Cremonini, campagna di Russia

24/06/2004


       
       
       
      Numero 150, pag. 49 del 24/6/2004
      Autore: di Marcello Bussi
       
      Cremonini, campagna di Russia
       
      Per il gruppo, che già oggi esporta il 30% dei prodotti, il mercato russo è sempre più strategico.
      Storia di una crescita da azienda familiare a big del settore quotato in borsa. I ricavi sono a un passo dal mezzo miliardo di euro e nei conti si riaffaccia l’utile. Mucca pazza ed effetto-Parmalat sono ormai alle spalle
       
      Quella del gruppo Cremonini è una storia esemplare di come un’azienda di tipo artigianale, a conduzione familiare e radicata nel territorio, si sia trasformata in un gruppo industriale con forti interessi all’estero, sbarcato in borsa diventare ancora più forte. Molte aziende potrebbero ripetere questo cammino, anche nel settore agro-alimentare, anche in Emilia Romagna. Sarebbe il modo migliore per affrontare le sfide della concorrenza.

      ´La nostra terra è fervida di iniziative che spesso si rattrappiscono nel passaggio generazionale’, dice Vincenzo Cremonini, amministratore delegato del gruppo. ´C’è il terrore nei confronti dell’apertura del capitale, che invece serve a dare all’azienda l’opportunità di svilupparsi e di migliorare anche a livello organizzativo’.

      Il gruppo Cremonini nasce nel 1963, quando Luigi Cremonini, figlio di allevatori di bovini, inizia l’attività nel settore delle carni. Nel 1966 Luigi fonda l’Inalca, industria di macellazione della carne, gettando così le basi per lo sviluppo attuale del gruppo, che si è quotato alla borsa di Milano l’11 dicembre 1998.

      Oggi il gruppo Cremonini conta 5.500 dipendenti, con ricavi totali consolidati di 1,78 miliardi di euro nel 2003, ed è uno dei principali operatori italiani del settore alimentare, impegnato in tre aree di attività: distribuzione al foodservice (con la Marr), produzione (col marchio Montana) e ristorazione (dove è leader assoluto in Italia a bordo dei treni e nelle stazioni ferroviarie).

      I risultati del primo trimestre 2004 vedono una forte crescita del gruppo: i ricavi totali sono aumentati di oltre il 16%, a 427 milioni di euro, mentre il risultato ante imposte è tornato positivo, a 4,4 milioni dalla perdita per 3,4 milioni registrata nel primo trimestre 2003. I ricavi del settore produzione costituiscono più della metà del fatturato totale, con 227,61 milioni (+17,9%).

      Il gruppo Cremonini, nel corso della sua storia, è riuscito a superare indenne la crisi della mucca pazza e quella di fiducia legata allo scoppio dello scandalo Parmalat. ´Per noi la vicenda mucca pazza, dopo il primo trauma, si è trasformata in una grande opportunità’, spiega Vincenzo Cremonini, ´perché noi operavamo già da anni il processo di tracciabilità del prodotto. Per quanto riguarda la qualità, poi, oggi macelliamo oltre 650 mila bovini all’anno, il 95% dei quali viene dalla valle del Po. E le nostre mucche si nutrono di mais genuino. Per quanto riguarda il caso Parmalat, è vero che all’estero si è avuta per circa due mesi dopo lo scoppio dello scandalo una sorta di identificazione tra quel gruppo e l’industria agro-alimentare italiana. Ma ora l’effetto è svanito, perché la credibilità del settore ha una storia troppo lunga e la qualità dei nostri prodotti è tornata a essere indiscussa’. Cremonini, infine, punta sempre di più all’estero. Ormai esporta il 30% dei suoi prodotti e, dice Vincenzo, ´abbiamo investito molto e continueremo a farlo in Russia, che ormai consideriamo un mercato strategico’. (riproduzione riservata)