Costo del lavoro: Si parte dal «cuneo fiscale»

06/04/2005
    mercoledì 6 marzo 2005

      sezione: IN PRIMO PIANO – pagina 5

        Oggi il via al tavolo sul costo del lavoro del Governo con le parti
        Si parte dal «cuneo fiscale»

          LINA PALMERINI

            ROMA • Il tavolo sul costo del lavoro che si avvia oggi potrebbe aprire la strada alla ricetta alternativa al taglio delle tasse voluta dal premier. Non solo perché il voto regionale non ha premiato l’ultimo sconto fiscale da 6 miliardi di euro voluto da Silvio Berlusconi ma anche perchè in agenda c’è un tema ineludibile. Si chiama Irap: la sua riduzione è una vecchia promessa non mantenuta del premier, la sua sorte è appesa ormai al filo della Corte di Giustizia europea.

            Se non per scelta, quindi, il tema si dovrà affrontare per necessità.
            « È anche vero che c’è un orientamento diffuso nella maggioranza a intervenire. Togliere il fattore l a v o r o dall’Irap agendo sul cuneo fiscale e contributivo è quello a cui si sta pensando » , spiega il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi.

            Oggi Roberto Maroni aprirà il confronto con le parti sociali inaugurando la discussione su un tema politico che sarà centrale anche nella resa dei conti dentro la Casa delle libertà. I fisco scettici della coalizione di maggioranza crescono: la gran parte di An, l’Udc e ora anche la Lega ritengono più popolare affrontare il tema del costo del lavoro piuttosto che andare avanti con il terzo modulo della riforma fiscale. Per primo l’ha intuito Roberto Maroni che, convocando il tavolo di oggi, ha spiazzato anche il centro sinistra che vuole lanciare la riduzione del costo del lavoro come alternativa al taglio delle tasse berlusconiano.

            L’interrogativo nella Casa delle libertà sarà, quindi, anche questo: è conveniente lasciare la campagna elettorale sul costo del lavoro solo al centro sinistra? E soprattutto, tra gli elettori che la maggioranza deve riconquistare c’è il lavoro dipendente e l’impresa? Finora la scelta era stata quella di premiare il ceto medio attraverso il taglio delle aliquote ma un’operazione sul costo del lavoro è " tagliata" proprio sulle buste paga dei dipendenti e, contemporaneamente, sui costi dell’impresa che vive una congiuntura difficile.

            L’idea, peraltro, non è nuova. Il Governo ci provò subito, con la riforma delle pensioni, a proporre la decontribuzione. Il progetto fallì ma questa volta si vogliono tirare fuori vecchie e nuove idee. Per esempio, l’eliminazione degli oneri impropri — strada sponsorizzata dal sindacato che ha calcolato un possibile alleggerimento del 3% — ma anche una riduzione dell’aliquota Inail per le imprese che fanno prevenzione infortuni, l’armonizzazione delle aliquote contributive e, naturalmente, parte di quei 12 miliardi da dedicare alla riforma fiscale.

            «L’armonizzazione delle aliquote è un’operazione difficile in campagna elettorale » , dice Sacconi sapendo che per alcune categorie ( gli indipendenti) si tratta di aumentare i costi. Poi, il sindacato vuole il recupero del fiscal drag e le imprese premono sull’Irap.
            D’accordo entrambi, invece, su benefici fiscali a favore del salario contrattato in azienda.

            Il sindacato resta scettico ma, finora, questa è l’unica iniziativa che non li penalizza.

            Quello che sembrava un annuncio pre elettorale oggi prenderà una forma. Anche se non ancora una sostanza. Troppe sono le incognite che pesano su questo confronto. In primo luogo, il redde rationem politico dentro la maggioranza che si tradurrà anche in ricette economiche: taglio delle tasse sì o no? Ma, più d’ogni cosa, pesano i conti pubblici. L’allarme dell’Ue sul deficit italiano diventa determinante nella stesura del prossimo Documento di programmazione economica.

              E proprio a quella data guarda Maroni aprendo oggi il tavolo: fare, prima, un accordo con le parti sociali darebbe man forte alla sua ricetta di agire più sul versante del costo del lavoro.
              Il compito più difficile, in ogni caso, sarà del ministro dell’Economia: per la prossima campagna elettorale servono — comunque — risorse.