Crisi dei Ds, Cofferati esce allo scoperto

25/06/2001

Lunedi’ 25.6.2001









La Stampa web














 


Lunedì 25 Giugno 2001

Parlerà per spiegare la sconfitta: il partito ha dimenticato di rappresentare il «mondo del lavoro»
Crisi dei Ds, Cofferati esce allo scoperto
Oggi nella direzione della Quercia attaccherà D’Alema e Fassino
Roberto Giovannini
ROMA C’è grande attesa per la riunione di oggi della direzione dei Ds. Ma più che la doppia relazione di apertura di Massimo D’Alema e Pietro Folena, inevitabilmente tutti aspettano l’intervento «da semplice iscritto» di Sergio Cofferati. Il segretario generale della Cgil ha chiesto – e rapidamente ottenuto – di poter parlare oggi pomeriggio, dovendo essere domani a Trieste. E così di fatto dalla tribuna del parlamentino della Quercia svolgerà una «terza relazione». In Cgil gli amici di Cofferati assicurano che sarà un intervento molto esplicito, con cui il «cinese» si toglierà molti sassolini dalle scarpe. A cominciare dal fatto che se alle elezioni le cose sono andate come sono andate, ci sono responsabilità chiare del gruppo dirigente della sinistra e del suo partito principale. Come più volte ribadito, fino al congresso Cgil di febbraio, Cofferati farà solo e soltanto il sindacalista: non giocherà alcun ruolo attivo «organizzativo» nelle dinamiche congressuali dei Ds. Ma farà pesare le sue opinioni senza troppe timidezze.
Secondo le anticipazioni, saranno tre i temi che Cofferati tratterà con maggiore determinazione: la necessità di riportare il lavoro al centro dell’azione politica della sinistra, accompagnando la modernizzazione con la crescita e la difesa dei diritti delle persone; andare a un congresso «vero», dando spazio e voce agli iscritti e discutendo il programma prima ancora che la forma del partito e il suo leader. Infine, la necessità che chi ha avuto in questi anni la responsabilità di guidare il popolo diessino faccia un’ampia autocritica rispetto agli errori che hanno portato alla sconfitta elettorale. Anche attraverso un forte ricambio al vertice.
Cofferati è fermamente convinto, e lo ha detto più volte, che uno degli errori della sinistra sia stato proprio l’aver dimenticato di «partire» dal proprio blocco sociale di riferimento, che (anche se in forme nuove e profondamente mutate) resta ancora oggi il mondo del lavoro, dei lavori. Alle accuse di atteggiamento «vetero», alle richieste di «modernità» Cofferati replica che l’asse «innovazione-modernizzazione» non può essere una chiave di lettura adeguata e comprensibile quando di questa «modernizzazione» non si capiscono le coordinate e le prospettive, quando sembra soltanto una parola vuota, quando (come è stato nelle ultime elezioni) non viene compresa dai ceti che la sinistra deve innanzitutto rappresentare. E quando – scomparso il «partito dei lavoratori» – è rimasto sul terreno un forte e coeso «partito azienda». Alla sconfitta elettorale, per il sindacalista, la Quercia deve reagire soprattutto ritrovando le sue radici, e dando la parola in modo democratico al suo popolo, agli iscritti, con un «congresso vero» che delinei un programma, sulla base del quale definire assetti interni e gruppo dirigente.
Come tutto questo si concretizzi nella battaglia politica che dilania la Quercia per ora non è facile prevederlo. Inevitabilmente, l’attacco contro chi ha gestito i Ds e contro i «modernizzatori a parole» è un attacco a Massimo D’Alema e a Piero Fassino, che ancora giovedì sera è andato in Cgil a cercare di sondare le intenzioni di Cofferati. Fassino, a corso d’Italia, ha scoperto che i diessini della Cgil (compatti) ne hanno abbastanza dello spettacolo non certo edificante che in queste settimane la Quercia offre. Tanto più che Cofferati e i suoi cominciano ad affermare apertamente che sui temi del lavoro Francesco Rutelli è meglio di Fassino. «È più netto, più efficace, non c’è paragone», dice un (anonimo, ma importante) dirigente sindacale. Nel frattempo, il numero uno della Cgil vede, incontra e discute con tutti, senza però stringere accordi operativi con i veltroniani, la sinistra, gli amici di Salvi o quelli di Bassolino. Per adesso, procede così. Se poi il calvario della Quercia dovesse non concludersi con il congresso di novembre, Cofferati agirà.