Cremonini, i debiti vanno in altalena

23/12/2003



      Martedí 23 Dicembre 2003

      FINANZA E MERCATI


      Cremonini, i debiti vanno in altalena


      MILANO – Il private placement da 100 milioni di euro concluso dalla Cremonini in maggio sul 33% della controllata Marr è corredato da clausole di put & call (opzioni incrociate di vendita e riacquisto della partecipazione) rimaste finora sconosciute. Tali clausole, stipulate con Arca Impresa Gestioni, Barclays Private Equity e con gli altri fondi che hanno sottoscritto l’operazione, impegnano il gruppo alimentare facente capo alla famiglia Cremonini al riacquisto della quota ceduta qualora la Marr non sia collocata in Borsa allo scadere del quinto anno dalla firma dell’accordo (entro il marzo 2008). In tal caso, gli investitori istituzionali potranno rivendere alla Cremonini la loro partecipazione sulla base del fair value (una valutazione congrua). In una presentazione agli analisti, il gruppo modenese ha comunicato che, per effetto del private placement, il patrimonio netto consolidato pro-forma al 31 dicembre 2002, compresa la quota di terzi, è aumentato di circa 77 milioni mentre l’indebitamente netto è diminuito di 100. Il rapporto debito-capitale netto si è a sua volta dimezzato a 1,5. Tuttavia, delle clausole di put & call non si fa menzione né nel comunicato diffuso dopo l’accordo, né nell’informativa distribuita agli analisti in occasione della trimestrale al 30 marzo, né nel rendiconto semestrale 2003. Se la società non fosse quotata entro la scadenza contrattuale, patrimonio e debiti dell’impresa leader nella distribuzione alimentare e nella lavorazione di carni potrebbero subire una revisione (al ribasso il primo e al rialzo il secondo). Dai dati della Centrale dei rischi emerge inoltre un’impennata dell’esposizione bancaria del gruppo tra settembre e ottobre, smentita da fonti societarie che chiedono di restare anonime. Secondo le rilevazioni dell’organismo di Bankitalia che controlla i flussi creditizi delle imprese, il gruppo Cremonini al 31 ottobre aveva debiti bancari complessivi (verso istituti nazionali e filiali italiane di banche estere) per 546 milioni di cui 335 a breve, a fronte di finanziamenti accordati per 852 milioni, 596 dei quali a breve. Gli sconfinamenti dalle linee di credito aperte, assommavano a 10,8 milioni. Non è l’entità dell’esposizione a impressionare quanto la sua dinamica rispetto alle cifre di fine settembre. In quella data i debiti totali del gruppo erano di 249 milioni, di cui 136 a breve e quasi 113 a medio-lungo, a fronte di "linee" accordate per 380 milioni. Gli sconfinamenti ammontavano a poco più di 1,6 milioni. In appena 31 giorni sono state aperte, quindi, linee per 470 milioni che hanno determinato il raddoppio dei finanziamenti concessi a fine settembre, ma – soprattutto – sarebbero stati utilizzati crediti per quasi 300 milioni, con un aumento del 120% in un mese. Le stesse fonti ipotizzano che le cifre della Centrale dei rischi potrebbero essere inesatte o aver registrato accavallamenti tra operazioni in estinzione e aperture di credito. Da agosto a oggi, il gruppo ha però ottenuto rifinanziamenti su operazioni in scadenza per 75 milioni soltanto con cui ha migliorato la struttura del debito aumentando la parte a medio-lungo e riducendo quella a breve. Altro le fonti non aggiungono, se non che a fine anno il debito dovrebbe essere nettamente inferiore a quello del 2002. Le attività della Cremonini hanno una componente stagionale che vede migliorare la posizione finanziaria nel quarto trimestre, tuttavia le variazioni registrate sono di tale ampiezza da non trovare nella gestione industriale una valida motivazione. Una possibilità è che parte dell’indebitamento, assunto all’estero, sia stato fatto girare su filiali italiane di banche straniere, comparendo nei dati della Centrale. Ma anche questa eventualità non trova conferma. Se si esclude l’ipotesi di un’operazione straordinaria di cui non vi è traccia, un’ultima ipotesi che però è smentita dalle note integrative sui fatti accaduti dopo la chiusura della trimestrale al 30 settembre, è che siano entrate a far parte del perimetro di consolidamento una o più società molto indebitate. Ma, a parte l’acquisizione del 18% della Marr spagnola, non risultano altre operazioni.
      NICOLA BORZI GIUSEPPE ODDO