Covip, rischi da tfr nei fondi

28/05/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
125, pag. 3 del 28/5/2003
di Teresa Pittelli


Il monito lanciato da Lucio Francario, che ha presentato la relazione 2002.
Covip, rischi da tfr nei fondi

Maroni: la riforma non compete alla commissione

Scontro Maroni-Covip sul destino del trattamento di fine rapporto. Secondo il presidente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione, Lucio Francario, che ieri a Roma ha presentato la relazione per il 2002, ´la devoluzione obbligatoria del trattamento di fine rapporto ai fondi, prevista dalla delega sulla previdenza, è inopportuna e rischiosa’. Ma il ministro del welfare, Roberto Maroni, si è detto ´stupito’ della valutazione, perché ´la riforma non compete alla Covip’. La relazione della Covip segnala una crescita della previdenza complementare che, nonostante la crisi dei mercati, nel 2002 ha registrato un aumento del 6,8% degli iscritti, e un attivo di 4,5 miliardi di euro, con un incremento che nel corso dell’anno ha superato il 40%. E dal sottosegretario al welfare, Alberto Brambilla, è arrivata una rassicurazione in merito alle voci su un declassamento ad agenzia o sulla soppressione della Covip: ´La commissione non solo ci vuole ma va anche rafforzata, perché serve un’authority di vigilanza’, ha detto Brambilla, secondo il quale ´vanno anche rafforzati i rapporti tra Covip e Isvap’.

- La querelle sul tfr. Insistere sull’obbligatorietà del conferimento del tfr alla previdenza complementare è ´inopportuno e problematico sotto il profilo giuridico’, per Francario, secondo il quale un ´la previdenza complementare dovrebbe essere un luogo di scelta consapevole per il cittadino, anche perché ancora non sono presenti le condizioni di mercato idonee a preservare i lavoratori da rischi impropri’, cioè quelli di mercato. Mentre basta pensare che il tfr nel 2002 ha avuto una rivalutazione del 3,4%, mentre se il conferimento del tfr alla previdenza complementare fosse già stato obbligatorio sarebbe risultato molto difficile giustificare agli occhi degli aderenti obbligati risultati di gestione assolutamente insoddisfacenti’. E Francario ha anche una proposta alternativa, ´un programma di emissioni di titoli indicizzati all’inflazione sull’esempio dell’esperienza del ministero del tesoro francese’.

Schierati con la Covip i sindacati. Luigi Angeletti, a margine del congresso della Confederazione europea dei sindacati in corso a Praga, ha sottolineato che ´la cosa più intelligente è il silenzio-assenso, con la possibilità per il lavoratore di non versare la propria liquidazione nei fondi’. Ma non è solo il fronte sindacale a pensarla così. ´Credo che sia più opportuno passare per la volontarietà o il silenzio-assenso’, ha detto Giampaolo Galli, direttore generale dell’Ania, e già chief-economist di Confindustria.

- I fondi pensione. A fine 2002 gli iscritti erano 1.358.786, il 6,8% in più’ rispetto all’anno precedente. La crescita, però, risulta in frenata rispetto al 2001 (+15,56%) e lontana dagli obiettivi di sviluppo della previdenza integrativa: su 7.010.225 lavoratori dipendenti, infatti, solo il 15,4% (972.476) ha aderito a un fondo pensione di nuova istituzione. Complessivamente l’intero settore dei fondi, compresi quelli preesistenti al ’96, si attesta a 2.039.577 iscritti, e le risorse ammontano a 33,926 miliardi. ´Il 2002 può essere considerato un anno di consolidamento in attesa che si concretizzano le premesse per un più deciso sviluppo’, ha detto Francario. Secondo la Covip, le polizze di assicurazione sulla vita con contenuto previdenziale superano ormai i fondi aperti, in termini di contratti stipulati (sono 390 mila a partire dal 2001, anno di avvio). Restano elevati, però, i costi delle polizze pensionistiche, che variano su base annua in media tra il 9 e l’1,8% del patrimonio.

- La trattativa sulla delega. Incerti i tempi dell’incontro tra Maroni, il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, e il premier, Silvio Berlusconi, nonostante pesi sul governo un ultimatum dei sindacati, che minacciano lo sciopero generale se entro l’8 giugno il governo non deciderà la sua linea sulla riforma. Tra le norme contestate, oltre a quella sul tfr, anche la decontribuzione sui neoassunti, e la parità tra fondi pensione chiusi e aperti.