Crisi, la Fnac taglia 510 posti di lavoro

18/01/2012

In dieci anni il suo modello è cambiato ben poco, mentre il mondo intorno si è notevolmente trasformato. Così oggi la Fnac, l`insegna francese che distribuisce prodotti culturali e tecnologici, deve procedere a un nuovo piano di austerità, il secondo in tre anni. La cura dimagrante si tradurrà nella soppressione di 510 posti di lavoro (310 dei quali in Francia) su un effettivo di 17 mila totali, in una razionalizzazione della presenza all`estero (Italia compresa) e in una riduzione dei costi pari a 80 milioni di euro nell`anno in corso. Il giro di vite è una risposta al calo del fatturato globale del gruppo (-3,2% nel 2011), alla pessima performance dei punti vendita (-5,4%) e soprattutto a un risultato
operativo che nel 2011 si è dimezzato, a 90 milioni di euro circa. I dirigenti del gruppo attribuiscono i risultati al «forte calo dei consumi delle famiglie» e al fatto che «il mercato dei prodotti tecnici conosce un forte stallo da nove mesi». Ma la verità è che nel corso dell`ultimo decennio l`insegna è cambiata poco in un mondo che invece si è molto evoluto, e non ha saputo adattarsi alle numerose rivoluzioni culturali, a partire dal crollo delle vendite dei dischi e dal boom dell`ecommerce. I tagli non inficeranno, secondo l`a.d. del gruppo Alexandre Bompard, sull`applicazione del piano strategico Fnac 2015, presentato nel luglio scorso e che prevede fra l`altro lo sviluppo di un miniconcept da 330 metri quadri e l`apertura di una trentina di nuovi punti vendita nei prossimi cinque anni, in Francia e all`estero. Oltre allo sviluppo di nuovi servizi legati al sito Fnac.com. Nominato a fine 2010, Bompard è il terzo a.d. in soli quattro anni. L`instabilità nella struttura manageriale del gruppo fa il paio con i dubbi sul fatto che l`azionista di riferimento (Ppr) accordi i mezzi finanziari necessari per il rilancio. Dubbi più che legittimi, dal momento che Ppr cerca, e invano, dal 2009 di vendere l`insegna, valutata 1,9 miliardi di euro.