Crescita zero per il turismo

19/01/2007
    mercoledì 17 gennaio 2007

    Pagina 23 – Economia e imprese

    Servizi – Seza investimenti e nuove strategie entro 10 anni la quota di mercato calerà dal 4 al 3%

      Crescita zero per il turismo

        Rapporto Studio Ambrosetti-Tci: Italia poco competitiva

          Vincenzo Chierchia

            MILANO
            Il 2006 è stato un anno di recupero per l’industria turistica, dopo tre anni di difficoltà. Secondo gli ultimi dati Uic, tra gennaio e ottobre il numero degli stranieri è in aumento del 10,8%, i pernottamenti alberghieri sono in crescita del 5,7% e le entrate valutarie si attestano già a quota 27,4 miliardi (+6,6%).

            Ma, avverte uno studio realizzato in partnership dallo Studio Ambrosetti con il Touring club italiano – che sarà presentato oggi a napoli nel corso di un convegno – la posizione competitiva dell’Italia sullo scenario del mercato turistico internazionale resta critica. Sul medio periodo siamo a crescita zero.

            L’indagine ha messo in rilievo che, senza un deciso cambio di marcia di investimenti e strategie di Governo e Regioni, entro dieci anni la quota di mercato italiana calerà dal 4% circa al 3 per cento. Al tempo stesso la quota dell’industria turistica italiana sul mercato europeo è destinata a scendere dall’11,5% di oggi al 10% circa.

            A livello mondiale l’Italia risulta oggi al 172° posto per dinamica di crescita del business turistico, negli ultimi tre anni, su 174 Paesi considerati nel mondo. In pratica il recupero di quest’anno bilancia a malapena le perdite degli ultimi due anni. In sostanza il paese, a conti fatti, resta a crescita a sero: dal 2002 al 2005 sono stati persi 5 milioni di arrivi dall’estero, con i risultati 2006 si ritorna grosso modo sui livelli 2002.

            Le cause della crisi

              Il Rapporto Ambrosetti-Tci, elaborato da una commissione internazionale per indicare al Governo un pacchetto di interventi per il rilancio del settore, ha puntato innanzitutto l’indice sui prezzi troppo alti e sullo scarso livello medio di servizi nel network dell’offerta turistica. la Spagna – che insidia da vicino la leaderschip mondiale della Francia in campo turistico – è oggi una destinazione con un livello prezzo/qualità nettamente superiore a quello italiano.

              Funora le risorse dell’ente di promozione all’estero, l’Enit, sono state di anno in anno tagliate invece che aumentate. Insecondo luogo gli investimenti totali (pubblici e privati) del 2006 nel settore vedono l’Italia (23 miliardi circa) nettamente al di sotto della Spagna (38 miliardi circa). Gli interventi promozionali delle singole Regioni, in mancanza di un coordinamento nazionale forte, sono risultati in contrasto tra loro e non hanno dato risultati apprezzabili.

              Il marchio turistico italiano èpraticamente sconosciuto. Il portale nazionale online non è mai decollato. Il livello di formazione del personale turistico in Italia è il più basso d’Europa: ha una laurea solo il 4% dei manager italiani in confronto al 16% della Spagna, al 10% della Francia e all’8% della Grecia.

              La redditività delle imprese turistiche in Italia è risultata negativa negli ultimi anni. Siamo secondi in Europa solo alla Francia per numero di posti letto (circa 4,5 milioni) ma l’utilizzo resta basso. Nella fascia alta del mercato l’Italia offre solo 216 hotel a cinque stelle, su oltre 34mila alberghi.

              In controtendenza il mercato delle crociere. Costa (gruppo Carnival), vicina al milione di clienti, è oggi una realtà leader tra Mediterraneo e Sud Amerrica.

              La ricetta

                Il Governo ha cercato di correre ai ripari negli ultimi mesi, rinnovando l’Enit e stanziando più risorse. Ma – come sottolinea il Rapporto – occorre una vera e propria strategia-Paese articolata su più punti: governance nazionale e locale; sviluppo della professionalità; ristrutturazione dell’offerta ricettiva; rilancio della promozione.