Cremonini, l’impero italiano della polpetta – il manifesto 16.01.2001

il manifesto 16.01.2001



Cremonini, l’impero italiano della polpetta
La mucca pazza bresciana ha travolto il titolo in Borsa. Dagli hamburger alla carne in scatola, chi si serve nei macelli del gruppo
ANTONIO SCIOTTO

Insieme alla mucca di Brescia, ieri, a Piazza Affari, è impazzito anche il titolo del Gruppo Cremonini, "macellatore" del bovino malato. Sospeso in mattinata per eccesso di ribasso, dopo le rassicurazioni diffuse dai vertici aziendali il titolo ha recuperato, chiudendo comunque con un pesante -7,6%. Ma, dati di Borsa a parte, si fa presto a spiegare come mai il caso bresciano abbia colpito il florido gruppo modenese.
Gli hamburger McDonald’s sono forniti dalla Cremonini. Così come la carne che si mangia da Autogrill, Burger King, o nelle mense Sodexho. La Cremonini rifornisce i supermercati Coop, Auchan, Gs, Pam, Metro, Carrefour. Catene alberghiere come Sheraton, Club Mediterranèe, Jolly Hotel e i ristoranti dei negozi Ikea.
Altri prodotti Cremonini che possiamo ritrovarci nel piatto: le carni in scatola Montana. E poi mangiamo Cremonini quando viaggiamo in treno, in Italia e in Europa. Il gruppo controlla Chef Express, che ha il monopolio della ristorazione ferroviaria italiana, ed è presente negli Eurostar inglesi, francesi e belgi, sulla Tgv francese, sul Cisalpino svizzero e tedesco.
Il contraccolpo, per l’impero italiano della carne, insomma, è molto forte. Il Gruppo Cremonini ha realizzato nel 1999 ricavi per 2544 miliardi di lire, e dà lavoro a oltre 4300 persone. Il nucleo dell’azienda è proprio la Inalca, il ramo che si occupa di allevamento, macellazione e commercializzazione delle carni bovine, travolto dal caso di Bse scoperto a Brescia. L’allevamento incriminato non è della Inalca-Cremonini, ma la mucca era indirizzata ai lorostabilimenti, che macellano oltre 100.000 bovini all’anno: 1500 capi al giorno, che rendono 500 tonnellate di carne. Ogni anno, 20.000 tonnellate di hamburger, l’80% del consumo nazionale, e 40.000 tonnellate di carne in scatola.
Nel 1996, per recuperare un forte indebitamento, il gruppo ha ceduto la catena di fast food "Burghy" alla McDonald’s: 80 ristoranti, per 205 miliardi di lire, oltre a 320 miliardi per la fornitura di carne nei 5 anni successivi, e all’impegno quinquennale della Cremonini a non aprire fast food in concorrenza. La cessione ha fatto la fortuna della multinazionale americana in Italia: in 11 anni era riuscita ad aprire soltanto 38 ristoranti; oggi sono già quasi 300.
Scaduto l’impegno, la Cremonini è comunque già pronta a rientrare in grande stile nel settore della ristorazione veloce. Vuole infatti colonizzare l’Europa con i nuovissimi "steakhouse", ovvero i fast food della bistecca. Pranzi molto americani a base di carne grigliata, da offrire alle famiglie a un prezzo medio di 40-50.000 lire. L’accordo in esclusiva europea con l’americana Roadhouse, dovrebbe permettere la nascita di 60 steakhouse nel vecchio continente entro i prossimi 4 anni. Mucca pazza permettendo, ovviamente.