“CriCri” Stefio e Cupertino liberati da Scelli e assunti dalla Cri

07/10/2005
    venerdì 7 ottobre 2005

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    POLEMICA A PALERMO – L’ATTO D’ACCUSA LANCIATO DAL PRESIDENTE REGIONALE DELL’ANPAS EMILIO POMO: «SONO RESPONSABILI I SERVIZI SICILIANI D’EMERGENZA»

      Stefio e Cupertino
      liberati da Scelli
      e assunti dalla Cri

        La denuncia: una decisione clientelare
        Per quali meriti speciali sono stati scelti?

          Guido Ruotolo
          ROMA
          E’ scandalizzato Emilio Pomo, presidente regionale dell’Anpas siciliana: «E’ un’assunzione clientelare bella e buona. Non si capisce per quali meriti sono stati assunti. In queste settimane hanno dato il ben servito a diversi lavoratori che avevano il contratto interinale, mentre aspettano ancora l’assunzione tutti quelli a cui i politici avevano promesso un posto, in campagna elettorale». La denuncia arriva da Palermo: Salvatore Stefio e sua moglie sono stati assunti a settembre dalla Croce rossa. Anzi dai Servizi Siciliani d’emergenza (Sise), una società mista voluta dall’Assemblea regionale, nella quale le associazioni di volontariato dovevano essere rappresentate e che invece è al 99% solo Croce Rossa.

          Una società che si occupa del trasporto emergenza sanitaria e fornisce prestazioni, mezzi e uomini al 118. Adesso i coniugi Stefio si trovano a Roma, dove, nella sede di via Toscana della Croce Rossa, partecipano a corsi di formazione professionale. Il presidente regionale della Croce Rossa pugliese, secondo indiscrezioni, sta cercando di far assumere anche Umberto Cupertino, uno dei compagni di sventura di Stefio.

          Salvatore Stefio e Umberto Cupertino sono due dei quattro bodyguard italiani sequestrati in Iraq il 13 aprile del 2004. Quel giorno, sulla strada che da Baghdad porta al confine con la Giordania, un gruppo della resistenza sunnita, le Falangi verdi dell’Esercito di Maometto, blocca l’auto sulla quale viaggiano, per rientrare in Italia, Maurizio Agliana, Umberto Cupertino, Fabrizio Quattrocchi e Salvatore Stefio. La sera dopo «Al Jazeera» annuncia che è stato ucciso uno degli ostaggi. Fabrizio Quattrocchi viene fatto inginocchiare davanti a una fossa. E’ bendato. Con un gesto dei polsi tenta di togliersi il cappuccio e grida: «Vi faccio vedere come muore un italiano!». Due colpi lo raggiungono alla tempia. Ucciso perché ritenuto una spia, probabilmente. «E’ morto da eroe», replicano gli italiani. I suoi resti vengono consegnati alla Croce Rossa il 21 maggio. L’8 giugno, dopo 56 giorni di prigionia, i tre italiani vengono liberati nel corso di un blitz delle forze americane.

          Eroi. Una polemica sottile e aspra ha diviso l’Italia, in quei giorni. L’opposizione, la sinistra, pur in piazza per chiederne la liberazione, non ha mai fatto il tifo per questi connazionali ritenuti «guardaspalle», «mercenari». E questo termine utilizzò il gip barese Giuseppe De Benedictis nel suo provvedimento di divieto di espatrio di Giovanni Spinelli, un presunto «arruolatore» di bodyguard in terra irachena, sollevando polemiche accesissime. La destra, soprattutto An, ha cavalcato la spinta nazionalistica di una parte dell’opinione pubblica.
          Dei quattro il personaggio più importante era proprio Salvatore Stefio, ritenuto dagli inquirenti baresi «l’altro arruolatore» della squadra di italiani in Iraq. Un teste della procura di Bari: «Avevamo il potere di fermare e controllare le persone, e in caso di necessità di aprire il fuoco». Umberto Cupertino: «Insieme allo Spinelli ci recammo ad acquistare un po’ di abbigliamento leggero; alle spese di viaggio provvide Salvatore Stefio, che conobbi in aeroporto a Roma in occasione della partenza e che in seguito seppi che lavorava alla Presidium, precisamente ne era il presidente».

          La Presidium International Corporation di Salvatore Stefio, con sede a Olbia e alle Seychelles: «Un’azienda – si legge nel suo sito – di consulenza globale in servizi di sicurezza, analisi dei rischi, gestione delle emergenze, protezione siti, scorta convogli, sorveglianza, protezione ravvicinata. L’11 settembre 2001 ha diviso l’umanità in due nuovi fronti: il terrorismo ha dichiarato guerra alla libertà. La Presidium è legata alla logica di sviluppo e stabilità occidentale».

          Durante il sequestro in Iraq i giornali cercarono di ricostruire le storie dei vari personaggi: «Stefio era stato paracadutista nell’Aeronautica e già prima del corso aveva già lavorato come addetto alla sicurezza, a quanto pare in stabililmenti balneari. E dopo il fallimento di un’agenzia di investigazioni ha aperto una piccola società con sede alle Seychelles e uffici dichiarati in Gran Bretagna, in Nigeria e a Olbia, in Sardegna, ai cui telefoni però non risponde nessuno».

            Salvatore Stefio e sua moglie, che vivono a Catenanuova, un paese in provincia di Enna, sono stati assunti al 118, come impiegati. Assunti da una società della Croce Rossa: «Dopo la mia liberazione – disse Stefio in una intervista – sono stato contattato in vario modo da molti esponenti politici del centrodestra, del centrosinistra non si è mai fatto sentire nessuno». Succede in Italia, e non solo, che l’amministrazione pubblica spesso assume familiari, figli, vedove, di uomini dello Stato morti in servizio, o anche familiari di vittime del terrorismo o della mafia. «Ma quali meriti – si chiede Emilio Pomo, presidente regionale siciliano dell’Enpas – può vantare Salvatore Stefio, per avere questo trattamento privilegiato?».