Costo del lavoro, il record dell’Italia

26/09/2002



            26 settembre 2002

            Costo del lavoro, il record dell’Italia


            ROMA – Italia prima nella classifica di Eurostat che misura il costo del lavoro. Nel secondo trimestre, il nostro Paese ha registrato l’incremento più alto (+4,4% contro il 3,5% del primo trimestre) della zona euro e dell’Ue, dove invece l’aumento sullo stesso periodo del 2001 è stato pari al 3,7 per cento. Chi si è distinto per la crescita minore del prezzo del lavoro sono Germania e Spagna: entrambe si sono limitate a un +2,4 per cento. Nella suddivisione per settori, l’industria ha registrato un aumento del costo del lavoro inferiore rispetto a quello medio generale: è cresciuto del 3,1% in Eurolandia e del 3,2% nell’Unione europea. In questo ambito il maggiore incremento si è avuto in Danimarca (+4%), mentre a chiudere la classifica restano sempre la Germania, con un +2%, e la Spagna con un +2,6 per cento. L’Italia si trova a metà elenco con un aumento del 3 per cento. Quali le cause di questo balzo in avanti del costo del lavoro? Secondo Eurostat i primi colpevoli sono stati i salari, che hanno fatto registrare il livello massimo in Francia (+4,7%), subito seguita dall’Italia (+4,5%). Il minor incremento è quello spagnolo, pari a +1,8 per cento. In generale, mentre nei 15 Paesi dell’Unione l’aumento del costo del lavoro nel secondo trimestre del 2002 è rimasto identico a quello registrato nel primo trimestre (era +3,7% ed è rimasto tale), nella zona euro il confronto tra il primo e il secondo trimestre vede quest’ultimo in rallentamento: il prezzo pagato per le retribuzioni è infatti aumentato del 3,7% contro il +4% del primo trimestre.