Crisi, i poveri pagano 2 miliardi Questo è il rigore stile Tremonti

02/11/2010

Azzeramento delle politiche sociali. Questo il segno dell’ultima Finanziaria, diventata legge di Stabilità. Giulio Tremonti nei convegni parla di lotta alla speculazione, si ribattezza Robin Hood sui giornali, cita l’economia sociale di mercato, e intanto toglie i soldi ai più poveri. Sono loro che stanno pagando la crisi in Italia. Le cifre da sole parlano chiaro: i dieci fondi attivati tutti dai governi di centrosinistra tra il 2008 e il 2011 perdono l’86% delle risorse. «Questo governo non chiede ai ricchi neanche un euro di contributo al risanamento, mentre ai più deboli viene tolto tutto», dichiara Antonio Misiani, il parlamentare del Pd che ha elaborato le cifre per conto del Nens (vedi www.nens.it). RICCHI E POVERI Appena due anni fa l’assistenza poteva contare su due miliardi e mezzo di stanziamenti: nel 2011 si passerà a circa 350milioni. I due miliardi mancanti sono stati sottratti ai non autosufficienti, gli anziani più poveri, i bimbi delle famiglie meno abbienti, i senza-tetto. Due miliardi: quasi quanto «regalato» ai proprietari di casa più ricchi. Questo è il centrodestra al potere in Italia. Nella crisi c’è chi paga,mac’è anche chi o non paga nulla o addirittura ci guadagna. Il rigore ha un senso e un segno ben definiti. Altro che Cameron: in Gran Bretagna si sta ridimensionando uno Stato sociale di gran lunga più ricco. Qui si spazzano via anche le briciole che a fatica si erano individuate.
Il taglio più corposo riguarda il fondo per le politiche sociali. Nel 2011 sarà ridotto ad appena 75 milioni, contro gli oltre 900 di due anni fa. Una caduta agli inferi per tutte le politiche gestite dalle Regioni. Quel fondo finanzia infatti la rete dei servizi territoriali, quella più vicina alle persone. Grazie a quelle risorse si aiutano le famiglie più sfortunate a pagare le rette scolastiche, si finanziano gli asili nido e le scuole materne, si sostiene l’assistenza domiciliare e il volontariato. In mezzo alla crisi più dura di sempre, tutto questo viene azzerato, «compromettendo dieci anni di lavoro – scrive Misiani – di costruzione della rete d territoriale dei servizi ». Le politiche abitative, poi, sono il fiore all’occhiello del governo Berlusconi, che annuncia un piano casa ogni tre mesi, con cubature extra e ampliamenti a go-go. Nel frattempo il fondo affitti, destinato a chi non ha un tetto, viene taglieggiato con interventi a ripetizione. Nel 2008 le risorse erano a quota 205 milioni, passati poi a 161 e 143 nel biennio successivo. L’anno prossimo si arriverà a 33 milioni. «Nello stesso anno dovrebbe essere introdotta la cedolare secca sugli affitti – scrive Misiani – , che comporterebbe per i proprietari uno sconto di ben 852 milioni». Stanziamenti zero per l’inclusione degli immigrati, a cui vengono negati anche quei rari benefici sociali che ogni tanto il governo introduce, come la social card (sul cui utilizzonon ci sono dati aggiornati). Gli stranieri restano fuori dallo stato sociale, così come le donne e i bambini. Le politiche per la famiglia sprofondano a quota 52 milioni, dai 346 di due anni fa. A zero finisce anche il fondo per la non autosufficienza. Un dato inquietante inun Paese con 2,6 milioni di persone non autonome. Due milioni di loro sono vecchi soli, che finora sono stati aiutati dai servizi sociali del territorio. Ma da ora in poi quella rete non ci sarà più. Tutto raso al suolo nel silenzio assordante della politica.