Crisi subprime: Soffrono anche i fondi pensione

12/11/2007
    lunedì 12 novembre 2007

      Pagina 26 – TuttoSoldi

        Crisi subprime
        Soffrono anche
        i fondi pensione

          Ripercussioni persino sulle linee più prudenti

            FRANCESCO SPINI

            MILANO
            Da quando la Borsa è diventato il perno dei destini delle pensioni di migliaia di italiani, anche la recente crisi legata ai mutui subprime americani ha assunto contorni imprevedibili. Che ne sarà dei soldi del Tfr confluiti nei fondi pensione? Attraverso gli ultimi dati disponibili, è possibile però dare un’occhiata a come i prodotti pensionistici – in specie negoziali – hanno affrontato il primo episodio della crisi, che tra la fine di luglio e agosto ha trascinato nella bufera i listini di mezzo mondo. Secondo i dati elaborati per La Stampa dalla società di consulenza finanziaria indipendente Consultique, le maggiori ripercussioni si sono registrate tra i comparti azionari. Esempi? Il «Dinamico» di Fondenergia ha perso il 3,12%, 2,66% la flessione della linea «Crescita» del fondo dei chimici, Fonchim. Nemmeno i metalmeccanici possono gioire per la linea «Crescita» del loro Cometa che va a -1,06%, ma sempre meglio del -2,14% del comparto più azionario di Fopen (dipendenti del gruppo Enel) o del -2,60% di Gommaplastica. Due mesi vissuti pericolosamente, insomma, e che hanno colpito, seppure in misura minore, anche i comparti più prudenti, quelli monetari. Alcuni numeri: il «Monetario Plus» del Cometa ha perso nei due mesi estivi lo 0,30%, i «Moneta» e «Stabilità» di Fonchim rispettivamente lo 0,45 e lo 0,95%. Cosa è successo? Commenta Giuseppe Romano, a capo dell’ufficio studi di Consultique: «Diverse gestioni monetarie, le più prudenti dopo le linee garantite, sono investite anche su bond societari. Il rating più alto è dei bond bancari, i più colpiti dalla crisi di liquidità generata dalla crisi “subprime”. Di qui le performance negative».

            Se tutto questo accade nei due mesi «caldi» della crisi – assolutamente insufficienti per giudicare un fondo pensione, che invece contempla un investimento di lunghissimo termine -, nei primi nove mesi dell’anno le linee più «aggressive», dove la quota azionaria è importante, si rivelano comunque le più redditizie. Se comparato con il 2,04% di rendimento netto del Tfr (75% dell’inflazione più l’1,5%) al 30 settembre, i dati per ora (in attesa di quelle che potranno essere le ripercussioni dell’ultimo periodo di altalena dei mercati) sono confortanti. C’è il +4,73% del Fonchim, il 4,83% del Cooperlavoro, il 2,30% del Cometa. Non lo stesso si può dire delle linee più prudenti, spesso al di sotto del rendimento del Tfr: si va dal «Moneta» di Fonchim (1,37%) al «Monetario Plus» del Cometa che riporta un +1,75% e al «Monetario» Fopen con il suo +1,94%. A sentire i gestori, le azioni sono ancora da preferire. «Continuiamo a pensare che sul lungo periodo continueranno a dare un rendimento superiore – sottolinea Enrico Bovalini, responsabile portafogli istituzionali di Pioneer -, con un rapporto tra rischio e volatilità migliore. Per il resto è chiaro che in momenti come questa contano le scelte attive dei gestori. Nel settore bancario, ad esempio, da tempo siamo largamente sottopesati». E poi contano le scelte tra i comparti dei fondi pensioni. «L’approccio più tranquillizzante – secondo Alessandro De Carli, responsabile gestioni quantitative di Eurizon Capital – resta il cosiddetto “life cycle”. Cambiare profilo di rischio mano a mano che ci si avvicina all’età pensionabile, per evitare che cicli negativi di Borsa condizionino il periodo finale e quindi il montante su cui sarà calcolato il vitalizio». Del resto, aggiunge Romano, «il nodo di un fondo pensione è che le performance sia positive sia negative contano di più nella fase finale della vita lavorativa, quando i soldi versati costituiscono un capitale importante, dunque da preservare da crolli improvvisi».