Crisi, accordo sindacati-imprese

28/10/2010


ROMA – Un accordo su quattro punti e, presto, un incontro con il governo. La ricetta per rilanciare il paese deve passare attraverso ricerca e innovazione, semplificazione, Mezzogiorno ed ammortizzatori sociali: lo hanno deciso – di comune accordo – imprese e sindacati. Tutti, Cgil compresa. L´incontro, organizzato ieri presso la sede dell´Abi (l´associazione bancaria) ha segnato così una svolta dopo il muso duro degli ultimi mesi: il sindacato guidato ancora per qualche giorno da Guglielmo Epifani (il 3 novembre avverrà il passaggio delle consegne a Susanna Camusso) ha siglato l´accordo come Cisl e Uil.
Soddisfatta Emma Marcegaglia, leader degli industriali, che ricorda come le parti sociali si siano autoconvocate «con l´obiettivo di arrivare nel più breve tempo possibile a condividere una posizione su crescita e occupazione».
Missione compiuta per quattro dei sette punti in calendario: ora, fra quindici giorni le parti s´incontreranno di nuovo al tavolo del patto sociale, ma ancor prima si punta ad una convocazione a Palazzo Chigi per esporre le richieste già condivise. «Il risultato finale confluirà in un documento da presentare a governo e regioni, e lo faremo uniti, tutti insieme – ha sottolineato la Marcegaglia augurandosi che nel decreto Milleproroghe possano già rientrare – misure di supporto a ricerca e innovazione, ammortizzatori sociali, semplificazione della pubblica amministrazione e Sud».
In particolare Confindustria punta all´innovazione: c´è «un gap significativo del nostro paese ma bisogna fare veloci passi in avanti» ha detto la presidente. «II finanziamento può avvenire attraverso il credito d´imposta: si tratta di un miliardo di euro e abbiamo condiviso come fondamentale lo stanziamento da parte del governo» ha precisato.
A spiegare l´intesa sugli ammortizzatori sociali ci ha pensato invece Guglielmo Epifani, leader della Cgil: «Abbiamo individuato dieci obiettivi e dieci richieste – ha detto – la prima richiesta è l´estensione della cassa integrazione in deroga per tutte le tipologie». La crisi, ha sottolineato c´è ancora, con «qualche segnale di ripresa che non comporta soluzioni per l´occupazione. In molti grandi gruppi, penso anche alla Fiat, c´è il problema degli strumenti che scadono già a novembre».
L´accordo sullo sviluppo in via di definizione ha comunque avuto il merito di rasserenare il clima sindacale. Anche se molte restano le tensioni. Ieri, Damiano Piccione, l´operaio torinese licenziato per aver preso parte – nonostante risultasse in malattia – alle contestazioni contro Bonanni alla festa del Pd (dove il leader della Cisl fu colpito da un fumogeno) ha ventilato che dietro al suo allontanamento ci sia stata «una pressione esercitata dalla Cisl». Il sindacato ha respinto con forza «qualsiasi insinuazione»; Piccione comunque presenterà ricorso al Tribunale del Lavoro: «Quello stesso giorno sono stato visitato da un medico Inps, che ha confermato la malattia, ma le mie condizioni non mi impedivano di uscire» ha precisato.
Per un accordo raggiunto, un altro comunque è stato disatteso. E saltato infatti, sul filo di lana, la firma del memorandum di 6 pagine che avrebbe impegnato i principali operatori della telefonia a varare una società comune: un soggetto unico incaricato di realizzare una rete Internet ad altissima velocità (Ngn) da portare al 50% degli italiani entro il 2020. L´appuntamento, già fissato nell´ufficio del ministro Romani per le 16, è stato aggiornato. In particolare Wind e Vodafone avrebbero chiesto un pausa di riflessione