Costo del lavoro sul tavolo del vertice Cdl

12/04/2005
    martedì 12 aprile 2005

      sezione: IN PRIMO PIANO – pagina 3

        La Lega lo indicherà tra i « tre o quattro » punti per l’economia Consensi alla proposta Micossi per ridurre l’Irap

        Costo del lavoro sul tavolo del vertice Cdl

        LINA PALMERINI

          ROMA • È una delle « tre o quattro cose » che la Lega illustrerà al vertice di maggioranza di giovedì. L’intervento sul costo del lavoro — su cui il ministro del Welfare Roberto Maroni ha avviato un tavolo con le parti sociali — entrerà, così, ufficialmente nella verifica politica della Casa delle libertà. Maroni è il primo sponsor di una riduzione dell’Irap e del cuneo fiscale su cui dirottare le risorse destinate al terzo modulo della riforma fiscale.

          Accanto a lui, che punta a una riduzione di « almeno tre punti del costo del lavoro » , è schierata An— con il ministro Alemanno in prima linea — e i centristi: insieme potrebbero chiedere al premier una correzione di rotta sul taglio delle tasse.

          In alternativa alle elezioni anticipate, a volere pochi ma mirati interventi — oltre al presidente della Confindustria — sono anche i sindacati. Il leader della Cisl, Savino Pezzotta ne indica tre: il Mezzogiorno, la competitività del sistema industriale — inclusa una riduzione del costo del lavoro a beneficio di imprese e lavoratori —, difesa del reddito. Tre priorità su cui la Cisl chiede un’azione bipartisan. E trova consensi la proposta del direttore generale di Assonime, Stefano Micossi, di eliminare il prelievo Irap sulle retribuzioni coprendolo in parte attraverso l’aumento dell’Iva e in parte attraverso un’addizionale regionale sull’Ire destinata al finanziamento della sanità.

          Il minor prelievo sulle retribuzioni — sostiene Micossi — può essere versato in busta ai dipendenti diventando al tempo stesso un costo deducibile per le imprese.

          Ma dal sindacato arrivano anche promesse di sciopero generale. Il rinnovo del contratto del pubblico impiego è ancora una delle questioni messe in stand by dal Governo prima delle elezioni. Ora, dopo la batosta delle urne — che da alcuni viene addebitata anche al mancato contratto per gli statali— il Governo dovrà dare risposte ai sindacati già sul piede di guerra.

          Oggi — infatti — i leader di Cgil, Cisl e Uil si incontreranno per dare una svolta alla vertenza: sul tavolo c’è la mobilitazione generale. Già perché il mancato rinnovo dei contratti — ora che è passato quasi un anno e mezzo dalla loro scadenza — non pone più solo un problema « economico » per i lavoratori. Ma anche « politico » per il sindacato — fa notare il leader della Cisl — perché senza una trattativa « si mortifica il ruolo del sindacato » .

          Il sindacato parla di un rischio di « blocco dell’intera stagione contrattuale » : dagli statali ai metalmeccanici. « L’atteggiamento del Governo e di Confindustria — dicono nelle tre confederazioni — prelude a un blocco dei rinnovi e degli aumenti contrattuali » . Per quel che riguarda i dipendenti pubblici il Governo ha già offerto incrementi salariali mensili medi di 95 euro. E ha anche promesso « qualche euro in più » a fronte di una riforma della contrattazione per allungare la scadenza degli accordi e di un aumento della produttività. Il ministro della Funzione pubblica Baccini ha poi promesso un nuovo incontro ma si resta appesi alla data di giovedì prima di vedere una schiarita. Intanto venerdì tocca alle tute blu: uno sciopero di quattro ore sulla crisi dell’industria.