Crisi: risposte deludenti dei ministri delle finanze del G20

Danilo Barbi – Leopoldo Tartaglia
Crisi: risposte deludenti dalla riunione delle IFI e dei ministri delle finanze del G20
04/10/2011  | Politiche globali

Si sono riuniti a Washington, tra il 23 e il 25 settembre scorso, gli organismi direttivi della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, insieme ai ministri delle Finanze del G20.

“La ripresa economica è rallentata con implicazioni sociali, perché si creano meno posti di lavoro”, ha dichiarato la Direttrice del FMI, Cristine Lagarde, all’apertura degli incontri.
Lagarde ha sottolineato che il debito delle economie avanzate rischia di soffocare la ripresa e ha insistito sul fatto che siamo entrati in una “fase pericolosa della crisi”, esortando i governi a trovare una volontà politica forte, una “risposta collettiva”.

Mentre sembrava che questa risposta collettiva il G20 l’avesse già trovata un anno fa, in realtà da allora, e anche in questo vertice, non è stato approvato nessun piano d’azione concreto per affrontarare la crisi finanzaria e quella economica e sociale.
Il G20 di Seul si era concluso con il “consenso sullo sviluppo per una crescita condivisa”. I rappresentanti delle più importanti economie mondiali si erano detti “determinati a porre l’occupazione al centro della ripresa, a garantire protezione sociale e lavoro dignitoso, a promuovere una crescita accelerata nei paesi a basso reddito”. Sembrava, in effetti, che ci fosse la volontà di seguire una reale inversione di rotta, dopo anni di deregolamentazioni del lavoro e di ridimensionamento dello Stato sociale.
I sindacati mondiali, le Global Unions, avevano commentato con cautela: “Da questo momento fino al G20 in Francia del 2011, vogliamo vedere fatti concreti in risposta alla crisi sociale profonda della disoccupazione globale”.
Nei documenti presentati a questo, come ai precedenti vertici (già pubblicati sul Taccuino), le Global Unions si sono opposte all’adozione di misure drastiche di austerità fiscale, che non favoriscono certamente la ripresa dell’occupazione.

Il fatto concreto più evidente dell’ultimo anno è che la ripresa, nelle economie occidentali, non c’è stata, né l’occupazione e le protezioni sociali sono state al centro delle politiche nella maggior parte dei paesi del G20, come invece i leader avevano promesso. Tanto meno sembra che questo possa avvenire ora che il debito spinge molti governi a misure e manovre depressive.

Il vertice di Washington ha avuto al centro la crisi dell’eurozona, mettendo tutte le altre questioni in secondo piano. Tuttavia, al di là delle dichiarazioni, non sono seguite indicazioni operative. Il comunicato del Comitato Monetario e Finanziario Internazionale si è limitato a richiamare i paesi dell’area euro a implementare le loro decisioni del 21 luglio e a aumentare la flessibilità del European Financial Stability Facility (EFSF), senza precise indicazioni sulla necessità di aumentarne la consistenza e di prevenire il possibile default della Grecia.

Anche l’attenzione ai temi dell’occupazione – presente nel comunicato e affrontati con più attenzione che in precedenza nella riunione del Comitato congiunto per lo sviluppo di Banca Mondiale e Fondo Monetario – non hanno prodotto alcuna concreta misura o indicazione.

Nel Piano d’azione dell’FMI, tuttavia, si coglie un’importante sottolineatura sul’importanza di politiche che favoriscano la crescita a breve termine, mentre il consolidamento del debito è un obiettivo di medio termine. Il Fondo, insomma, intende orientare la propria azione in una maniera diversa da quelle che sono le politiche di drastico e immediato taglio dei bilanci pubblici adottate in Europa.

Il sindacato internazionale avverte che i lavoratori più penalizzati sono quelli dei paesi con la crisi del debito. Le politiche di austerità sono tali che i salari saranno compressi, mentre cresceranno la precarietà, le disparità di reddito e la pressione sulle tutele sociali. Sono gli stessi paesi, tra l’altro, che avevano chiesto prestiti di emergenza al Fmi, dietro l’impegno a operare tagli alla spesa sociale, proprio mentre le banche private invece godevano di salvataggi pubblici.

Nell’esprimere, quindi, insoddisfazione per i risultati degli incontri di Washington, il sindacato internazionale conferma le sue pressioni e le sue iniziative per spingere i leader del G20 (che si riuniranno a Cannes nei primi giorni di novembre) ad intereventi concreti per la regolazione e la tassazione dei sistemi finanziari e per concrete politiche che mettano al centro la crescita dell’occupazione, dei salari e della protezione sociale, nelle economie avanzate come in quelle emergenti e in quelle più povere.

Negli allegati la traduzione dall’inglese  dei comunicato finale della riunione del Comitato Monetario e Finanzairio Internazionale, dei comunicati dei ministri delle finanze del G20 e della sintesi del piano d’azione del Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale.