Crisi, 80 mila romani in cassa integrazione

16/07/2010

La Crisi delle aziende romane ha un prezzo molto alto e la cedola più corposa la staccano i lavoratori finiti in cassa integrazione: 140 milioni di euro. È questo il reddito perso nei primi sei mesi dell’anno dagli oltre 80mila dipendenti costretti agli ammortizzatori sociali. Un dato preoccupante se confrontato con il 2009, quando in sei mesi il reddito perduto aveva superato di poco i 100 milioni toccando i 219 a fine anno. La rilevazione, del resto, è figlia di un’altra statistica drammatica: da gennaio a giugno di quest’anno il ricorso alla cassa è cresciuto del 70% rispetto allo stesso periodo del 2009. L’allarme arriva dalla Cgil secondo la quale il monte totale di ore di Cig nel primo semestre rasenterebbe i 40 milioni, quasi il doppio rispetto ai 25 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Spacchettando il dato, emerge come la quota maggiore (24 milioni di ore) spetti alla cassa straordinaria, segno del duro colpo subito dal tessuto di piccole e medie imprese laziali; 7,1 milioni di ore sono invece quelli assegnati alla cassa in deroga e 7,4 a quella ordinaria. «Questo fenomeno» spiega Claudio Di Berardino, segretario della Cgil di Roma e Lazio «mina i diritti dei cittadini. Occorre pertanto rimettere al centro il tema del lavoro e dello sviluppo che le tre manovre (governativa, regionale, comunale) negano». E di più preoccupano i riflessi sull’occupazione dell’esaurimento degli ammortizzatori sociali. Secondo lo studio Cgil la fine della Cig potrebbe far schizzare in alto il tasso di disoccupazione fino al 9,65%. Ecco come: i posti di lavoro a rischio nel Lazio peri prossimi sei mesi sono 19.500. Se gli ammortizzatori sociali esaurissero il loro effetto, il dato schizzerebbe a 50 mila (25 mila nella sola industria). Il rischio è alto e mette in evidenza i limiti di un’impalcatura industriale che si regge sull’aiuto pubblico e ha abbandonato la modernizzazione e investimenti. Secondo il consuntivo di vigilanza del Comitato per il lavoro e l’emersione del sommerso, al primo semestre 2010 la percentuale di aziende irregolari è pari al 34% mentre il 22,53% degli occupati non è in regola, un dato cresciuto del 109% rispetto al 2009 con un picco del +829% nel lavoro minorile e del +225% in quello clandestino. Una triste scorciatoia per abbattere i costi.