Creditore Cedi Puglia: «Pagavano a 150 giorni, così ho dovuto chiudere bottega»

14/02/2005

    sabato 12 febbraio 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 18

    L A S T O R I A
    « Pagavano a 150 giorni, così ho dovuto chiudere bottega »

    DONATELLA LOPEZ
    BARI • « Ho dovuto chiudere l’azienda e tornare a fare il dipendente — racconta Giuseppe Muci, imprenditore leccese dell’ortofrutta e creditore di Cedi Puglia —. Sono stato costretto a ipotecare tutte le proprietà e a contrarre un mutuo bancario, per 15 anni, con interessi da capogiro: e da essere in credito con Cedi per 400mila euro, ora sono io a doverne restituire 500mila alle banche » . Il piccolo imprenditore di Leveranno ( Lecce) sta riaprendo in questi giorni la sua azienda di ortofrutta, chiusa nel 2003.

    È tra le più giovani vittime ( 40 anni) della bancarotta di cui sono accusati i vertici di Conad e Cedi Puglia. Muci, sposato con due figli, è stato costretto ad accollarsi una rata da 2mila euro mensili per poter dimenticare nel più breve tempo il raggiro. E per la sua famiglia è costretto a fare gli straordinari. « Solo l’amore per mia moglie e i miei figli mi ha trattenuto dal fare pazzie o qualcosa di illegale. Ora cerco di vendere in modo diretto, ai piccoli commercianti ciò che ho ricominciato a produrre » . Muci racconta le condizioni capestro cui era sottoposto. « L’ingresso nel circuito della grande distribuzione mi è costato 60 milioni di vecchie lire: una specie di tangente legalizzata — prosegue —.
    Poi ho versato le cosiddette premialità trimestrali, calcolate sul volume d’affari che la Cedi procurava ai fornitori. All’inizio si è trattato di corrispondere al gruppo il 3%, alla fine l’ 8% » . « Fino al 2001— prosegue Muci — i pagamenti sono stati regolari. Poi, la Cedi, ha cominciato a pagare a 150 giorni. Un giorno ha convocato i fornitori, singolarmente, per transazioni funzionali ad avviare le pratiche del concordato preventivo e finalizzate a rimandare il pagamento dei crediti pregressi » . E è stato l’inizio della fine per tanti. Pasquale Simone, titolare della Giapronta di Bisceglie ( azienda specializzata in insalate pronte) è stato l’imprenditore che per primo si è rivolto alla Procura: « Credevo nel progetto di espansione di Cedi Puglia, ma si è rivelato il primo atto della truffa » .