Credito d’imposta e contratti, il governo in rotta con i sindacati

12/09/2002

              12 settembre 2002

              Credito d’imposta e contratti, il governo in rotta con i sindacati

              Felice Masocco

              ROMA. Il blocco del credito di imposta per gli investimenti al Sud si sta trasformando in un autogol per il governo che si ritrova in grande imbarazzo a dover fronteggiare la rivolta delle imprese che avevano costruito i propri bilanci e fatto assunzioni anche contando sugli incentivi concessi dai governi precedenti e bloccati senza preavviso da Tremonti il quale ne chiede in parte la restituzione. Ministri e sottosegretari (l’ultimo Gianni Alemanno) promettoni e ripromettono che il credito verrà rifinanziato: non spiegano però come, non si da infatti dove trovare le risorse per questa partita, ma anche per gli ammortizzatori sociali, per la riduzione delle tasse solo per citare alcuni degli «impegni» presi nel Patto per l’Italia. Non a caso ieri sono scese in campo anche Cisl e Uil, firmatarie dell’intesa che ha aperto la via ai licenziamenti facili e che alla voce Mezzogiorno non è che destinasse molto, ma quantomeno non prevedeva che sarebbero stati bloccati gli incentivi già esistenti.

              Una lettera all’indirizzo del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta è stata scritta dai leader di Cisl e Uil Pezzotta e Angeletti. Un’iniziativa analoga è stata presa dal presidente degli industriali Antonio D’Amato. Si chiede la «convocazione urgente» del tavolo sul Sud previsto nel Patto.

              «Siamo alla vigilia della presentazione della Finanziaria, è necessario che il flusso di spesa per il Sud ci sia», dichiara il segretario confederale della Uil Paolo Pirani. Il collega della Cisl Giorgio Santini invoca «coerenza nei comportamenti».

              La Cgil il Patto non lo ha firmato «con quell’intesa si torna indietro – è la denuncia del segretario confederale Paolo Nerozzi – si drenano le risorse del Sud per utilizzarle al Nord. il prestito d’onore ed il credito di imposta non sono finanziati ed i segnali di disoccupazione sono gravi. I patti territoriali non vengono applicati…». Una politica antimeridionalista, insomma. Un modo per reperire le risorse per rifinanziare il credito di imposta in realtà ci sarebbe: ad indicarlo in un disegno di legge di prossima presentazione è il deputato Ds Alfiero Grandi: «Si blocchi l’abolizione della tassa di succession4e per i grandi patrimoni – afferma – e si ricaveranno non meno di 6-700 miliardi di euro». «Il governo – aggiunge Grandi – prenda atto del disastro che ha combinato e modifichi la legge che blocca gli incentivi».

              Scintille vengono anche da un altro fronte, quello dei contratti del pubblico impiego. Ieri il segretario confederale della Cgil Giampaolo Patta ha annunciato che chiederà alle altre organizzazioni sindacali di concordare le «necessarie iniziative di lotta per sbloccare la situazione». Patta giudica «gravi» le dichiarazioni del ministro Franco Frattini, secondo il quale sul tasso d’inflazione programmato per il 2003 (1,4%) non ci sono margini di trattativa: i lavoratori perderebbero nel biennio 2002/2003 redditi per 2 miliardi 220 milioni di euro. Frena la Cisl, che «teme l’escaletion del botta e risposta polemico dal quale il negoziato può essere compromesso», afferma Rino Tarelli. La Uil farà il punto la prossima settimana: «Si registrano nove mesi di ritardi e non per colpa nostra – afferma Antonio Foccillo-. Ad oggi l’unica direttiva emanata dal governo è quella per gli statali e gli altri negoziati ancora non partono».