Crack Parmalat, per i giudici fu Tanzi a ideare il sistema di falsi

16/07/2010

Fu l’ex patron di Parmalat Calisto Tanzi ad ideare il sistema di falsi che permetteva la sopravvivenza del gruppo di Collecchio, poi crollato alla fine del 2003 sotto il peso di un buco da oltre 14 miliardi di euro. È quanto scrivono i giudici della Corte d’Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui a maggio lo hanno condannato a dieci anni di reclusione, confermando in questo modo la pena inflittagli in primo grado, nel processo per aggiotaggio e ostacolo agli organi di vigilanza (la Consob) nell’ambito del crack dell’azienda alimentare Parmalat. «Non può disconoscersi come Tanzi sia stato l’ideatore di tutto il sistema di falsi», scrivono i magistrati. «È stato lui, in modo diretto o in modo mediato, attraverso terzi, a sottoporre ai revisori i dati di bilancio non veritieri, e lo ha fatto con la consapevolezza che il momento della “revisione” e della “certificazione” dei bilanci era fondamentale per la permanenza del sistema di falsità ideato per la sopravvivenza del gruppo».
Il26 maggio scorso i giudici, rivedendo la sentenza di primo grado in cui tutti gli altri imputati erano stati assolti, avevano inoltre condannato a tre anni di carcere Luciano Silingardi, ex membro del consiglio di amministrazione di Parmalat, e a due anni e sei mesi Giovanni Bonici, ex manager del gruppo. In appello è stata inoltre Confermata l’assoluzione per i tre ex funzionari di Bank of America Luca Sala, Antonio Luzi e Luis Moncada. Tanzi, Bonici e Silingardi sono stati condannati anche a pagare una provvisionale di circa cento milioni di euro agli oltre 32 mila risparmiatori che si sono costituiti parte civile. Un risarcimento definito nelle motivazioni dei giudici d’appello «doveroso» come «ristoro per soggetti che hanno perso migliaia di euro per il default», che non possono aspettare il tempo «che trascorrerà prima di un’esatta quantificazione del danno in sede civile».