Crescita debole e meno entrate per l’Italia

10/09/2004

            venerdì 10 settembre 2004
            Crescita debole e meno entrate per l’Italia

            La Bce vede la ripresa in Europa. Oggi vertice sul Patto di stabilità

            Bianca Di Giovanni


            ROMA Debutto a ostacoli per Domenico Siniscalco quello di oggi all’Ecofin di Scheveningen, in Olanda. Sul tavolo dei ministri economico-finanziari di Eurolandia la riforma del Patto di Stabilità e crescita. Capitolo delicatissimo per il governo italiano, soprattutto dopo i richiami di ieri della Bce, che ha puntato il dito contro quei Paesi (Italia inclusa) che non hanno concluso il risanamento dei conti. Per il nostro Paese in particolare la banca centrale europea sottolinea come agli effetti sfavorevoli sui conti pubblici provocati da una crescita debole si aggiungano «alcuni sconfinamenti di spesa e riduzioni delle entrate». Il centro-destra continua a puntare ad una revisione delle regole di Maastricht, ma gli esiti di una rilettura potrebbero rivelarsi controproducenti proprio per la Penisola. Nella proposta avanzata dal commissario Joaquin Almunia, infatti, a pesare è quel debito pubblico (il grande nemico da sconfiggere per il neo-ministro) che alla fine potrebbe «contare» più di quanto non lo faccia ora nel giudizio dei guardiani del Patto. In quel caso per l’Italia sarebbero guai.

            Siniscalco si presenta a Scheveningen con i numeri della Finanziaria, tutta ancora d ascrivere. Si prospetta una manovra da 24 miliardi di euro, necessaria a mantenere il deficit sotto la soglia del 3% prevista da Maastricht. In più Via Venti Settembre si è impegnata ad imporre un «tetto» alle spese dei ministeri (con qualche importante eccezione), per contenere la dinamica di spesa. Se si continuassero ad usare i termini tradizionali, si direbbe che si prospettano «tagli» alle spese dei ministeri, ma la propaganda mediatica preferisce definirli «tetti». Se è vero – come prevede il piano Siniscalco mutuato da Gordon Brown – che si sta studiando il livello di spesa a legislazione corrente, è chiaro che imporre un «tetto» significa sottrarre le risorse stanziate nelle leggi pluriennali. Ragionamento tanto lapalissiano, quanto abilmente nascosto dal governo Berlusconi. Se così non fosse, da dove si produrrebbero i risparmi?


            Parecchie incognite poi pesano sulla stesura della legge di bilancio. Annunciato a più riprese la settimana scorsa un «tour» nei ministeri di Siniscalco con l’obiettivo di individuare insieme le voci da «stoppare» al 2% di crescita (comunque al di sotto dell’inflazione, dunque di taglio si tratta), fino ad oggi degli incontri non si ha traccia. Il ministro è stato a Londra lunedì scorso, ed oggi è all’Ecofin: spazio per la trattativa interna non sembra esserci. Negli uffici tecnici si attendono ancora le misure da valutare, anche se già sarebbero partiti i contatti con il Quirinale proprio sulla Finanziaria. Altro «buco nero» il valore del tetto al 2%. Il Corsera parla di risparmi fino a 20 miliardi, il Sole24Ore di 5-6 miliardi, secondo l’ex ministro Vincenzo Visco si potrebbe arrivare a 8-9 miliardi. Il fatto è che non è chiaro ancora quali voci – tra le 8.000 che compongono il bilancio – potranno sforare fino ad un aumento del 3,6 e 3,9%. Silvio Berlusconi e Siniscalco hanno parlato di pensioni e prestazioni sociali, ma in dettaglio non si sa nulla. Quello che si teme è un altro giro di vite sui trasferimenti alle amministrazioni locali. Altro annuncio: crescita degli investimenti del 2,7-2,8% e delle entrate fiscali del 3-3,5%. Come? Chi lo sa?


            La partita fiscale, che seguirà quella dei ministeri, sarà altrettanto complicata. Si parla del recupero dell’evasione per 6-7 miliardi. Ma come si farà, dopo anni di condoni per di più anonimi? È in preparazione una manovra sulle partite Iva (aumento dei livelli di congruità) che sa molto di aumento di tasse per commercianti e liberi professionisti. Imposizione più pesante anche sulla casa. Il tutto per consentire gli sgravi Irpef promessi da Berlusconi con l’introduzione di tre sole aliquote (23, 33 e 39%). Il governo starebbe pensando anche ad un alleggerimento dell’Irap sulla ricerca, che si limiterebbe a soli 300 milioni. Ma non sembra che a Confindustria basti. Ieri il direttore generale di Viale dell’Astronomia Maurizio Beretta è tornato alla carica, chiedendo un «taglio forte e generalizzato». Ma finora siamo ancora alle parole e alle frasi di circostanza, come le congratulazioni che il neocommissario Rocco Buttiglione ha inviato a Siniscalco. «La Finanziaria sarà innovativa», ha detto. Beato lui che la conosce già.