“CostoLavoro” Signori imprenditori, cento euro vi sembran troppi?

03/04/2006
    domenica 2 aprile 2006

    Pagina 15 – Economia & lavoro

    GLI ALTRI

    Per i lavoratori dipendenti gli aumenti salariali arrivano solo dopo lunghe vertenze e sempre con mesi di ritardo sulla scadenza dei contratti

      Signori imprenditori, cento euro vi sembran troppi?

        Confrontate con quelle dei supermanager sono cifre che sembrano appartenere ad un altro mondo. Un mondo dove gli zeri al massimo sono soltanto due. E cifre pure sudatissime, strappate a colpi di ore e ore di sciopero, di buste paga decurtate per mesi, e di trattative tanto lunghe quanto estenuanti.

          Parliamo degli �adeguamenti retributivi� dei lavoratori dipendenti italiani. Qui non scattano n� benefit, n� stock option. Anzi, si va al rallentatore.

            Gli aumenti salariali infatti arrivano sempre molto tempo dopo la scadenza contrattuale, quando gi� l’inflazione si � mangiata parte dei futuri incrementi salariali.

              E cos� le retribuzioni dei lavoratori che hanno rinnovato il contratto si allineano a malapena al tasso di inflazione reale. E il lasso di tempo che intercorre tra la scadenza contrattuale e l’effettivo rinnovo contribuisce pesantemente alla perdita del potere d’acquisto dei salari.

                Ai lavoratori metalmeccanici, ad esempio, sono occorse 62 ore di sciopero e pi� di un anno di trattative per strappare 100 euro di aumento mensili per il rinnovo del secondo biennio economico. E non sono nemmeno finiti tutti subito in busta paga. 60 euro sono stati dati il 1� gennaio di quest’anno, 25 euro arriveranno con il 1� ottobre, e per chiudere la partita bisogner� attendere il 1� marzo del 2007 per portare a casa gli ultimi 25 euro.

                  In cambio per� Cipputi ha dovuto allungare la durata del suo contratto di sei mesi e sentirsi dire per mesi che le sue richieste di aumento salariale avrebbero messo in crisi l’economia dell’intero Paese .

                    Dopo quello dei metalmeccanci che si � chiuso il 19 gennaio scorso, in queste ultime settimane sono stati raggiunti altri accordi importanti come quello per l’edilizia (80 euro di aumento), che interessava un milione e 200mila lavoratori, e quello dell’energia e petrolio (111 euro di aumento), che conta 35mila addetti.

                      Ma secondo i dati forniti dall’Istat, sono oltre 5,8 milioni i lavoratori dipendenti che sono ancora in attesa di rinnovo del contratto. E in media, sempre secondo i dati forniti dal nostro Istituto di statistica, a febbraio i lavoratori con un contratto ancora aperto avevano aspettato almeno 6-7 mesi.

                        Tra le categorie pi� importanti dell’industria vi sono ad esempio i 700mila lavoratori tessili che chiedono aumenti medi di 78 euro, i 220mila addetti del comparto chimico che lottano per un aumento medio di 100 euro, i 130mila del settore gomma-plastica, la cui richiesta salariale � di un aumento di 85 euro.

                          Aumenti che non ti cambiano la vita, ma che ti aiutano: ad arrivare un po’ meglio alla fine del mese, a cominciare a rimborsare qualche prestito, a realizzare una piccola spesa da tempo programmata.