Crac da 140 milioni in una società, sette arresti al vertice della Conad

11/02/2005

    venerdì, 11 febbraio 2005

    Bari, l’amministratore delegato e alcuni manager del gruppo sono accusati di aver «svuotato» un’impresa di distribuzione di merci
    Crac da 140 milioni in una società, sette arresti al vertice della Conad
    I pm: spinta sul lastrico una azienda con 1600 dipendenti. Due anni di indagini della Guardia di finanza per bancarotta fraudolenta

      DAL NOSTRO INVIATO
      BARI – «Sale and lease back» vuol dire più o meno «vendi e affitta» ed è l’operazione che ha permesso al Gico (Gruppo investigativo criminalità organizzata) della Guardia di finanza di decifrare, dopo due anni di indagini, tutte le altre ardite operazioni alla base del crac da 140 milioni di euro del consorzio Conad, gigante della distribuzione commerciale. E’ stato infatti attraverso un’operazione «vendi e affitta» da 15,5 milioni di euro che la Finanza e i magistrati baresi hanno ricostruito il crac, arrestando sette persone con l’accusa di bancarotta fraudolenta e preferenziale.

      Per capire cos’è accaduto con il «vendi e affitta» bisogna fare un passo indietro, quando c’era una società leader nella distribuzione commerciale nel Sud, la «Ce.Di.Puglia», con un fatturato di circa mille miliardi annui e 1600 dipendenti. Quattro anni fa, la Ce.Di. comincia ad accusare difficoltà finanziarie. Le merci che vende non le vengono regolarmente pagate, per la semplice ragione – dice l’accusa – che gli acquirenti di quelle merci sono supermercati «di fatto riconducibili ai soci-amministratori della stessa Ce.Di.», a cominciare dal presidente, Michele Di Bitetto, che è stato arrestato. Con lui, sono finiti in carcere il consulente del lavoro Gabriele Cozzoli, il commercialista Pasquale Giangaspero e l’avvocato Pasquale Ronco, tutti membri del consiglio d’amministrazione Ce.Di.

      I quattro, sostengono gli investigatori, agivano come «un pool», gestendo contemporaneamente la contabilità e l’amministrazione dei supermercati a loro riconducibili (debitori) e di Ce.Di. (creditore). In questo modo, Ce.Di. avrebbe creato un «credito apparente» e ormai irrecuperabile di 70 milioni di euro, dietro il quale si nasconderebbe l’operazione fraudolenta. Tanto è vero, dice l’accusa, che i quattro, subito dopo, si lanciano nell’acquisizione di supermercati per 42 miliardi di lire, garantiti da una fidejussione bancaria prestata dalla stessa Ce.Di. Un’operazione che secondo i magistrati «è un’occasione per incrementare il patrimonio degli indagati».

      Tuttavia Ce.Di. costituisce uno snodo fondamentale nel «sistema Conad». Ed ecco allora che esponenti Conad entrano nel cda Ce.Di. e propongono un piano di risanamento basato sul «sale and lease back». Piano che non verrà attuato, mentre Ce.Di., siamo nel 2002, verrà dichiarata fallita.

      Ma intanto il «vendi e affitta» è scattato: Ce.Di. prende tre supermercati della controllata Cedis e li vende a Leasinvest di Bologna (controllata Conad) per 15, 5 milioni di euro; Leasinvest dà gestione e leasing dei supermercati a Cedis; Cedis gira i soldi ottenuti a Ce.Di.; e Ce.Di. li gira a sua volta «in preferenziale» a Conad e a quei creditori «indicati e selezionati» da Conad. Tutto questo, nonostante le raccomandazioni del collegio sindacale. Ecco dunque che l’inchiesta si allarga, fino agli arresti (domiciliari) dell’amministratore delegato Conad, Camillo Deberardinis, del dirigente Mauro Bosio e dell’imprenditore Onofrio Petruzzi. Ma la responsabilità della bancarotta preferenziale – sostiene l’accusa – «va attribuita anche al presidente del consiglio di amministrazione Conad, Mario Mezzanotte, e al dirigente Franco Mambelli». Perché, in sostanza, Conad «predisponeva tutta una serie di pagamenti in favore di se stessa e di operatori economici specificamente individuati» mentre la Ce.Di. era decotta e nonostante Conad lo sapesse.

      Sono state soprattutto le intercettazioni telefoniche a chiarire «l’utilizzo spregiudicato degli schemi societari» a danno soprattutto dei 1.600 lavoratori di Ce.Di. che dovevano essere i creditori privilegiati «con titolo di preferenza assoluta». E invece, nei supermercati controllati Ce.Di., quando la merce non pagata veniva rivenduta a prezzi più bassi e la cassa si riempiva, i soldi venivano fatti sparire ogni due ore. Tanto che una volta Cozzoli dice a Gaingaspero: «Devo lasciarti i soldi… Ci ho il pacco dei soldi! Chi cazzo li porta, non è che posso portarli avanti e dietro».

      Carlo Vulpio