Crescita ai minimi, ma il deficit continua a calare

03/03/2003

          (Del 1/3/2003 Sezione: Economia Pag. 18)
          TOGNANA: I DATI NON INCORAGGIANO AD ESSERE OTTIMISTI.
          BRUNETTA: FINCHE´ C´E´ IL RISCHIO DI UNA GUERRA IN IRAQ INUTILE FARE PREVISIONI SUL 2003
          Crescita ai minimi, ma il deficit continua a calare
          Nel 2002 il Pil in aumento dello 0,4%.
          Berlusconi: l´economia funziona bene
          ROMA
          L´economia italiana, annuncia l´Istat, è cresciuta solo dello 0,4% nel 2002. E´ il risultato più magro dell´ultimo decennio, migliore solo rispetto alla recessione del 1993, l´anno della lira alla deriva dopo l´uscita dal sistema monetario europeo. Ciò nonostante i posti di lavoro sono aumentati, dell´1,1%, ancora sull´onda favorevole in atto da circa un quinquennio. Il deficit pubblico misurato secondo le regole europee («indebitamento netto») è risultato del 2,3% in proporzione del prodotto lordo, un poco sopra l´ultima previsione governativa del 2,1%, ben sotto la soglia di Maastricht del 3% sfondata invece da Germania e Francia. «Sono buone notizie su come ha funzionato l´economia nel 2002» dichiara il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, perché «la crescita del prodotto lordo ha superato quella di Germania e Olanda», e perché «c’è stata una riduzione del debito pubblico», l´altro parametro chiave degli accordi europei, con «un calo di tre punti» (il dato Istat è, per l´esattezza, dal 109,5% al 106,7%). «Spero che Berlusconi non creda a quello che dice – ribatte dall´opposizione il responsabile economico dei Ds, Pierluigi Bersani – perché consolarsi con i dati ancor più negativi della Germania è una follia, dato i rapporti strettissimi tra la nostra economia e quella tedesca». L´anno 2002 è stato brutto per tutti in Europa; la Francia è però arrivata all´1,2% di crescita, la Gran Bretagna all´1,6%, la Spagna al 2%. All´interno dell´Unione europea non è una novità, è anzi nella media dello scorso decennio, che all´ultimo posto stia la Germania preceduta di poco dall´Italia. Anche gli imprenditori non trovano molto da rallegrarsi nei dati diffusi dall´Istat: obietta al capo del governo il vicepresidente della Confindustria Nicola Tognana che «pensare in positivo aiuta a vivere meglio, ma i risultati non incoraggiano a essere troppo ottimisti». Né pare che il 2003 prometta una svolta. Lo stesso Tognana lo vede ormai come «un anno di assestamento, non di crescita». L´Isae, istituto pubblico di analisi economica, sostiene che il recupero segnato verso la fine del 2002 dovrebbe attenuarsi nel primo trimestre 2003, per poi riprendere vigore in caso di rapido superamento dell´incertezza sulla guerra. Renato Brunetta, economista e deputato europeo di Forza Italia, dice che finché il caso Iraq non è risolto è inutile sbilanciarsi in pronostici: «Il 2002 è andato male, dopo che per tutto l´anno abbiamo pronosticato la ripresa per il trimestre successivo. Il rischio del 2003 è di ripetere lo stesso gioco; io non mi ci presto più». Quanto ai conti pubblici, il risultato del deficit, 2,3%, è in linea con le previsioni degli esperti. La novità annunciata dall´Istat è però che il deficit 2002 a conti definitivi risulta peggiore, 2,6% rispetto al prodotto lordo anziché 2,2%, a causa di spese della Sanità e dei ministeri risultate maggiori di quanto conteggiato in un primo tempo. Questo rialzo dà al ministero dell´Economia lo spunto per rilevare che «il rapporto deficit-Pil è sceso di circa 0,3 punti rispetto al 2001»; conferma invece nell´opposizione il giudizio secondo cui la situazione della finanza pubblica è grave. «Senza le una tantum e la manovra correttiva della seconda metà del 2002, che ha aumentato le tasse dello 0,5% del prodotto lordo – sostiene l´ex ministro Vincenzo Visco – il deficit sarebbe prossimo al 4%». Migliore del previsto è il dato sul debito accumulato. Rispondendo alle critiche, il ministero dell´Economia fa notare che i 2,8 punti di riduzione non sono tutti dovuti a una operazione contabile come lo scambio («swap») di titoli tra Tesoro e Banca d´Italia, ma «per 1,2% punti percentuali a misure strutturali» grazie in buona parte ai tagli operati dalla Ragioneria dello Stato con il «decreto taglia-spese». Secondo Giulio Tremonti «il governo ha il pieno controllo della finanza pubblica» dimostrato tra l´altro sui mercati «con l´ulteriore riduzione degli spread sui titoli a lungo termine». Anche qui però si tratta di un rapporto (differenza di rendimento) rispetto alla Germania, notano gli analisti finanziari: e i conti pubblici tedeschi sono diventati assai meno credibili negli ultimi tempi.
          Stefano Lepri