Cresce l’economia ma c’è da ridurre ancora il deficit

02/03/2007
    venerdì 2 marzo 2007

    Pagina 15 – Economia

    Cresce l’economia
    ma c’è da ridurre
    ancora il deficit

      Lo sviluppo del Pil al massimo dal 2000
      Padoa-Schioppa: azzerare il disavanzo

        di Bianca Di Giovanni / Roma

        SVOLTA Crescita ai livelli più alti degli ultimi 7 anni, indebitamento già sotto la soglia del 3% se non si considerano i pesanti oneri straordinari, e avanzo primario (il dato che indica lo stato di salute generale del bilancio) in via di recupero. È questa la prima fotografia conclusiva sui conti del 2006 fornita ieri dall’Istat. Tali dati, cioè il Pil all’1,9% e il deficit «depurato» dalle una tantum al 2,2%, evidenziano «la netta e positiva inversione di rotta del sistema-Italia – commenta a caldo Palazzo Chigi – e spingono il Governo a proseguire con determinazione sulla strada del rilancio e del risanamento, per sostenere i consumi e gli investimenti». Reazioni positive anche dagli osservatori internazionali. Fmi: segnali incoraggianti, ora avanti con le riforme. Stessi toni da Bruxelles: bene l’Italia, ora si rispettino gli impegni. Perché la strada non è affatto ancora conclusa. E non solo per quei debiti extra provocati dalla sentenza sull’Iva per le auto azendali (quasi 16 miliardi) e dalla cancellazione dei crediti della Tav con la società Ispa (quasi 13 miliardi), incorporata dalla Finanziaria nella Cassa Depositi e Prestiti. Due «bombe» esplose all’improvviso (insieme alla riclassificazione dei crediti agricoli) che fanno salire l’indebitamento di competenza al 4,4%.

        La strada è ancora impervia e Tommaso Padoa-Schioppa lo sa. Il titolare dell’Economia non nasconde la soddisfazione per gli obiettivi centrati, che si aggiunge al buon risultato del fabbisogno dei primi due mesi di quest’anno, che scende di 1,7 miliardi (a quota 7,8 miliardi) rispetto al primo bimestre dell’anno scorso. Ma il ministro mette subito le mani avanti. Il quadro «non autorizza ad abbandonare la disciplina di bilancio». La sfida oggi è mantenere il deficit «stabilmente sotto il 3% e di arrivare gradualmente all’azzeramento del deficit e alla riduzione del debito». Un ammonimento che sembra quasi uno stop a chi vorrebbe tornare ad ampliare la spesa pubblica.

        Non si può fare perché il risanamento raggiunto si fonda tutto sulle entrate, con una pressione fiscale che aumenta dell’1,7% rispetto al 2005, portandosi al livello record del 42,3% sul Pil.È il livello più alto dal 1999 quando era stata pari al 42,4% e contro il 40,6% del 2005. In parte ha giocato la ripresa, (i contributi sociali sono aumentati del 4,7%), ma molto la lotta all’evasione avviata alle Finanze, con il balzo delle imposte dirette (+12,4%) e indirette (7,8%), visto che le aliquote legali erano invariate. Con la Finanziaria 2007 si sfiorerà il 43%. Oltre non si può certo andare, bisognerà abbassare la pressione, riuscendo a mantenere basso l’indebitamento. L’unica strada è la riforma della spesa. Le uscite correnti nel 2006 sono rimaste stabili sul Pil rispetto all’anno precedente (44,5%), con una crescita del 3,7%. Sono aumentati gli interessi passivi del 5,2% trascinati dall’aumento del debito. Diminuiscono nettamente i consumi intermedi (-0,8% risoetto a una crescita del 5% del 2005) grazie agli effetti combinati della Finanziaria Tremonti e del decreto Visco-Bersani dell’estate. Le uscite totali sono risultate più alte rispetto alle entrate complessive, segnando un incremento del 7,9% (54,5 miliardi) rispetto al 2005 e attestandosi a 744,797 miliardi di euro.

        Grande soddisfazione nel governo per la crescita che fa ben sperare in una ripresa duratura. Il ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani, sostiene che l’aumento del pil conferma che «è in atto una ripresa che non dipende solo da fatti congiunturali ma da un assestamento dell’apparato produttivo». Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, osserva come «si è risanato molto e in breve. Ora bisogna sostenere consumi e investimenti». Per il leader Cisl Raffaele Bonanni serve puntare sulla crescita per risanare i debiti, abbandonando la strada del taglio della spesa sociale e delle pensioni. A trainare la svolta italiana, che ci avvicina alla media europea, resta l’industria in senso stretto, unita a quella delle costruzioni e ai servizi, Resta indietro invece l’agricolutra. La Cdl va all’attacco, sottolineando la buona eredità lasciata dal governo berlusconi e chiedendo un netto abbassamento della pressione fiscale.