Crescita record del lavoro

14/06/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Secondo l’Unioncamere entro la fine dell’anno saranno creati 383mila posti in più rispetto al 2000 – Al Sud aumento del 5,3%

    Crescita record del lavoro
    Al Nord il 30% degli assunti sono extracomunitari – Le micro imprese fanno il pieno
    Nicoletta Picchio
    ROMA – Più laureati e diplomati, assunti soprattutto nelle piccole imprese, con meno di 10 dipendenti. Crescono i servizi e le costruzioni, settore in crisi nel decennio passato. La flessibilità si fa largo, con il part-time che aumenta, anche se la maggioranza delle assunzioni, 6 su 10, è a tempo indeterminato. E di fronte alla difficoltà di trovare manodopera, si ricorre agli immigrati, 30% al Nord e 20% al Sud. Il dato comunque positivo è che per il 2001 le imprese prevedono una crescita dell’occupazione del 3,9%, pari a 383mila posti di lavoro, una cifra che deriva dal saldo tra le 713mila entrate e 330mila uscite (dovute o a normale ricambio generazionale oppure a scadenza di contratto). È il quadro che emerge dall’indagine Excelsior elaborata dall’Unioncamere su un campione di 100mila imprese (in totale sono 5 milioni). Una percentuale superiore rispetto all’anno scorso: nei precedenti tre trimestri del 2000 le previsioni annuali di crescita si sono attestate su valori medi vicini al 3 per cento. Ma a vedere più in rosa sono le aziende del Sud: la crescita ipotizzata è del 5,3%, pari a 97mila nuovi posti di lavoro. «È una crescita potenziale, ma occorrono interventi per rendere più facile l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, modernizzare il sistema formativo e utilizzare al meglio i fondi Ue», ha detto Carlo Sangalli, presidente dell’Unioncamere. Nel rapporto sono indicati una serie di vincoli alla crescita, che pesano come incognite sui programmi delle aziende: l’andamento della congiuntura internazionale e nazionale, la disponibilità di risorse umane. Infatti la difficoltà di reperimento è salita dal 34,6% del 1999 al 39,4% del 2001 e secondo l’indagine 4 posti su 10 presenteranno difficoltà ad essere occupati. Analizzando il territorio, le Regioni meridionali, con l’unica eccezione dell’Abruzzo, presentano tassi di crescita superiori al 5%, con punte del 6,9 in Calabria e del 5,8% in Basilicata. Le previsioni di maggiore crescita, dopo il Sud, riguardano in Nord-Est, con +4,1% (con il Veneto al 4,4%), segue il Centro con il 3,7% e il Nord-Ovest, con il 3,2 per cento) la Regione con l’aumento maggiore è la Liguria, con il 3,7 per cento. Quanto ai settori, prevedono di crescere soprattutto i servizi, con il 4,2% e le costruzioni, con il 6,7 per cento. Tra i servizi, le attività più dinamiche sono quelle di alberghi e ristoranti (+5,7), commercio al dettaglio di prodotti non alimentari (+5,5%), i servizi alle persone e i servizi avanzati (5,4%). L’industria, escluse le costruzioni, prevede un andamento positivo pari al 3,1 per cento. Ma quali sono le aziende che assumono? Soprattutto le piccole: il 64% di tutto l’aumento di occupati si concentrerà nelle imprese con meno di 10 dipendenti, il 22% in quelle tra 10 e 49 dipendenti. Le medio-grandi aziende assorbiranno solo il 14% della nuova occupazione. Quanto alla flessibilità, le assunzioni previste nel 2001 saranno per il 59,6% con contratti a tempo indeterminato e per il resto contratti di ingresso (apprendistato, formazione e lavoro per il 23,8%) e forme di lavoro flessibile (contratti a termine e altri contratti sono il 16,6%). Le differenze territoriali non sembrano incidere in modo rilevante: nel Nord-Est, comunque, la quota di assunzioni a tempo indeterminato è la più elevata, con il 62,2% e viceversa nel Centro è più alta la quota di contratti flessibili (43,8%). La flessibilità è utilizzata soprattutto dalle grandi imprese: i contratti di formazione e lavoro passano dal 13,9 delle piccole aziende al 22,5 delle grandi; il tempo determinato dall’11,4% delle piccole al 19,1% delle grandi. Complessivamente, 6 assunzioni su 10, cioè 425mila unità, saranno con contratti di lavoro a tempo indeterminato, per il resto saranno 170mila i contratti di ingresso (che nella maggior parte dei casi si trasformano in definitivi) e 118mila contratti a termine o altre forme flessibili. A questi si aggiungono 33mila stagionali e gli interinali. Il part-time cresce, +7,4%, soprattutto nei servizi, +12,5 per cento. Occorrono sempre più laureati e diplomati: dovrebbe aumentare a 55mila unità, pari al 7,7% (era del 6,3% nel 1999) del totale il flusso complessivo di laureati e diplomati e le imprese di servizi chiedono laureati in misura doppia rispetto al settore industriale (39mila contro poco più di 16mila). www.ilsole24ore.com/lavoro
    Giovedí 14 Giugno 2001
 
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