Covip: l’unificazione sarebbe irrazionale

30/01/2004



      Venerdí 30 Gennaio 2004


      Covip: l’unificazione sarebbe irrazionale


      ROMA – No a un’ipotesi di riforma radicale per le authority di tutela del risparmio. L’osservazione viene dal presidente della Covip, Lucio Francario, che durante la sua audizione parlamentare sul risparmio si è schierato per «interventi di rafforzamento della cooperazione e di potenziamento delle attribuzioni delle diverse Autorità». Questi, a suo parere, appaiono, allo stato attuale, «preferibili rispetto a ipotesi di più radicale riforma». Una riforma a tutto campo sarebbe infatti, secondo Francario, «tanto più delicata, in un momento in cui i noti provvedimenti legislativi di riordino del settore previdenziale sembrano porre ulteriore enfasi sullo sviluppo della previdenza complementare e sul ruolo dei fondi pensione». Qualunque processo riorganizzativo che implichi un riaccorpamento di funzioni e attività – ha spiegato – sconta infatti «oneri non irrilevanti nella fase di avvio, essendo suscettibile di creare, almeno nel breve periodo, alcune discontinuità e conseguenti vischiosità rispetto alla precedente operatività». Francario ha battuto a lungo sul tasto della specificità della funzione di supervisione esercitata da Covip. E ha spiegato che un eventuale accorpamento della Covip con la nuova autorità per il risparmio sarebbe incoerente con la logica della vigilanza per finalità: «Se il riassetto delle Authority avvenisse secondo la logica del Testo Unico della Finanza, che è quella di separare il controllo di stabilità da quello di trasparenza – ha affermato – allora ci sarebbe un’asimmetria a eliminare la Covip e l’accorpamento sarebbe illogico e irrazionale». Nell’audizione, Francario ha spiegato anche che per quanto riguarda i dipendenti di Parmalat e Cirio, che aderiscono al fondo Alifond, non si è verificato nessuno specifico pregiudizio delle proprie posizioni previdenziali: il portafoglio di Alifond è infatti composto da oltre 350 titoli e da esso sono del tutto assenti i titoli delle due imprese in crisi. Inoltre, Parmalat risulta tuttora in regola con il versamento dei fondi pensione dovuti ai propri dipendenti. Qanto all’intero comparto dei fondi pensione, su un totale di 166 fondi, sui quali è stata condotta la rilevazione Covip, sono otto i fondi che nel biennio 2002-2003 hanno investito anche solo temporaneamente in obbligazioni emesse dal gruppo Parmalat. Alla fine del 2003 l’ammontare complessivo di queste obbligazioni nel patrimonio dei fondi ammontava a 14 milioni di euro e questi investimenti incidevano sul patrimonio di singoli fondi pensione per non più dello 0,7 per cento. «L’operatività segnalata dai fondi pensione in corporate bonds relativi ad altre società in dissesto è limitata a casi isolati e ad ammontari trscurabili». Nel complesso, il 2003 ha visto un rendimento medio dei fondi negoziali pari al 5%, nettamente più elevato della rivalutazione del Tfr (3,2%).

      R.BOC.