Crisi finanziaria alla Eldo. La pagano i lavoratori

03/02/2003





Sabato 1 Febbraio 2003



          Crisi finanziaria alla Eldo. La pagano i lavoratori
          Mille posti a rischio nella catena degli elettrodomestici. La Cgil: i giovani dipendenti si avvicinano per la prima volta al sindacato
          ANTONIO SCIOTTO

          Un cliente ha rubato un computer? Il suo prezzo viene ripartito tra tutti i dipendenti del punto vendita, e sottratto dallo stipendio. Hanno dovuto subire anche questi abusi i dipendenti di Eldo, catena di negozi di elettrodomestici diffusa in tutta Italia, arrivando a perdere, come racconta Ramona Campari, Filcams Cgil nazionale, anche fino a 400 euro in un solo mese. Da dicembre, come se non bastasse, la busta paga è però totalmente vuota: la grave crisi che attraversa l’azienda di proprietà della famiglia romana Pica sembra ormai senza vie di uscita, e l’unica speranza per i quasi mille commessi dell’elettronica resta la vendita a un altro gruppo. Il marchio Eldo esiste già da parecchi anni, ma la fortuna è arrivata a metà degli anni Novanta, quando l’azienda ha puntato sulla distribuzione a rete. Il mercato degli elettrodomestici tirava, e soprattutto era ancora abbastanza nuova, per questo settore, l’idea di una grande catena diffusa capillarmente sul territorio. Successivamente, sono stati aperti i «Computer Superstore», sempre una catena, ma specializzata nell’informatica. Con il tempo, però, sono arrivati i concorrenti, sempre più combattivi: il più noto, oggi, è Unieuro, sponsorizzato dal poeta Tonino Guerra. I Pica hanno dunque cominciato ad avviare investimenti sul territorio un po’ più azzardati, lanciando nel 2001 anche la scommessa di colonizzare Spagna e Polonia. Smanie di grandeur subito abortite quando i fornitori hanno cominciato a batter cassa. Pur di rubare spazi alla concorrenza, poi, in molte realtà, da Civitavecchia a Foggia, da Cosenza alle Marche, i negozi e le licenze non sono stati acquistati ma semplicemente presi in affitto: appena è cominciata la crisi per la mancanza di liquidi, sono stati dunque i primi punti vendita a chiudere.

          «I ritardi nel pagamento delle retribuzioni sono cominciati in estate – spiega Campari – Sin dai primi incontri il sindacato ha richiesto che i contratti a termine, gli apprendisti e i contratti di formazione lavoro fossero confermati. Rappresentano oltre la metà del personale, e in caso di mobilità non hanno diritto agli ammortizzatori sociali. E’ fondamentale che un’azienda che ha usufruito di sgravi contributivi, oltre ai finanziamenti di molte regioni per realizzare corsi di formazione, si impegni seriamente nei confronti del personale». In settembre, per fare fronte all’indebitamento, Eldo decide di affittare tutto il ramo d’azienda del centro-sud alla Fly Immobiliare spa, finanziaria che agisce per conto della Prime Investment Holding, colosso finanziario Usa. La Fly, in questa fase, sembra intenzionata a rilevare addirittura tutto il gruppo, ma pone la condizione che venga prima riconosciuta la legge Prodi, ovvero il commissariamento per un anno con il fine del risanamento o della vendita.

          La Eldo, dunque, chiede l’applicazione della Prodi: il tribunale dovrebbe decidere entro un mese, ma l’ok alla amministrazione straordinaria è arrivato solo due giorni fa. Un danno notevole per il gruppo, che nell’attesa si è presentato alla clientela con gli scaffali sempre più vuoti. «I ragazzi si sono sforzati di rendere i negozi i più accoglienti possibile – spiega Campari – Mi hanno spiegato che ci sono tanti trucchi per non far capire al cliente che c’è la crisi: metti le scatole vuote negli scaffali al posto della merce, dici di scegliere dal catalogo e che l’oggetto acquistato arriverà direttamente a casa. Ma a lungo andare la gente capisce, a Natale alcuni punti vendita erano davvero desolanti».

          Solo in tempo di crisi i giovani di Eldo hanno deciso di avvicinarsi al sindacato: «Nei corsi di formazione – spiega la sindacalista – li abituano a essere individualisti, e fanno credere a un caposala di essere chissà che. In dicembre, quando non hanno avuto lo stipendio e la quattordicesima, hanno finalmente capito che non è tutto oro quello che luccica. Ho detto loro: "benvenuti sulla terra"». Ieri i dipendenti Eldo hanno partecipato al primo sciopero nazionale della catena. La proprietà, che pochi giorni fa si era impegnata di fronte al governo a confermare i cfl in scadenza, non ha mantenuto l’accordo. Adesso molti ragazzi hanno impugnato il licenziamento, mentre si spera che si faccia avanti al più presto un nuovo acquirente che paghi gli stipendi arretrati e tenga tutti i lavoratori.