Cremaschi: «Ora sciopero generale sull’art. 18»

06/02/2002
La Stampa web






retroscena
Roberto Giovannini
(Del 6/2/2002 Sezione: Economia Pag. 9)
Ieri ha scritto il suo intervento in ritiro, chiuso in casa
Polemica sul contratto firmato

Occasione persa per il segretario?
Cremaschi: �Ora sciopero generale sull’art. 18� Ipotesi di mediazione per i contributi dei giovani

ROMA

E all�ultimo minuto, a poche ore da un congresso dalla cui tribuna Sergio Cofferati avrebbe potuto aggiungere alla lunga lista di accuse nei confronti del governo Berlusconi anche il tema del pubblico impiego, arriva il colpo di scena. C�� l�accordo per i pubblici dipendenti. E soprattutto non ci sono pi� n� lo sciopero generale di categoria del 15 n� l�annunciata manifestazione al Circo Massimo a Roma, pericoloso amplificatore mediatico della protesta. Ieri Berlusconi si augurava un disgelo con il sindacato di Corso d�Italia, ma qualche esponente della maggioranza e del governo commentava con meno generosit� la nuova situazione: �Con l�accordo siamo riusciti a tagliare le ali a Cofferati. Ora, non hanno pi� armi�. Il diretto interessato, Cofferati, ieri era �in ritiro�, chiuso in casa a scrivere la sua relazione. Ma parlando ai suoi collaboratori, ironizzava: �Non dovevamo firmare? Siamo impazziti? Siamo un sindacato, abbiamo ottenuto il 95% di quel che chiedevamo. E ora, siamo pi� forti. Non meno forti�. Tanto pi�, si osserva, che l�intesa dimostra che la Cgil non ha pregiudiziali di ordine politico verso il governo di centrodestra. Non tutti sono d�accordo: Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom e storico esponente della sinistra interna, afferma che firmando l’accordo per i contratti pubblici la Cgil �� cascata in una trappola. Ora spetta al congresso decidere lo sciopero generale contro le modifiche all’articolo 18�. Ma la linea del segretario � gi� stabilita: avanti cos�, e soprattutto nessuna iniziativa di mobilitazione che non sia concordata con Pezzotta e Angeletti. Insomma, ha ragione chi pensa che la linea dura paga – e che alla fine il governo ceder� anche su pensioni e licenziamenti – oppure davvero il sindacato non ha pi� armi a disposizione? Difficile dirlo. Molti dei protagonisti sono convinti che per l�Esecutivo questa sia stata solo la prima tappa di una Ritirata di Russia. Altrettanti affermano che la strategia di �contenimento� varata da Gianfranco Fini, mirata a limitare l�esplosivit� della questione dell�articolo 18, stia cominciando a dare frutti. Cosa che al sindacato potrebbero comunque non dispiacere. Ieri i leader di Cgil-Cisl-Uil hanno ribadito il loro no a �scambi�. Su articolo 18 e decontribuzione la richiesta � sempre quella: lo stralcio. Tanto pi�, dice il numero due Uil, Adriano Musi, �che � stato dimostrato che l�unit� e la nostra determinazione alla fine pagano�. Insomma, �adesso dica il governo in che modo intende riaprire il dialogo sulle questioni che abbiamo posto�. �Non dobbiamo far altro che andare avanti – afferma Guglielmo Epifani – finch� il governo non cambia le sue decisioni�. Tuttavia, non � affatto da escludere che anche il sindacato possa concordare una possibile composizione pacifica. Una mediazione, una soluzione intermedia: questo, forse, avr� indicato Fini al segretario generale cislino Pezzotta nel presunto incontro segreto di luned�. Cancellato lo sciopero del pubblico impiego del 15, il sindacato non ha in agenda ulteriori iniziative di lotta: i leader di Cgil-Cisl-Uil faranno il punto a Rimini, ma � chiaro che se il governo vuole tentare l�affondo per una mediazione il momento giusto � questo. Secondo il segretario confederale Cisl Pier Paolo Baretta, �� evidente che nel governo hanno preso coraggio coloro che ritengono che il centrodestra debba avere un rapporto meno conflittuale con la parte pi� debole della societ�. E dunque, il messaggio �: l��anima sociale� dell�Esecutivo vada avanti. Quale potrebbe essere la �mediazione�? Una strada potrebbe consistere in una riduzione del taglio dei contributi previdenziali per i giovani, unita a una ridefinizione della platea dei lavoratori interessati dalle pi� flessibili regole per i licenziamenti. Ad esempio, limitando la riforma dell�articolo 18 ai nuovi assunti nel Mezzogiorno. Oppure, ipotizzando percorsi di salario d�ingresso, sempre al Sud. Per adesso, tutto il sindacato replica con un �no�. Ma si comprende che a certe condizioni (a partire dalla totale scomparsa della decontribuzione) per Cisl e Uil il �no� potrebbe diventare un �s�, persino sull�articolo 18. Una disponibilit� che tuttavia non si spingerebbe fino al punto di arrivare a un accordo separato senza la Cgil sui licenziamenti. Lasciando al sindacato di Cofferati la bandiera dell�intransigente difesa dei diritti dei lavoratori. Ma la vicenda sindacale sar� solo uno dei temi del Congresso Cgil. Ad ascoltare il discorso di Cofferati, al Palacongressi, ci saranno anche D�Alema e Fassino, che solo pochi mesi fa a Pesaro lo sconfissero nella battaglia congressuale. Nonostante l�impegno personale per il �correntone�, il numero uno Cgil non riusc� a pesare sulla contesa: si ironizz� sulla modestia dell��effetto Cgil� e molti dirigenti autorevoli del partito (il pi� polemico fu Luciano Violante) criticarono duramente l�iniziativa di Cofferati. Ora, la Quercia naviga in cattive, cattivissime acque. Fino a giugno, c�� da giurarlo, Cofferati far� soltanto e a tempo pieno il segretario generale della Cgil. Ma se la crisi Ds procedesse a questo ritmo, come far� a sottrarsi all�impegno politico?




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