Cresce l’occupazione, ma quella precaria

21/06/2005
    martedì 21 giugno 2005

      Cresce l’occupazione,
      ma quella precaria

        Molti italiani, scoraggiati, rinunciano a cercare lavoro. Le sofferenze dell’industria

          di Laura Matteucci/ Milano

            L’ALLARME. Si assesta il tasso di disoccupazione, dall’8% al 7,9% nei primi tre mesi del 2005, cresce dell’1,4% su base annua il numero degli occupati. Ma sono sempre più (soprattutto donne, e soprattutto al sud) coloro che rinunciano ad iscriversi alle liste di collocamento. E la crescita dell’occupazione pari a 308mila unità è «dovuta soprattutto – dicono gli stessi tecnici dell’Istat – alla regolarizzazione degli immigrati». La nuova occupazione, oltretutto, è quasi soltanto maschile.

              Arrivano i dati mensili dell’Istat su occupazione, fatturato e ordinativi dell’industria, e solo il governo può credere (far credere) di leggerli in positivo. Nei primi quattro mesi dell’anno, confrontati con lo stesso periodo del 2004, il fatturato ha registrato un calo dello 0,5% (ad aprile è aumentato del 2,3% sul mese precedente). Nello stesso periodo, gli ordinativi sono aumentati su base annua dello 0,5%.

                Tornando al mese di aprile rispetto ad aprile 2004, emerge che l’energia ha visto aumentare il suo fatturato del 25%. Aumento più contenuto (2%) per i beni intermedi. Cala invece del 7,9% il fatturato per i beni di consumo (-4,3% per quelli durevoli, -8,8% i non durevoli) e del 4,5% quello per i beni strumentali.

                  Crolla letteralmente il fatturato del tessile abbigliamento ad aprile rispetto a un anno prima. Nel mese le vendite sono scese del 20,9%, mentre gli ordinativi hanno segnato un meno 12,3%. Nei primi quattro mesi dell’anno le vendite flettono dell’11,5% rispetto allo stesso periodo del 2004, e gli ordinativi hanno perso il 14,7%.

                    «Se ai numeri si sottrae il 2% di inflazione – rileva Marigia Maulucci, segretaria confederale Cgil – la dinamica appare in tutta la sua gravità. Il fatturato risulta così in calo del 3%, mentre gli ordinativi precipitano a meno 2%». «Ancora una volta e sempre di più si allarga la forbice tra l’Italia e l’Europa, che mostra, nella media dei dati, delle performances meno drammatiche». Per la Cisl, il segretario confederale Raffaele Bonanni ricorda che «siamo un Paese sempre più duale, visto che nel Sud il tasso di disoccupazione è più del triplo delle aree del Nord» (4,3% il tasso di disoccupazione del Nord, 6,7% quello del Centro, 15,5% quello del Sud). Pessimismo per il futuro: «O stabiliamo nuovi obiettivi e nuovi strumenti per ridare competitività attraverso la concertazione, oppure siamo destinati a diventare una colonia cinese».

                      Come dice anche Fulvio Fammoni, responsabile del mercato del lavoro per la Cgil: «In un dato sempre più affievolito di crescita, in gran parte dovuto alla regolarizzazione degli immigrati e alle rettifiche post-censuarie, quello che più aumenta sono i contratti a termine» (aumentano anche gli occupati a tempo parziale: +2,6%, pari a 73mila unità). «Sono questi gli elementi di soddisfazione del governo? – domanda Fammoni – Essere riuscito a realizzare l’equazione flessibilizzazione uguale precarietà?». E analogo è anche il commento di Cesare Damiano, responsabile Lavoro per i Ds, per il quale il governo «farebbe meglio ad analizzare realisticamente la situazione per tentare di uscire dalla recessione economica».