco di squadra: serve una grande attenzione non ai problemi che la gente non considera prioritari ma straordinaria all’economia».


            Per l’Italia è necessario, sostiene ancora Montezemolo, «recuperare un livello produttivo» adeguato, provocare «un incremento della produttività» e stimolare «maggiori investimenti pubblici e privati».


            Marzano vede solo «un calo anno su anno» della produzione industriale ma «un miglioramento su base congiunturale». Perciò il ministro delle attività produttive crede che «ci siano segnali di ripresa sia per l’export sia per gli investimenti» e afferma che i «segnali ci cosno e sogno significativi». Marzano evidenzia comunque l’esistenza di «un problema di consumi che ancora non hanno raggiunto un ritmo elevato» notando che «in questo fenomeno c’è un fattore strutturale: quando la società invecchia gli anziani consumano meno».


            Enrico Letta obietta che «la produzione industriale continua a essere stagnante» e «non è vero, come qualcuno ha lasciato intendere nelle scorse settimane, che anche in Italia la ripresa era in atto». Letta afferma che «in realtà non si vede ancora la luce in fondo al tunnel e senza una svolta di politica economica l’Italia potrà solo tirare a campare».


            Di produzione «stagnante» parla anche Bersani il quale osserva che «nel settore manifatturiero dall’inizio dell’anno non ci siamo mossi e siamo ancora due punti e mezzo sotto la produzione dell’anno 2000». Bersani rileva che «la distanza dagli altri paesi europei sta crescendo vistosamente e si evidenziano divaricazioni impressionanti fra diversi settori produttivi».


            Di «gravi difficoltà nel nostro sistema produttivo» parla poi il segretario della Cisl Savino Pezzotta che rinnova anche la sua richiesta «al governo di intervenire, attuando una politiva fiscale diversa da quelle passate e che stimoli l’attività delle aziende». Per Marigia Maulucci, segretaria confederale della Cgil, «il nostro sistema produttivo non riesce ad agganciare i segnali di ripresa che anche in Europa cominciano a farsi sentire». A suo giudizio ci sono «gravissime responsabilità del governo» che con la legge «finanziaria mira a penalizzare gli incentivi alle imprese
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