Cremonini, spuntano due casseforti

21/01/2004



MFPrimo Piano
Numero
014, pag. 7 del 21-01-2004
di Marigia Mangano

Costituite Cafin e Tina, a cui sono state trasferite le quote detenute dalla famiglia in CremofiN.
Cremonini, spuntano due casseforti

Le partecipazioni di controllo nei due nuovi scrigni sono in mano a Luigi e ai figli Claudia, Vincenzo, Serafino e Augusto. In pegno a Banca di Roma e Antonveneta il 19% del gruppo alimentare


Ha risuscitato la Cafin, ex Castelvetro finanziaria e un tempo cassaforte del gruppo (poi sbarcata a piazza Affari), e ha battezzato con il nome della moglie, Tina, l’altro scrigno a capo dell’impero di famiglia. Luigi
Cremonini, patron del gruppo alimentare quotato in borsa, ha messo ordine ai piani alti del maxi-polo della carne. Trasferendo a due nuove scatole, operative solo da qualche mese, le partecipazioni finora detenute dalla famiglia in Cremofin srl, società a capo della Cremonini spa con il 23,9% e in rosso nel 2002 per quasi 3 milioni di euro.

Due nuove casseforti di famiglia. Fino a qualche mese fa le quote di controllo della famiglia in Cremonini spa erano divise tra due società lussemburghesi, la Ci-erre lux (2,8%) e la Fobe investments (23,9%), e la Cremofin srl, azionista con il 23,9% e direttamente controllata da Luigi e dai figli Augusto, Claudia, Vincenzo e Serafino.

La fotografia del gruppo ha però subito qualche ritocco. Sono state costituite due nuove casseforti, la Cafin sapa e la Tina srl, che insieme custodiscono il 98% di Cremofin srl. In entrambe le società la partecipazione di controllo è in mano al Cavaliere, che detiene un pacchetto di circa il 53% in ognuna. Il resto è spartito tra i figli che, a parte Vincenzo (azionista solo di Cafin sapa con il 22,62%), hanno quote identiche nelle due newco.

Lo scopo della costituzione di Tina srl e Cafin sapa è quello di «assicurare la compattezza e la continuità nella gestione della partecipazione detenuta, direttamente o indirettamente, in Cremonini spa», è sintetizzato nell’oggetto sociale delle due casseforti. Che, appena nate, hanno già concesso alla controllata Cremofin srl due prestiti infruttiferi per un totale di circa 20 milioni di euro.

In pegno a Banca Roma e Antonveneta il 20% del gruppo. I finanziamenti concessi dalle due newco si spiegano con la situazione finanziaria di Cremofil srl, che per il secondo anno consecutivo ha chiuso il bilancio in rosso. La perdita nel 2002 è stata di 2,4 milioni di euro contro gli 1,8 milioni di euro del 2001. E sempre in rosso hanno chiuso le tre principali controllate, la Ristoro srl (9 mila euro), la lussemburghese Ci-erre lux (64,7 mila) e la Agricola 2000 (19 mila).

Quanto ai debiti, l’esposizione verso le banche era pari a fine 2002 a 47,1 milioni di euro, a cui si devono sommare altri 26 milioni di euro per prestiti ricevuti da soci, pari a 21 milioni, e da Le Cupole srl per 4,5 milioni di euro. Primi finanziatori della srl sono Banca Roma (23 milioni di euro) e Banca Antonveneta (15,4 milioni di euro). Ma entrambi gli istituti hanno chiesto al gruppo Cremonini garanzie precise. In particolare, Banca di Roma ha avuto in pegno il 14,3% di Cremonini spa, mentre Antonveneta il 4,7% della società quotata. Tra gli altri istituti vicini al gruppo c’è anche la Popolare di Milano che ha erogato un finanziamento di 7,8 milioni di euro. (riproduzione riservata)